

Atene, primo giorno delle Olimpiadi 2004. Lo sport torna a casa, lì dove è nato. E tocca subito al ciclismo: tra Licabetto e Partenone ci si gioca un oro olimpico tanto atteso, anche dalla squadra italiana. È una splendida giornata di sole, un cielo azzurro che rende ancora più bello il Partenone con i suoi templi che raccontano la storia del mondo.
Paolo Bettini quel giorno parte tra i favoriti e con la piccola ferita aperta del mondiale 2001 a Lisbona, gara gestita malissimo dai colori azzurri. Paolo vuole quella vittoria perché un oro olimpico è sempre qualcosa di magico nella carriera di uno sportivo.
Tra le strade della capitale greca, il gioco di squadra è perfetto, coadiuvato in modo ottimale dall’indimenticabile Franco Ballerini. L’Italia è sempre davanti, controlla ogni movimento della corsa. Non è un percorso facile quello di Atene, un percorso con salite, discese e poca pianura. E quando mancano venti chilometri al traguardo, nel Colle del Licabetto, Paolo Bettini attacca. La salita è al 6%, pendenza importante dopo quasi 200km. In sei lo seguono, ma per poco. Bettini aumenta il ritmo, capisce che di fronte a lui può esserci quella gloria olimpica per cui tanto ha sacrificato: è gli avversari si staccano, con lui rimane solo il portoghese Paulinho.
Ed eccoci all’ultimo giro con i due davanti. Ancora il Licabetto, poi il tempio di Zeus Olimpico e il Colle del Partenone in questa corsa nella storia, infine Monastiraki prima dell’ultimo chilometro verso la vivace piazza Omonia. I due battistrada rallentano mentre Axel Merckx cerca un avvicinamento. La volata viene lanciata da Paulinho, ma Bettini lo supera, lo stacca e vince la volata per distacco. Paolo Bettini ha vinto, ha dominato, è il nuovo campione olimpico.
Rimane il tempo per la premiazione: la medaglia d’oro e la corona d’ulivo, simbolo della Grecia classica. E poi la bandiera italiana e l’inno di Mameli che risuona nel tardo pomeriggio greco. E Paolo Bettini si commuove, le sue lacrime di gioia e di emozione mostrano tutto l’orgoglio e la felicità del campione di Cecina. “Io mi prendo questa gioia e dico che nella storia dello sport italiano, oggi, c’è anche il mio nome”.
Il tuo nome c’è Paolo e rimarrà per sempre. Perché in quel sabato pomeriggio ateniese hai scritto un‘indimenticabile pagina di sport.