

Aveva iniziato a giocare a tennis fin da piccola accompagnata dal padre nella sua Mannheim, in Germania, dove era nata nel 1969. Poi a soli 13 anni era diventata campionessa europea Under 18 facendo capire il suo clamoroso talento. Nel 1987 al Roland Garros era arrivato il primo Slam e il numero 1 in classifica. Era iniziata così la storia di una delle più grandi atlete della storia dello sport: Stefanie Maria Graf, per tutti Steffi Graf.
Il 1988 è l’anno dei Giochi di Seul, è l‘anno che avvicina il mondo a quel 1989 che, proprio in Germania, cambierà il corso della storia con la caduta del muro. E’ l’anno in cui esplode Alberto Tomba e l’anno del gol clamoroso di Marco Van Basten; è l’anno dei Duran Duran e di Phil Collins.
Ma quel 1988 è anche l’anno in cui Steffi Graf riscrive la storia del tennis, per sempre, realizzando qualcosa di unico e irripetibile.
Il primo slam dell’anno è l’Australian Open. E’ un dominio assoluto: Steffi non perde neppure un set, perde solo 29 games in tutto il torneo. In finale c’è una delle grandi rivali della tedesca, Chris Evert. Ma non c’è partita: finisce 6-1 7-6 e Steffi Graf porta a casa il primo titolo, il primo passo verso la storia.
Qualche mese dopo è tempo del Roland Garros: qui Steffi Graf gioca il suo miglior tennis con il suo dritto devastante che la porta a dominare ogni avversaria. Steffi non perde neppure un set e concede alle avversarie solo 20 games (9 dei quali con la Sabatini in semifinale). La finale passerà alla storia perché la Zvereva viene umiliata con un emblematico e storico 6-0 6-0 in 32 minuti: piangerà la sovietica a fine partita per la clamorosa sconfitta ricevuta.
E’ tempo di Wimbledon, il torneo più difficile per la Graf. L’erba inglese vede in quegli anni il dominio di Martina Navratilova, altro fenomeno di questo sport. Steffi arriva alla finale perdendo solo 17 games, qualcosa di irreale. In finale però c’è la Navratilova, la favorita, che vince il primo set. Poi esce la potenza della Graf che chiude la storia della Navratilova: finisce 5-7 6-2 6-1. Steffi è a un passo dalla storia.
Gli US Open sono l’ultimo torneo per raggiungere quella gloria raggiunta finora solo da Don Budge, Maureen Connell, Rod Laver e Margaret Smith Court. Ed anche qui il percorso della tedesca è impressionante. Arriva alla semifinale con solo 13 games persi e l’avversaria si chiama Chris Evert. Purtroppo la Evert è costretta al ritiro e per la Graf è finale, per la storia. Contro c’è la bellissima argentina Gabriela Sabatini che gioca una partita quasi perfetta. Steffi vince il primo, Gabriella il secondo. Si potrebbe pensare a un crollo emotivo della tedesca di fronte al grande traguardo, ma non è così: il terzo set è un’apoteosi di Steffi Graf. Finisce 6-3 3-6 6-1. E’ storia, è mito sportivo.
Ma quel 1988 è anche l’anno Olimpico. E la Graf ha l’opportunità di vincere anche quell’oro: nessuno ha mai fatto grande slam e oro olimpico. E’ l’Olimpiade in cui Whitney Houston canta “One Moment in Time” e Steffi quel momento olimpico lo vuole trasformare in leggenda sportiva. Arriva in finale e l’avversario è ancora Gabriela Sabatini: e ancora una volta vince Steffi Graf 6-3 6-3. Ora Steffi diventa l’unica al mondo ad aver completato qualcosa di più del Grande Slam che diventa Golden Grande Slam.
Si chiude così la stagione clamorosa del fenomeno di Mannheim: una campionessa timida, silenziosa, riservata ma che in campo diventa una forza della natura. Non si parla mai di Steffi fuori dal campo: c’è la sua vita di cui si conosce quasi niente e c’è il tennis dove Steffi è imbattibile. Forse è anche questo il segreto dei trionfi di questa donna.
Steffi Graf continuerà a vincere anche negli anni successivi: vincerà 22 slam prima di ritirarsi, improvvisamente, nel 1999 e prima che anche la sua privata diventi nota con il matrimonio con Andre Agassi. Ma quel 1988 rimarrà per sempre il suo anno magico, l’anno del Golden Grande Slam, l’anno della leggenda sportiva di Steffi Graf
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Un mito.❤️