

DI DAVIDE LUGLI
Quante volte avete sentite dire di un bambino che è un po’ troppo gracile e lo sport lo potrebbe aiutare? Succede spesso, ormai è quasi un modo di dire. Tante volte si intraprende un percorso sportivo quasi per gioco, diletto o, appunto, per migliorare una condizione fisica. Gli sport per eccellenza li conosciamo tutti ed è inutile girarci intorno, sono quelli più popolari e che hanno una notevole visibilità mediatica. Invece accade che a Brescia, a metà degli anni ’60, uno di questi bambini decida di iscriversi nella locale scuola di Judo solo, appunto, per correggere la sua gracilità. La società è la gloriosa “Forza e Costanza”, il bambino in questione si chiama Ezio, di cognome fa Gamba, e in quel momento non sa ancora che il fato ha deciso che diventerà una leggenda del judo mondiale.
Ezio inizia a praticare Judo sotto la guida del maestro Bernardini, ma ad appena 12 anni il suo mentore diventa quel Capelletti che, insieme a Matsushita, è considerato il guru dello sport nipponico in Italia. La sua vita diventa un connubio tra l’amato sport e lo studio. Allenamenti massacranti e libri condiscono le sue giornate. Il risultato? Ad appena 17 anni entra a far parte della squadra olimpica e nel ’76 debutta addirittura ai giochi di Montreal dove non va oltre i quarti di finale in un’edizione, comunque, positiva per i colori italiani grazie al bronzo di Mariani nei leggeri. Libri e sport dicevamo e infatti Ezio riesce, nel poco tempo libero, anche a diplomarsi e diventare perito elettronico. Il futuro sportivo sembra roseo ma una serie di sconfitte, sempre in finale tra l’altro, tra juniores e assoluti, fa diventare il bresciano il cosiddetto eterno secondo, quello bravo insomma ma che non vincerà mai nulla di importante. E si sa, le malelingue fanno male. Dal ’76 al ’78 colleziona tanti argenti quante sono gli appuntamenti tra mondiali ed europei.
Anche ai mondiali del ’79 il finale è sempre lo stesso, secondo. C’è però da dire, in questo caso, che Gamba interrompe sia l’egemonia nipponica nella propria categoria, che durava da ormai sei edizioni consecutive, sia la striscia negativa con il britannico Adams che era diventato sua bestia nera personale. D’altronde bisogna caricarsi, Mosca è dietro l’angolo ed Ezio sa bene che guardare il bicchiere mezzo pieno aiuta lo spirito.
Già, le olimpiadi sovietiche quelle temute per il blocco occidentale e alle quali possono partecipare solo gli atleti non facenti parte delle forze armate e Gamba è un effettivo dei carabinieri. Deve prendere una decisione traumatica per lui, partecipare significa infatti lasciare l’arma e seppur con tanta sofferenza decide di presentare domanda di congedo. Ezio in attesa della risposta si trova solo, costretto ad allenarsi per conto proprio con amici e altri atleti disponibili a supportarlo. Alla vigilia della partenza arriva l’esito positivo alla sua domanda e il bresciano vola a Mosca. Si, ci va, ma senza il suo storico maestro Capelletti e unicamente con l’ausilio e la disponibilità di atleti sammarinesi per potersi allenare. Insomma, non proprio il miglior percorso per presentarsi a un appuntamento come un’olimpiade.
Arriva il grande giorno, anzi finalmente si può dire vista la tremenda vigilia. Ezio sul tatami trasforma la tensione in carica e supera uno dietro all’altro i suoi avversari. Prima tocca al kuwaitiano Fahad Al-Farhan, poi solo ai punti al francese Christian Dyot. Nei due match successivi, con un doppio ippon, tocca rispettivamente al nordcoreano Kim Byong-Gun e al mongolo Raudangiin Davaadalai. Tra Gamba e l’oro rimane solo e sempre lui, Neil Adams, arrivato in finale con un percorso perfetto e ottenuto con tutte vittorie prima del limite. È la resa dei conti tra i due coetanei ed eterni avversari e il match è ciò che ci si aspettava, un equilibrio che dura per tutto l’incontro e che porta i contendenti a giocarsi l’oro ai punti. Le ginocchia di Ezio tremano, l’incubo è dietro l’angolo e le bandierine bianche dei giudici le fanno cedere di colpo. Solo un attimo, il tempo di realizzare. Il bambino gracile, l’eterno secondo, colui il quale aveva sacrificato la sicurezza nell’arma per rincorrere il suo sogno, si alza di colpo con le braccia al cielo. È campione olimpico, ha appena scritto la storia, è il primo italiano a vincere un oro ai giochi nel judo. Nessuno ci era mai riuscito prima.
La carriera di Ezio porta in Italia tra il ’76 e l’86 ben 11 medaglie tra europei, mondiali e olimpiadi, tra le quali spiccano il citato oro di Mosca e quello europeo di Rostock nel ‘82. Nel 2009 prende le redini come allenatore della nazionale russa, mai vincitrice fino ad allora di ori alle olimpiadi. Almeno fino a quel momento. A Londra 2012 la squadra maschile russa guidata da Gamba porta a casa 3 ori, un argento e un bronzo. Nel 2013, insieme al maestro Capelletti, entra nella hall of fame del judo, perché nella storia di questo sport c’era, senza dubbio, già di diritto. A proposito, oggi c’è un altro Gamba sul tatami, si chiama Giacomo. È figlio di un bambino gracilino di Brescia.
Foto: Autore: Владимир Родионо Ringraziamenti: РИА Новости