

DI DAVIDE LUGLI
Prima del 1980 l’Italia non aveva mai vinto una medaglia d’oro nella lotta libera ai giochi olimpici, anzi a dirla tutta la bacheca delle medaglie era completamente vuota in questa disciplina. Tutti i successi azzurri erano da ascriversi alla greco-romana, disciplina cara ad Ercole, che vedeva il belpaese con un medagliere ricco di ben 3 trionfi: Enrico Porro a Londra nel 1908, Giovanni Gozzi a Los Angeles nel 1932 e Pietro Lombardi, ancora a Londra, nel 1948. A proposito, proprio a Mosca ’80 fece il suo debutto in questa disciplina un diciottenne romagnolo di belle speranze, ancora acerbo per essere un protagonista vero in quell’edizione dei giochi, ma che farà negli anni a seguire la storia azzurra della greco-romana, Vincenzo Maenza.
L’eroe italiano nella lotta libera arriverà, invece, proprio in quell’edizione delle Olimpiadi da Napoli, esattamente da Secondigliano. Nella vita avrebbe voluto diventare un ginnasta, si chiama Claudio Pollio ed è alto 156 centimetri per 48 chilogrammi. Tutta una questione di numeri, un po’ come sarà anche il suo trionfo moscovita. Si, avete capito bene. Claudio Pollio comincia la sua carriera sportiva nella lotta libera quasi per caso, causa assenza di strutture per praticare la ginnastica, suo primo amore, nel suo quartiere. È sotto Luigi Marigliano, nel gruppo dei Vigili del Fuoco, che comincia questa sua strana avventura quando ha 16 anni. Un anno più tardi è già secondo ai giochi del Mediterraneo e poco più di 2 anni dopo si trova a vincere prima il titolo italiano negli esordienti e poco dopo gli Europei juniores del ‘76. Lo scugnizzo non si ferma e vincendo il preolimpico partecipa alle olimpiadi di Montreal senza però andare oltre il secondo turno mettendo, però, in valigia un bagaglio di esperienza che lo farà per sua stessa ammissione crescere. Proprio quando la sua carriera sembra decollare un’epatite virale e la salmonellosi lo allontanano per quasi un anno dalle gare. Nemmeno questo lo ferma e al ritorno nel ’78 si classifica sesto ai mondiali messicani per poi vincere, un anno più tardi, l’oro ai giochi del Mediterraneo. In seguito, arriva un altro ottimo piazzamento ai Mondiali di San Diego dove terminerà con il quinto posto finale.
Il biglietto da visita di Pollio per le Olimpiadi di Mosca è chiaro. Claudio vuole giocarsi una medaglia, anche se l’impresa pare ardua vista la presenza di un nutrito gruppo di lottatori di altissimo livello, pur con il boicottaggio, nei quali primeggia Sergey Kornilayev, vincitore degli ultimi 2 mondiali e capace di detronizzare l’oro e l’argento di Monaco ’72 e Montreal ’76, il connazionale Roman Dmitriyev. Nei giorni precedenti il napoletano fatica anche a rientrare nel peso dei 48kg, ma la sua determinazione è tale che il 27 luglio è pronto per entrare sul tappeto. L’inizio è confortante, doppia vittoria contro il polacco Jan Falandys, bronzo ai Mondiali di San Diego, per 8-4, e con il mongolo Gombyn Khishigbaatar, sconfitto 17-10. La sicurezza di Claudio viene meno nel terzo incontro dove, chiamato all’improvviso e senza potersi scaldare, incontra l’indiano Mahabir Singh che lo sconfigge nettamente 15-5. L’italiano riesce a restare in gara unicamente grazie ai numeri. Nell’incontro con l’indiano, infatti, per mezzo punto di penalità riesce ad evitare l’immediata eliminazione. Tra lui e le medaglie, ora, c’è il nordcoreano Jang Se-hong, un incontro in cui per l’italiano vale solo un risultato. L’atleta asiatico prende subito in mano le redini del match e si porta sul 3-0, il finale sembra già scritto e Pollio è quasi alla resa quando riesce a ribaltare incredibilmente le sorti della contesa. Jang Se-hong si trova sopraffatto dalla riluttanza a darsi per vinto di Claudio che dopo un primo tempo scialbo riesce a mettere pressione all’avversario che cade stritolato dall’insicurezza e finisce squalificato.
Pollio affronta la giornata finale sapendo di avere già una medaglia al collo visto che nel frattempo erano stati eliminati definitivamente Falandys e Singh. Infortunato a una spalla, con i legamenti del ginocchio al limite e una costola incrinata, l’italiano affronta l’ultima giornata di gare il 29 luglio. Davanti a sé il campione mondiale e netto favorito Sergey Kornilayev che non aveva mai battuto in precedenza. Pollio fa una gara intelligente, sa che non può vincere contro un avversario nettamente superiore e in quelle condizioni. Limita i danni perdendo 5-1 e crede fermamente che nell’assegnazione delle medaglie i punteggi avranno un ruolo probabilmente determinante e non si sbaglia. Il match successivo tra il sovietico e il nordcoreano Jang Se-hong gli dà ragione. Il pronostico è tutto a favore dell’atleta di casa, una formalità insomma o almeno così sembra. In realtà il suo avversario, non soddisfatto del bronzo matematico, attacca duramente Kornilayev e dopo sette minuti lo schiena. Pollio, certo del suo argento, è addirittura ad espletare le formalità dell’antidoping quando viene richiamato perché il conteggio delle penalità gli regala un’inaspettata sorpresa. Per la classifica avulsa la medaglia d’oro spetta a lui, la prima della lotta libera italiana a un’Olimpiade.
L’anno successivo, agli europei di Lodz, Claudio si prende un’altra soddisfazione d’argento, l’ultima. Nel 1983 la federazione lo squalifica per un anno in quanto antepone il lavoro in banca, frutto del successo olimpico, e la famiglia alle sedute di allenamento. Nonostante a Los Angeles ’84, complice il boicottaggio del blocco est europeo, nutra ampie possibilità di riconferma, decide di abbandonare l’attività agonistica continuando come allenatore a formare giovani lottatori nella sua Secondigliano, là dove anche lui ha cominciato. È stato e rimane il primo e unico italiano a vincere una medaglia d’oro nella lotta libera alle Olimpiadi.
Foto: Maurizio Mariani