

C’è stato Pierre De Coubertin ad inventare le Olimpiadi, poi Jules Rimet a far nascere i mondiali di calcio. Tocca ancora a un francese far nascere una nuova storia, quella degli Europei di calcio del 1960: il suo nome è Henry Delaunay. Henry aveva iniziato la carriera come arbitro ma dopo una pallonata ricevuta in faccia decise di abbandonare quel ruolo. Entrò nella CFI (l’odierna FIFA) con il sogno di creare una competizione per squadre europee e ci riuscì nel 1954. Purtroppo Henry morì nel 1955 senza poter veder la nascita della sua creatura che avvenne proprio nella sua Francia nel 1960.
Non è un inizio facile per la manifestazione che non è ben vista dalla FIFA e che molte nazioni guardano senza particolare interesse. Alla prima edizione si iscrivono solo 17 nazionali e si registrano tante assenze pesanti. Come la Germania, l’Inghilterra, la Scozia, l’Olanda, il Belgio e l’Italia. Per quanto riguarda l’Italia le motivazioni sono molto semplici: la squadra non viene ritenuta all’altezza dopo la mancata qualificazione ai mondiali di Svezia (e negli anni successivi arriveranno il Cile e la Corea del Nord). C’è poca Europa occidentale in questa prima edizione e molta Europa Orientale: sono gli anni della guerra fredda che fa sentire il suo peso anche nello sport. La formula è semplice: un turno preliminare tra Irlanda e Cecoslovacchia e poi ottavi e quarti. La fase finale sarà in casa di una delle migliori quattro.
Inizia cosi, il 28 settembre 1958 allo stadio Lenin di Mosca la storia degli europei: sono in centomila allo stadio per Unione Sovietica-Ungheria, una sfida calda anche per quello che era successo due anni prima nella piscina olimpica di Melbourne. Dopo 4 minuti sarà Anatoli Ilyin a siglare il primo gol degli europei e a prendersi un posto nel libro del calcio. In questo primo turno brillano la Francia di Fontaine e la Spagna di Suarez e Di Stefano. Ai quarti la storia del mondo entra nella storia del calcio. C’è Urss-Spagna e la Spagna del generalissimo Franco si rifiuta di andare a Mosca lasciando via libera ai sovietici: sarebbe stata una sfida epocale tra Di Stefano e Jascin. Anche Francia, Jugoslavia e Cecoslovacchia vincono il loro quarto e cosi la fase finale può aver inizio.
Si va in Francia: la Francia padrona di casa è favorita soprattutto per l’assenza della Spagna. Il 6 luglio a Parigi si gioca Francia-Jugoslavia, una partita sicuramente indimenticabile. Perchè Galic porta avanti gli slavi, ma la Francia con Vincent e Heutte si porta sul 4-2 a 15 minuti dalla fine. Sembra fatta ma in tre minuti succede di tutto: il portiere Lamia e la difesa francese sbaglia tutto, Knez e Jerkovic ne approfittano. In tre minuti la Jugoslavia segna tre reti e vince 5-4 raggiungendo la finale. A Marsiglia intanto è tutto facile per l’URSS che si sbarazza 3-0 della Cecoslovacchia.
Il 10 Luglio a Parigi si gioca la finale: URSS- Jugoslavia. Ci sono solo ventimila spettatori: se non c’è la Francia, i francesi allo stadio non vanno. Due mondi diversi, due modi diversi di fare calcio: giovane e spettacolare la Jugoslavia, solida ed esperta l’Unione Sovietica. E’ un calcio che sta cambiando rispetto allo spettacolo offerto al mondo anni prima dall’Ungheria. E’ in generale il trionfo del calcio dell’Europa orientale, più rigido e disciplinato. Non è una bella finale, molto tattica con poco spettacolo. Verso la fine del primo tempo è Galic a portare in vantaggio gli slavi, ma ad inizio ripresa pareggia Metreveli, una delle stelle della Torpedo Mosca. La Jugoslavia attacca ma l’URSS ha in porta un tale Lev Jasin, il più forte portiere della storia del calcio. Si va ai supplementari dove esce l’esperienza e la solidità dei sovietici: e al minuto 113 è Viktor Ponedelnik a regalare il successo ai suoi. Finisce 2-1 e l’Unione Sovietica è campione d’Europa.
Francia 1960 è il trionfo di una squadra forte, non spettacolare, ma molto fisica, non veloce, ma insuperabile in difesa. E’ il trionfo di Jasin e del fortissimo attaccante Metreveli, ma anche dei centrocampisti Netto e Ivanov che dirigevano la squadra tra difesa e attacco. Questa la formazione dell’URSS campione d’Europa: Jasin, Chokheli, Maslenkin, Krutikov, Voinov, Netto, Metreveli, Ivanov, Ponedelnik, Bubukin, Meshki.
Si chiude così la prima edizione degli europei di calcio: un’edizione che ha visto il dominio dei paesi dell’est, ma che ha visto anche partite con tanti gol. Un’edizione che però ha avuto troppe assenze. Ma era solo la prima tappa di un viaggio che riserverà tante belle storie.