

1968, anno con tante storie da raccontare: quelle che cambiano il mondo, quelle di Città del Messico 1968 e quella dell’Europeo che si colora d’azzurro. Quegli Europei che crescono sempre di più: 31 squadre, 8 gironi di qualificazione, una fase finale thriller tra monetine e ripetizioni con sullo sfondo rivoluzioni e violenze che percorreranno tutto quel indimenticabile 1968. Spagna e Inghilterra sono le favorite, ma la storia sarà diversa.
Si parte il 7 settembre 1966 con Olanda-Ungheria, due grandi scuole di calcio: una appena conclusa, una che inizierà a breve. Finisce 2-2. L’unica sorpresa arriva dal gruppo 4: la Jugoslavia elimina la Germania Ovest grazie all’1-0 di Belgrado e grazie soprattutto allo 0-0 con cui l’Albania blocca la Germania a Tirana.
Tutto facile per l’Italia, quell’Italia uscita con le ossa rotte dal mondiale 1966 e da quella Middlesbrough ancora teatro di ricordi sportivamente tragici: era finita 1-0 per la Corea del Nord, il dentista Pak Doo Ik ci aveva ridicolizzato agli occhi del mondo. Non c’è più Fabbri in panchina, ma c’è Ferruccio Valcareggi che si era ben comportato don Fiorentina e Atalanta. Nessun problema nelle qualificazioni: l’Italia opposta a Romania, Svizzera e Cipro vince cinque partite su sei, pareggiando solo in Svizzera.
Ai quarti di finale è già tempo di grandi sfide: l’Inghilterra elimina la Spagna con Charlton e Peters, la Jugoslavia con un super Petkovic e Dzajic distrugge la Francia, l’Unione Sovietica rimonta uno 0-2 all’Ungheria vincendo 3-0 a Mosca. L’Italia soffre a Sofia contro la Bulgaria, perde 3-2 ma il ritorno a Napoli è un 2-0 senza storia grazie a Prati e Domenghini. L’Italia è per la prima volta in una fase finale.
Ed è proprio l’Italia ha ospitare la fase finale: saranno Roma, Napoli e Firenze a rendere vivo il sogno dei ragazzi azzurri. Il 1968: anno di rivolte studentesche, di guerra in Vietnam, di primavera di Praga, di Martin Luther King, di tensioni sociali. E in tutto ciò c’è anche il calcio, la sua storia, il suo romanzo popolare.
E nel ritiro azzurro non si parla di ciò che succede fuori, quello che vogliono i ragazzi di Valcareggi è scendere in campo, giocare e far sognare un paese: è cosi per Riva e Rivera, per Domenghini e Prati, per Anastasi e Facchetti. E mentre Celentano lancia “Azzurro”, senza pensare al successo planetario che lo attende, il 5 Giugno a Napoli inizia l’Europeo italiano.
La prima semifinale è tra Italia e Unione Sovietica. E’ una brutta partita in cui l’Italia non sfonda, i sovietici pensano a difendersi, le occasioni da gol sono pochissime, sia nei tempi regolamentari, sia nei tempi supplementari. E finisce 0-0. A quei tempi significa monetina. 70mila persone sono al San Paolo e attendono o la grande gioia o la grande delusione che dipende esclusivamente da una monetina. E la monetina dice Italia: è finale!
Intanto a Firenze la Jugoslavia incanta gli amanti del calcio: puro talento, pura classe e uno splendido Dzaijc che segna il gol dell’1-0. Sarà Italia-Jugoslavia, un altro romanzo.
E’ l’8 Giugno a Roma quando lo stadio si riempie e l’Italia si ferma. Mancano Rivera per I’Italia e Osim per la Jugoslavia. La Jugoslavia aggredisce fin da subito, schiaccia l’Italia e con Dzajic passa in vantaggio gelando il caldo pubblico dell’Olimpico. Non è una bella Italia, la Jugoslavia sembra poter raddoppiare da un momento all’altra, invece quando il sogno sembra iniziare a svanire, è Domenghini con una splendida punizione a fare 1-1. Finisce così, anche dopo i supplementari: la finale sarà ripetuta (altri tempi, altro calcio). La tensione in casa azzurra è altissima e Valcareggi decide di cambiare: cinque cambi e rivoluzione in campo. Intanto fuori dal ritiro l’Italia è sempre più innamorata di questi ragazzi, il calcio unisce anche ciò che quel 1968 sta scalfendo.
E nella ripetizione è un’altra Italia: dopo 11 minuti segna Gigi Riva, quel campione che riscriverà la storia anche a Cagliari. Poi al minuto 32 De Sisti lancia Anastasi che stoppa e tira al volo per un gol di rara bellezza: è 2-0. E l’Italia vola. Finisce così, finisce con le parole di Niccolò Carosio: l’Italia è campione d’Europa.
Inizia la festa e i caroselli in tutta Italia, i tricolori sono ovunque, i giocatori vengono ricevuti da Saragat come un simbolo di una rinascita bella e felice, sotto le note di “Azzurro”. E’ il capolavoro di Valcareggi che ha preso la squadra in un momento difficilissimo e l’ha condotta nel trono d’Europa. Ed è il trionfo di tanti giocatori, tanti campioni e soprattutto tanti uomini.
Questi gli undici della finale ripetizione di Roma: Dino Zoff, Tarcisio Burgnich, Giacinto Facchetti, Alessandro Salvadore, Aristide Guarneri, Roberto Rosato, Angelo Domenghini, Sandro Mazzola, Pietro Anastasi, Giancarlo De Sisti, Gigi Riva. E questi gli altri giocatori presenti in questa fase finale: Ernesto Castano, Giorgio Ferrini, Antonio Juliano, Giovanni Lodetti, Pierino Prati, Gianni Rivera, Giancarlo Bercellino.
Questa la formazione migliore degli Europei secondo il Sito UEFA:
Dino Zoff – Italia, portiere
Mirsad Fazlagić – Jugoslavia, difensore
Giacinto FAcchetti – Italia, difensore
Albert Schesternev – URSS, difensore
Bobby Moore – Inghilterra, difensore
Ivan Osim – Jugoslavia, centrocampista
Sandro Mazzola – Italia, centrocampista
Angelo Domenghini – Italia, centrocampista
Geoff Hurst – Inghilterra, attaccante
Gigi Riva – Italia, attaccante
Dragan Dzajic – Jugoslavia, attaccante
E’ l’8 giugno 1968 e l’Italia è campione d’Europa di calcio. Una storia da conoscere, da leggere, da raccontare.