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La storia degli Europei 5 – Jugoslavia 1976: la sorpresa Cecoslovacchia

La storia degli Europei ha regalato diverse sorprese con alcune vittorie di squadre non attese alle vigilia. Come nel 1976 quando vinse la Cecoslovacchia: non si era qualificata ai mondiali del 1974, non si qualificherà a quelli del 1978, ma in quel biennio 74-76 la nazionale di Vaclav Jazek scrive una bellissima pagina di sport.

A quell’edizione degli europei partecipano 32 nazioni divise in 8 gironi. Le favorite sono due: la Germania Ovest, campione d’Europa e del mondo in carica, e l’Olanda spettacolare di Rinus Michels che in quegli anni 70 sta regalando al mondo un nuovo modo di fare calcio. Entrambe non hanno particolari problemi a superare il girone eliminatorio. Nel gruppo 1 c’è subito la grande sorpresa e si chiama Cecoslovacchia: all’esordio a Londra perde 3-0, ma sarà quella l’unica sconfitta di questo folle europeo. Passano ai quarti anche URSS, Belgio, Jugoslavia, Galles e Spagna. Sono tempi duri per l’Italia dopo il brutto mondiale tedesco. Il nuovo allenatore è Fulvio Bernardini che vuole ispirarsi al calcio olandese. Ed è proprio l’Olanda la prima avversaria per gli azzurri: a Rotterdam finisce 3-1 per gli arancioni ma con molte polemiche verso l’arbitro russo Kasakov. Ma l’Italia non brilla: i due pareggi casalinghi con Polonia e Finlandia portano gli azzurri ad una meritata eliminazione. Da lì a qualche mese inizierà il viaggio azzurro verso il mondiale di Argentina, altra storia.

I quarti vedono il derby dell’est tra Cecoslovacchia e Unione Sovietica: a Praga è 2-0 per i cechi, a Mosca 2-2. La Cecoslovacchia inizia a impressionare, ma nulla in confronto a Germania e Olanda che sconfiggono facilmente Spagna e Belgio. Ultima qualificata è la Jugoslavia che sarà il paese ad organizzare l’evento.

E cosi tra il 16 e il 20 Giugno 1976 tra Zagabria e Belgrado si disputa la fase finale dell’Europeo: è una fase finale all’insegna dell’equilibrio con ben quattro partite su quattro che giungono ai supplementari. Sono partite spettacolari nonostante la tanta pioggia che colpisce in quei giorni la Jugoslavia. C’è una finale che tutti si aspettano, ed è Germania Ovest-Olanda, la grande rivincita di Monaco.
Ma non è così: a Zagabria la Cecoslovacchia sfida senza timore l’Olanda. Il campo è allagato e questo non permette agli olandesi il loro gioco. E così Ondrus porta avanti la formazione di Jazek, lo stesso Ondrus fa 1-1 nella propria porta. Poi ai supplementari Nehoda e Vesely regalano l’insperata finale: ed in Cecoslovacchia è festa. Per Cruyff, Rensembrink, Rep e Krol è ancora una grande delusione.
A Belgrado sono in 50 mila a spingere i propri eroi al sogno europeo: e prima Popivoda, poi il grande Dzajic portano il punteggio sul 2-0. Ma la storia già allora insegna che i tedeschi non mollano mai: e prima Flohe e poi Dieter Muller (entrambi entrati nel secondo tempo) consegnano la partita ai supplementari. Ed è ancora Dieter Muller, omonimo del fenomenale Gerd, a realizzare una strepitosa doppietta negli ultimi minuti. Finisce 4-2: Germania Ovest in finale.

Il 20 giugno è il giorno della finale: sono in 30 mila allo stadio della Stella Rossa a parteggiare per la Cecoslovacchia, la più scarsa, sulla carta, delle due. E dopo 25 minuti Svehlik e Dobias portano i cechi sul 2-0, inatteso e incredibile. Ma l’abbiamo detto, la Germania non muore mai: Dieter Muller fa 1-2 e negli ultimi minuti è Holzenbein a fare 2-2, come nella semifinale. I supplementari questa volta non sortiscono gol: la Germania attacca, la Cecoslovacchia si difende. Si va ai rigori, rigori destinati ad entrare nella storia. Perché per la prima volta una competizione si conclude ai rigori, perchè l’ultimo rigore è mito dello sport. Segnano Masny e Bonhof, Nehoda e Flohe, Ondrus e Bongartz. Poi Jurkemik. Tocca a Hoeness, un grandissimo, e spara alto. La Cecoslovacchia è a un rigore dalla storia e dal dischetto va Antonin Panenka che decide di voler entrare nella storia dalla porta principale. Il suo rigore è un capolavoro, è un pallonetto, è il primo cucchiaio della storia dei rigori: Sepp Maier può solo guardare il pallone entrare lentamente in rete.

La Cecoslovacchia è campione d’Europa, la Cecoslovacchia riscrive la storia. A Praga e Bratislava esplode una festa indimenticabile. Una grande sorpresa, ma non un miracolo. Perchè quella Cecoslovacchia unisce la forza fisica tipica dell’Europa dell’Est rappresentata da Ondrus, Pivarnik e Masny, al talento di Panenka e Nehoda. E poi Jezek, allenatore non spettacolare, ma uno che sa legger le partite come pochi altri.

E il risultato è uno di quelli destinato ad entrare nei libri di storia. Questi gli undici della finale del 1976: Ivo Viktor, Jan Pivarnik, Josef Capkovic, Anton Ondrus, Koloman Gogh, Josef Moder, Karol Dobias, Antonin Panenka, Marian Masny, Jan Svehlik, Zdenek Nehoda. Allenatore Vaclav Jezek.

E questa la squadra migliore di quella fase finale di Euro 1976:
Ivo Viktor – Cecoslovacchia (portiere)
Jan Pivarnik – Cecoslovacchia (difensore)
Ruud Krol – Olanda (difensore)
Anton Ondrus – Cecoslovacchia (difensore)
Franz Beckenbauer – Germania Ovest (difensore)
Rainer Bonhof – Germania Ovest (centrocampista)
Jaroslav Pollak – Cecoslovacchia (centrocampista)
Antonin Panenka – Cecoslovacchia (centrocampista)
Dragan Dzajic – Jugoslavia (centrocampista)
Zdenek Nehoda – Cecoslovacchia (attaccante)
Dieter Mueller – Germania Ovest (attaccante)

Belgrado, 20 giugno 1976: la Cecoslovacchia è campione d’Europa