

di Davide Lugli
È una giornata come tante dell’ottobre del 1986 a Bologna. La squadra di calcio del capoluogo felsineo non è nemmeno lontana parente di quella che, poco più di 20 anni prima, aveva vinto lo scudetto, l’ultimo e forse il più sentito, quello del compianto presidente Renato Dall’Ara e della squadra del “così si gioca solo in paradiso”. L’obiettivo dichiarato è rinverdire i fasti e tornare tra le grandi. I felsinei affrontano l’ennesima stagione di redenzione in serie B dopo essere anche precipitati in serie C appena 4 anni prima. Il presidente è il bresciano Gino Corioni che ha rilevato la società l’anno prima da Giuseppe Brizzi e le cui ambizioni sono chiare, tornare grandi. Quella all’orizzonte è una stagione di passaggio, nella rosa ci sono giovani di indubbio valore le cui carriere decolleranno in serie A negli anni successivi, quali Gianluca Pagliuca, Giancarlo Marocchi e Gianluca Luppi.
A Bologna, però, anziché il colpo di mercato tanto sospirato arriva un giocatore semisconosciuto, uno di quelli che ha sempre bazzicato nelle serie inferiori. È un difensore di 28 anni, ultima fermata Orceana addirittura in serie C2. Non proprio quello che ci si aspettava, ma ha un nome che richiama antichi fasti, Renato, proprio come l’indimenticato presidente morto poco prima del trionfo del ’64. Non ha il pedigree del campione, è sopravvissuto nelle serie inferiori facendo il proprio dovere e sopperendo alle proprie mancanze con una passione e una voglia innata di giocare a calcio. Resterà a Bologna per 6 anni, chiuderà la carriera in rossoblù, e da tutti sarà conosciuto come il “mitico” Villa.
Bastano un paio di anni, in cui Renato diventa immediatamente titolare inamovibile, perché il Bologna riesca a vincere il campionato e tornare nella massima serie. È il Bologna di Gigi Maifredi e Villa si trova catapultato ormai trentenne a giocare contro “figurine” (detto da lui) come Gullit, Van Basten e, soprattutto, Maradona. Proprio con il pibe de oro, il 7 maggio del ’89, Renato sfoggia una prestazione memorabile. L’argentino viene ingabbiato dal nativo di Castelleone e reso “innocuo”, il Bologna strappa al Dall’Ara un pareggio contro lo squadrone partenopeo che solo qualche mese prima sarebbe stato pura fantasia.
È una stagione quella del ritorno in serie A condita da alti e bassi, oltre che da sconfitte roboanti come quella a domicilio per 0-6 patita contro l’Inter di Trapattoni che sarebbe poi diventata campione d’Italia. A proposito, pochi lo ricordano, ma in quella partita proprio Villa parò un tiro destinato al sette sostituendosi al battuto portiere Cusin, inevitabile il rigore ma il gesto atletico fu qualcosa di straordinario e ricevette anche i complimenti di Matthaus.
Se già essere arrivato in serie A è un successo per Renato, la stagione 89/90 riserva per lui e il Bologna qualcosa di veramente speciale. La squadra di Maifredi parte molto bene in campionato e tiene testa a tante big, compresa l’Inter dei record e fresca di scudetto, fermata a domicilio, e la Juventus, bloccata addirittura in trasferta. Villa diventa un elemento decisivo anche in attacco, segna 2 volte nelle prime giornate regalando punti importanti contro Udinese prima e Genoa poi, suo il gol in zona Cesarini che regala la vittoria ai rossoblù contro quest’ultima. Villa è autore di una stagione favolosa che culmina per i felsinei con un, insperato, ottavo posto finale. A Renato mancherebbe solo una cosa a questo punto per dirsi davvero soddisfatto, giocare le Coppe Europee. Il fato è dalla sua parte. Il Bologna con l’ottavo posto finale sarebbe fuori dalla corsa europea, ma una serie di incastri legati al campionato, alla Coppa Italia e all’esito delle finali delle Coppe Europee stesse, potrebbero aprire le porte alla squadra felsinea e liberare un posto in Coppa UEFA. Detto, fatto. La Sampdoria vince la Coppa delle Coppe e “qualifica” l’Atalanta giunta settima. Al Bologna, ora, occorre che il Milan vinca la seconda Coppa Campioni consecutiva per raggiungere un traguardo incredibile per una squadra che appena due anni prima era in serie B. Il gol al 67° di Rijkaard nella partita tra Milan e Benfica fa esplodere Bologna e regala ai felsinei l’accesso all’Europa.
L’anno europeo di Villa, diventato capitano, è dolce amaro. Mentre il Bologna in Coppa UEFA, la corsa rossoblù si fermerà solo ai quarti di finale, impressiona, soprattutto con rimonte al limite dell’incredibile, e Renato si mette in luce anche al cospetto del pubblico continentale, in campionato non va altrettanto bene. La stagione rossoblù si conclude con l’ultimo posto e l’inevitabile retrocessione.
L’inferno della serie B si spalanca nuovamente per la squadra felsinea e per il suo capitano che scende a 33 anni a giocare dove era iniziata 6 anni prima la sua fantastica favola. L’ultimo anno del “mitico” è condito da gravi questioni societarie e dalla tossicità dell’ultimo posto nella stagione precedente. Un anno difficile che culmina con una salvezza risicata e sofferta che sa davvero di sconfitta. Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Per Renato, ormai trentaquattrenne e con il fisico martoriato da una carriera passata a dare il 101% per arrivare dove lui stesso non avrebbe mai sognato, è giunto il tempo di appendere le scarpe al chiodo. Non vedrà, se non da spettatore, il tracollo dell’anno successivo che porterà il Bologna al fallimento e alla sofferenza della nuova ripartenza dalla serie C. Da capitano ha accettato di seguire il destino di quella squadra che tanto gli aveva dato e a cui lui aveva dato tutto quello che poteva, forse anche di più. Non ha abbandonato prima, anche se avrebbe potuto e nessuno gliene avrebbe mai fatta una colpa.
Pochi giocatori nella storia del Bologna sono entrati come Renato Villa nel cuore dei tifosi, ma la sua carriera ha quel qualcosa di speciale come poche ne conosciamo. Dalla serie C2, dai dilettanti, a giocare in Europa non è da tutti, soprattutto in un periodo in cui non c’era sicuramente spazio per le belle favole e lui, tra l’altro sempre disponibile con tutti, ha guadagnato senza dubbio sul campo quell’appellativo con il quale ancora oggi tutti lo conoscono, il “mitico”, ed è stato protagonista di una delle più belle pagine della storia del calcio italiano.