

Europei 1980: si cambia. Per la prima volta ci saranno 8 nazioni alla fase finale e per la prima volta l’organizzatore del torneo sarà ammesso di diritto alla competizione. Il torneo ideato da Henry Delaunay inizia così a diventare più importante e più sentito. Ed è l’Italia a organizzare il campionato Europeo: non ci sono cosi partite di qualificazione, ma dopo il bellissimo mondiale d’Argentina chiuso al quarto posto (ma con tanto rammarico) l’Italia gioca solo amichevoli. Non c’è dubbio che la nazionale di Bearzot sia la favorita del torneo.
Nel frattempo, nel resto d’Europa, si giocano le qualificazioni: 31 squadre per sette posti. Tutto facile per Inghilterra e Germania Ovest, bello e spettacolare il girone con Olanda, Polonia e Germania Est chiuso solo all’ultima giornata dalla vittoria olandese a Berlino. Passano anche i campioni della Cecoslovacchia contro Francia, Spagna e Belgio. La grande sorpresa arriva dal gruppo 6 dove la Grecia elimina Ungheria e Unione Sovietica al termine di un girone equilibratissimo.
E così le magnifiche otto sono pronte al viaggio in Italia: Milano, Torino, Roma e Napoli saranno le sedi del nostro Europeo. E va detto fin da subito: sarà un Europeo con poco pubblico. In Italia è scoppiato il Totonero, tante squadre sono state coinvolte, il Milan è stato retrocesso in B, Rossi e Giordano sono stati squalificati, non è un momento felice.
L’11 Giugno inizia il torneo con la rivincita della finale di quattro anni prima: ma questa volta la Germania Ovest batte la Cecoslovacchia 1-0 grazie a un gol di Rummenigge. Quel giorno a Roma ci sono solo 10mila spettatori. E sarà la Germania a vincere il girone grazie anche alla bellissima vittoria contro l’Olanda con una eccezionale tripletta di Allofs ed una partita maestosa di Berndt Schuster. Al secondo posto la mai doma Cecoslovacchia che con Panenka e Nehoda continua a stupire l’Europa (senza trovare pari soddisfazione ai mondiali). Non delude la cenerentola Grecia che strappa un pareggio alla Germania Ovest: tra i greci si fa notare Anastoupolos che giocherà in Italia ad Avellino. Ancora nulla da fare per l’Olanda che con questo Europeo chiude definitivamente un ciclo di calcio spettacolare ma che non ha portato successi (quel palo di Rensembrink a Buenos Aires è ancora lì nel cuore degli olandesi).
Nell’altro girone tocca all’Italia. L’esordio con la Spagna non è spettacolare: solo 0-0 di fronte a neanche 50mila spettatori. Triste per un esordio in un Europeo in casa. A Torino invece Belgio e Inghilterra pareggiano 1-1 con gli hooligans inglesi protagonisti di lanci di lacrimogeni: in quegli anni il nome degli hooligans diventerà purtroppo famoso nel mondo. Con l’Inghilterra a Torino è Marco Tardelli a regalare agli azzurri l’1-0 ma il Belgio ha sconfitto la Spagna 2-1 di fronte a neppure diecimila spettatori. Per raggiunger la finale serve battere il coriaceo Belgio. L’Italia attacca, ma il Belgio di Pfaff, Gerets e Ceulemans si difende in modo ordinato. Ci sarebbe un rigore solare per un fallo di mani per l’Italia ma l’arbitro non è dello stesso parere: un arbitraggio non casalingo. Si infortuna anche Antognoni con la sua fantasia e la partita finisce 0-0. L’Italia, senza subire gol, è fuori dalla finale dell’Europeo casalingo. C’è delusione e rabbia per un qualcosa che poteva essere ma che tanti episodi, ma soprattutto il clima attorno, hanno portato a non essere.
E neppure il terzo posto l’Italia riesce a raggiungere perchè con la Cecoslovacchia, dopo il gol di Graziani, finisce ai rigori e dal dischetto i cechi non sbagliano mai. Per l’Italia invece sbaglia Collovati. Siamo a Napoli e perdiamo ai rigori: un presagio di quello che succederà poco più di dieci anni dopo. Altra storia, ma una storia in cui la passione per quel tricolore era altissima.
La finale è quindi Germania Ovest-Belgio, rivincita della semifinale del 1972. Il Belgio di Thys cerca il miracolo contro la fortissima Germania Ovest. Van Moer e Vandenbergh sono giocatori splendidi ma la Germania ha qualcosa di più, anche in quella finale all’Olimpico. E quel giorno quel qualcosa in più ha due nomi: Horst Hrubesch che segna una doppietta e Bernd Schuster che delizia l’Europa con giocate sopraffine. Finisce 2-1 per la Germania Ovest, anche questo un presagio di ciò che accadrà dieci anni dopo, una storia nella storia di questo Europeo un pò dimenticato.
Questi i nomi dei protagonisti della Germania Ovest quel 22 Giugno 1980: Harald Schumacher, Manfred Kaltz, Bernard Dietz, Uli Stielike, Karlheinz Foster, Hans-Peter Briegel, Bernd Schuster, Hansi Muller, Karl-Heinz Rummenigge, Horst Hrubesch, Klaufs Allofs. Allenatore: Jupp Derwall
Questa invece la formazione UEFA di Euro 1980:
Dino Zoff (Italia) – portiere
Claudio Gentile (Italia) – difensore
Gaetano Scirea (Italia) – difensore
Karlheinz Forster (Germania Ovest) – difensore
Hans-Peter Briegel (Germania Ovest) – difensore
Marco Tardelli (Italia) – centrocampista
Jan Ceulemans (Belgio) – centrocampista
Bernd Schuster (Germania Ovest) – centrocampista
Hansi Muller (Germania Ovest) – centrocampista
Karl-Heinz Rummenigge (Germania Ovest) – attaccante
Horst Hrubesch (Germania Ovest) – attaccante
Si chiude così un’edizione non bella degli Europei: poco pubblico, poco spettacolo, la nuvola del Totonero che distruggerà il calcio italiano. Finisce con tristezza e si pensa che il ciclo azzurro che aveva emozionato in Argentina sia finito. Ma la storia ci avrebbe riservato, solo due anni dopo, una delle estati più belle delle nostre vite: quella del Mundial spagnolo.
Roma, 22 Giugno 1980: la Germania Ovest è campione d’Europa