

Se c’è un Europeo legato in modo indelebile a una squadra e a un calciatore, allora quell’europeo è il 1984, la squadra è la Francia, il calciatore è Michel “Le Roi” Platini. Certo, non si può dire che quella Francia era solo Platini: quella era una squadra bellissima, c’era il calcio champagne di Hidalgo, c’erano campioni come Tigana, Giresse, Fernandez e Battiston, ma in quell’europeo brillò in modo maestoso la stella di Michel.
Ma andiamo con ordine. L’Europeo viene organizzato dalla Francia, che dopo il quarto posto dei mondiali spagnoli, con la beffarda eliminazione in semifinale con la Germania, vuole raggiungere il trono d’Europa. Le qualificazioni sono composte, come per l’edizione precedente, da sette gironi in cui la prima si qualifica alla fase finale.
Una delle grandi favorite, dopo il trionfo di Madrid, è l’Italia di Bearzot: e invece il crollo è fragoroso. Inserita nel gruppo con Romania, Svezia, Cecoslovacchia e Cipro chiude con una sola vittoria con Cipro e tante figuracce come lo 0-3 con la Svezia, lo 0-2 in Cecoslovacchia o l’1-1 a Cipro. Sarà il momento della rifondazione che negli anni porterà al gruppo che ci farà sognare e piangere a Italia 90. Negli altri gironi sorprende la Danimarca che elimina l’Inghilterra e il Portogallo che elimina l’Unione Sovietica. Si qualificano anche Jugoslavia, Romania, Belgio, Spagna e Germania Ovest.
Il 12 Giugno 1984 inizia in Francia a Parigi la rassegna europea con Francia-Danimarca: ed è subito Platini che a 10 minuti dalla fine regala la vittoria ai galletti. Ma sia francesi sia danesi daranno spettacolo in questo girone. Nella seconda giornata sarà 5-0 per la Francia sul Belgio (con tre reti di Platini) e 5-0 della Danimarca sulla Jugoslavia. Sarà ancora Platini, con un’altra tripletta, a regalare il 3-2 alla Francia sulla Jugoslavia, mentre la Danimarca con lo stesso punteggio avrà la meglio sul Belgio. E questa Danimarca con Morten Olsen, Arnesen ed Elkjaer (colui che regalerà il sogno a Verona) è davvero bella.
Nell’altro girone invece si registra un forte equilibrio con partite non bellissime, ma ricche di pathos. Spagna e Portogallo pareggiano entrambe le prime due giornate e tutto si gioca in una combattutissima ultima giornata in cui tutte possono qualificarsi: la Germania ha 3 punti, Portogallo e Spagna 2, Romania 1. A Parigi sarà Maceda all’ultimo minuto a regalar vittoria e qualificazione alla Spagna contro la Germania Ovest che dal 1972 raggiungeva la finale, a Nantes sarà Nenè a dare l’1-0 al Portogallo sulla Romania. Alle semifinali arrivano quindi il meglio del calcio mediterraneo e la Danimarca che vive gli anni d’oro della sua storia calcistica.
Se c’è una partita che può esser considerata forse la più bella della storia degli europei è Francia-Portogallo giocata a Marsiglia. I 90 minuti finiscono 1-1, poi al minuto 98, dopo una paratona di Bats, Rui Jordao regala il vantaggio ai suoi. Sembra fatta, ma con la Francia c’è un tale Platini. E Le Roy prima serve Domergue per il 2-2, poi, al minuto 117, riceve un cross di Tigana e fa 3-2, E’ finale per la Francia che inizia così la sua storia di bestia nera del Portogallo (una storia che finirà nella finale di Euro 2016).
Nell’altra semifinale a Lione tocca alle Furie Rosse e alla Danish Dinamite. La Danimarca passa con Soren Lerby, la Spagna pareggia con Maceda, Bergreen (bella storia a Pisa) viene espulso e si va ai rigori. Segnano tutti, sbaglia Elkjaer e la Spagna è in finale.
C’è una favoritissima nella finale del Parco dei Principi, ed è la Francia. La nazionale transalpina non ha un attaccante di ruolo ma gioca un calcio bello da vedere e difficile da affrontare e ha in squadra Platini (e non solo). La Spagna parte forte con la grande occasione di Santillana e il salvataggio sulla linea di Battiston. Poi nel secondo tempo sale in cattedra la Francia. E una punizione dal limite di Platini, con papera di Arconada, regala il vantaggio ai transalpini. Nel finale è poi Bellone lanciato da Tigana a chiudere la contesa. 2-0 per la Francia, e la Francia è campione d’Europa.
E il trionfo di Hidalgo, è il trionfo di una generazione che tra due semifinali mondiali, vince in modo netto e senza discussioni il campionato europeo. E leggendo i nomi della formazione scesa in campo nella finale di Parigi, capirete perchè Platini è stata la stella, ma con lui c’era una generazione di campioni che ha fatto innamorare un intero paese. Questi i protagonisti di quel 27 giugno 1984: Joel Bats, Patrick Battiston, Yvon Le Roux, Maxime Bossis, Jean Francoise Domergue, Luis Fernandez, Alain Giresse, Jean Tigana, Michel Platini, Bernard Lacombe, Bruno Bellone. Entrati dalla panchina: Manuel Amoros, Bernard Genghini. Allenatore Michel Hidalgo.
Questa invece la squadra migliore di quell’Europeo secondo l’UEFA:
Harald Schumacher – portiere (Germania Ovest)
Joao Pinto – difensore (Portogallo)
Karlheinz Forster – difensore (Germania Ovest)
Morten Olsen – difensore (Danimarca)
Andreas Brehme – difensore (Germania Ovest)
Fernando Chalana – centrocampista (Portogallo)
Alain Giresse – centrocampista (Francia)
Jean Tigana – centrocampista (Francia)
Frank Arnesen – centrocampista (Danimarca)
Michel Platini – centrocampista (Francia)
Rudi Voeller – attaccante (Germania Ovest)
27 Giugno 1984, Parco dei Principi di Parigi: Francia-Spagna 2-0 e Francia, per la prima volta, campione d’Europa.