

DI DAVIDE LUGLI
Le storie più emozionanti alle quali una persona può assistere e vivere di persona nascono spesso quasi per caso e questa ne è la dimostrazione. Per raccontare l’epopea del più grande trottatore della storia non basterebbe un libro e allora mi sono detto, l’hai vista dall’inizio e da quel momento è giusto iniziare il racconto. Sarebbe riduttivo scrivere e riassumere in un solo articolo ciò che in poco più di quattro anni ha significato questo cavallo, questo atleta, per l’ippica italiana, europea e mondiale. E allora mi sono detto scriviamola ma raccontiamola per bene, iniziamo dal principio e dal suo debutto. Perché il capitano lo merita e questo è quanto accadde nell’anno che lo consacrò a livello nazionale, il 1998. Il resto, lo racconteremo strada facendo, anno per anno.
Ed è proprio così che inizia questa storia. Da quel 4 aprile del ’98 quando mi trovai per caso con amici all’ippodromo di Bologna e fui spettatore della prima corsa di un cavallo che avrebbe da lì a poco scritto la storia del trotto mondiale. Una corsa di maiden, classica gara tra debuttanti o quasi, in cui c’era questo baio nato a pochi chilometri da lì, precisamente a Copparo nell’allevamento Zenzalino. Un debutto condito da rottura e squalifica per lui, ma per chi c’era la certezza era di aver visto un essere con qualità eccezionali, un cavallo decisamente superiore nonostante quello che era stato il risultato finale. Quel giorno, all’Arcoveggio, aveva debuttato quello che sarebbe diventato il più grande trottatore di tutti i tempi, il cui solo nome ancora a oggi a ormai 29 anni dalla nascita evoca ancora in tutti gli appassionati i brividi, sua maestà Varenne. E io ebbi la fortuna di vederlo di persona alla sua “prima” e ne rimasi letteralmente stregato.
E dire che quel cavallo a causa di una malformazione congenita, un cosiddetto chip, aveva quasi precluse le possibilità di diventare un trottatore, anzi addirittura di entrare proprio anche solo in pista. Varenne nasce in provincia di Ferrara ma cresce in Normandia alla corte di Dubois e deve il suo nome alla Rue de Varenne, sede dell’ambasciata italiana a Parigi. Il suo problema è evidente, tanto che le possibilità di non entrare proprio in pista sono decisamente più alte di quelle di gareggiare coi suoi simili. È Viani, il suo papà umano e allevatore a Zenzalino, che riesce a fargli ottenere una possibilità cambiando di fatto la storia a venire e modificando, guidato dal suo istinto, il fato avverso di quel puledro. Il debutto di Varenne fu, come scritto, strabiliante dal punto di vista della prestazione perché nonostante la squalifica e la doppia rottura fece vedere a tanti le sue innate qualità e quella sua prestazione non passò certo inosservata.
Giordano, un appassionato e cambia valute di Napoli, grazie al consiglio dell’Avv. Trudi ne diventa il proprietario. Ed è nelle abili mani di Minnucci che il 30 aprile del ’98 all’ippodromo Tor di Valle di Roma, proprio il giorno del matrimonio di Giordano, Varenne corre, meglio vola, seminando tutti i suoi avversari e lasciando tutti a bocca aperta. Quel giorno per Giordano diventa probabilmente una di quelle date che non si possono davvero dimenticare, andate pure a chiederglielo. Il suo protetto continua nei mesi a seguire a vincere fino ad arrivare allo scontro milanese del Nazionale con quello che è da tutti considerato come il più grande cavallo di quella generazione e non certo a torto, l’altrettanto grande Viking Kronos. Affaticato da un’influenza, il baio di Copparo non va oltre il secondo posto contro il diretto avversario che continua, invece, la sua striscia vincente. Si arriva così alla corsa più importante dell’anno, il derby di Roma. È l’11 ottobre ‘98 e l’atmosfera è decisamente elettrica.
Quella corsa avrebbe determinato senza appello il re della generazione e nella sgambatura rividi quel cavallo che avevo seguito e visto pochi mesi prima al suo folgorante, e come detto sfortunato, debutto di Bologna. La sfida, naturalmente, vedeva sempre Viking Kronos netto favorito e Varenne come avversario dichiarato, anche se a dirla tutta l’attenzione era tutta puntata sul primo. La sfida tra due cavalli che in Italia non si vedevano da anni e sicuramente non si erano mai visti nella stessa generazione. Pronti, via. Varenne parte bene e ci mette poco a prendere la testa della corsa, al suo fianco vede però arrivare ben presto la figura dell’avversario ma continua a condurre con una certa sicurezza, anzi in maniera a dir poco brillante. Si arriva sull’ultima curva e, dopo un leggero rallentamento, il cavallo di Minnucci riparte di scatto allungando in maniera decisa. È l’allungo fatale per il rivale Viking Kronos, relegato nel frattempo all’esterno, che non ha nelle sue gambe la forza per replicare. Varenne entra in retta con netto vantaggio, Viking Kronos scivola addirittura quarto, di fatto abdica, e per il tandem di Giordano arriva il tanto agognato palo, sul quale per altro io ero appollaiato, che sancisce la loro vittoria nel Derby italiano e incorona il baio di Copparo come re della sua generazione.
Varenne, con quella vittoria, aveva non solo affermato di aver raggiunto un livello che nessuno si sarebbe mai aspettato, ma aveva soprattutto demolito il diretto rivale, un qualcosa di incredibile anche solo a pensarci prima della corsa. Nei minuti successivi tra il via vai generale e travolto dall’emozione per un qualcosa che avevo visto e vissuto sin dall’inizio fino alla sua consacrazione, riuscii ad entrare in pista proprio dietro allo staff di Giordano. C’era confusione, bene dirlo, e intrufolarsi dicendo staff come tutti gli altri fu decisamente semplice. In pista c’era già il grande Franco Ligas a intervistare i protagonisti e l’aria che si respirava era quella di chi sapeva di aver scritto una pagina di storia.
Il prosieguo della carriera di Varenne lo racconteremo, non basterebbe come dicevo un libro e sarebbe troppo riduttivo fare una carrellata di risultati per un grande atleta come questo. Per farlo ci sarà tempo, ma con queste poche righe si è voluta raccontare la genesi di un campione indescrivibile, vista con gli occhi di chi si è appassionato, emozionato ed è diventato tifoso del più grande trottatore della storia