

DI DAVIDE LUGLI
È passato un anno dal Derby in cui Varenne ha legittimato la supremazia nella sua generazione. La stampa si è concentrata più che sull’emersione dell’astro nascente, sulla caduta di Viking Kronos. Questo nonostante siano arrivate in serie vittorie in tanti altri Gran Premi, tra i quali spiccano Triossi e Continentale. Per il baio ferrarese in Italia sembra non esserci più alcun avversario e la mente negli appassionati vola molto in alto, a confronti ben più probanti.
L’occasione è dietro l’angolo e capita nel GP delle Nazioni. A Milano, l’avversaria dichiarata è niente di meno che la Regina del trotto mondiale, l’americana Moni Maker che dal circuito meneghino è uscita già vittoriosa consecutivamente nelle ultime due edizioni. Per Varenne è l’occasione di far vedere a tutti che è davvero il migliore e non solo della sua generazione. Se circa un anno prima, a Roma, tutta l’attenzione era concentrata su Viking Kronos, a Milano è Moni Maker a catalizzare il focus degli appassionati. Pronti, via. Ed è subito l’americana a dettare legge con Varenne che resta al suo fianco senza riuscire a passare in testa. Si accoda, mentre l’avversaria conduce di gran lena. Minnucci resta incollato alla sua scia, non le lascia tregua, non le permette di tirare nemmeno un respiro in tranquillità. A 600 metri dal palo, Varenne sposta, affianca Moni Maker e comincia una lenta ma progressiva risalita. A metà dell’ultima curva mette la testa avanti e per l’americana non c’è più niente da fare. La retta d’arrivo è un assolo con San Siro che letteralmente esplode davanti a un qualcosa che poche volte si è visto da quelle parti, gente che corre in pista, è festa grande. Varenne ha battuto la regina del trotto e tutti sanno, in quel momento, che quello a cui hanno appena assistito non è la nascita di un campione, bensì la sua consacrazione.
Il ’99 non finisce lì. Sì, perché Minnucci e il suo campione vanno prima della fine dell’anno oltralpe. L’obiettivo è di quelli che si mormorano ma non si nominano mai, l’Amerique. Ad attendere Varenne nella corsa più importante per un trottatore c’è lo squadrone francese e in particolare un cavallo, General du Pommeau. La sfida è lanciata, ma il giorno della corsa il nervosismo che si respira in terra straniera non permette al portacolori italiano di esprimersi al meglio. Parte male, prova a rimontare con davvero tutti che si mettono di traverso per contrastarlo. Alla fine, è solo terzo. Vince proprio il francese General du Pommeau e se per quest’ultimo è un trionfo, per lo staff di Varenne non c’è nulla da recriminare. Una battuta d’arresto e niente di più, una corsa sfortunata, nata male e finita nel miglior modo possibile. Si guarda, insomma, il bicchiere mezzo pieno e si puntano in maniera decisa i successivi obiettivi.
Arriva il GP Lotteria, la gara di casa per il patron Giordano. Una corsa alla quale proprio quest’ultimo non manca da quando aveva cinque anni, insomma un appuntamento davvero sentito per il grande capo, imprescindibile quanto imperdibile. Proprio al Lotteria Varenne fa sognare, domina e manda infine ricoverato proprio il suo proprietario all’ospedale per un malore. Per Giordano è la realizzazione di un sogno, la cosa più buffa è che non può seguire la premiazione e i festeggiamenti perché proprio a causa dell’emozione si trova ricoverato. Strana la sorte. Varenne, intanto, diventa un simbolo, un patrimonio quasi culturale per tutta l’Italia e il suo nome trova spazio anche sulla Gazzetta dello Sport con titoloni riservati, almeno sino ad allora, unicamente ai grandi atleti. E lui è davvero un grande atleta. Vince ovunque, dimostra una superiorità quasi imbarazzante. La sua stella è alta nel cielo dell’ippica europea e non solo
Per Varenne è ora di guardare alla Svezia e all’Elitloppet. Tra lui e la vittoria si para, però, il cavallo di casa Victory Tilly che fa sudare al trottatore italiano ben più delle fatidiche sette camicie, demolisce anche General du Pommeau a onor del vero, e relega l’alfiere tricolore a un piuttosto dimenticabile quinto posto. Altro incidente di percorso in un anno nel quale Varenne ha certificato la possibilità di vedersela con tutti e che non cambia le ambizioni del campione di Giordano e di tutto il suo staff. Già, intanto, quel cavallo è diventato quasi un’icona e la fila alla porta per entrare nella proprietà si fa sempre più pressante. Alla fine, nel maggio del 2000, è il gruppo SNAI che riesce ad acquisirne il 50%. Ne farà un marchio, lo renderà un vero idolo per il pubblico e ne garantirà, soprattutto, l’italianità sino a fine carriera. È la fine di un biennio magico che ha visto Varenne giocarsela con tutti i migliori al mondo e che lascia ancora un ultimo botto prima di tornare in Francia a tentare, nuovamente, l’assalto all’Amerique.
Il premio del Giubileo si disputa a Roma davanti addirittura a 15 mila spettatori. In pista, manco a dirlo, ci sono tutti i migliori. La sfida è tra Varenne e General du Pommeau, una sorta di seconda rivincita o, meglio, una resa dei conti sulla superiorità dell’uno sull’altro e allo stesso un anticipo di ciò che di lì a poco li rivedrà protagonisti in terra francese. Stavolta, però, è un’altra storia. Il baio italiano anticipa alla partenza il portacolori francese e lo relega all’esterno per tutta la corsa nella quale vola senza lasciare all’avversario alcuna possibilità di replica. Il Generale non arriva nemmeno all’ultima curva a contatto con il Capitano, viene disintegrato ben prima dalla dimostrazione di forza dell’italiano. Per Varenne, la retta d’arrivo è la solita passerella già vista in tante altre occasioni e certifica, ove ce ne fosse ancora bisogno, una superiorità impressionante. È la fine del 2000 e l’attenzione, ora, si sposta tutta, nuovamente, oltralpe.