

RECENSIONE DI A.C. Professore di Lingua e Letteratura Italiana e Latina, Giornalista e appassionato di sport
È gratificante, per un giornalista sportivo, essere inviato dal giornale a un Campionato del Mondo, ai Giochi Olimpici, al Tour de France o al Giro d’Italia. è piacevole descrivere i successi dei grandi campioni, seguirli durante la gara, intervistarli con ancora al collo la medaglia d’oro appena conquistata. Ma è certamente ancora più entusiasmante e gratificante se il campione olimpico o mondiale è un atleta che il giornalista conosce da tempo, sin dai suoi esordi, quando non era ancora un campione: lo aveva visto in gara, aveva avuto la netta sensazione che un giorno, campione, lo sarebbe diventato davvero e aveva avuto persino l’ardire di scriverlo nel giornale, con tutti i rischi che una simile previsione comporta.
Paolo Marabini, capo servizio degli Sport Olimpici della Gazzetta dello Sport (di lui in questa rubrica abbiamo già presentato La Regina del Fioretto Valentina Vezzali), ha avuto questa grande fortuna, e insieme la capacità di sfruttarla, di assistere agli esordi di tantissimi campioni. Li ha visti nascere, li ha seguiti nella loro crescita, sino ai grandi successi; talvolta è riuscito ad instaurare con loro un rapporto umano oltre che professionale. Sono loro i protagonisti del suo ultimo libro: “BOLT E I SUOI FRATELLI” (Bolis Edizioni), con un sottotitolo assai esplicativo: “Ritratti di campioni quando non erano ancora campioni”. Sono ventuno brevi monografie di “futuri campioni” che Marabini ha conosciuto ai loro esordi, alcuni quando non era ancora un giornalista affermato, ma anche lui agli esordi nella professione.
Ci sono tanti sport in questi ritratti, con una predilezione per le due specialità che Marabini segue di più: l’atletica e il ciclismo. Ecco allora l‘esplosione di Usain Bolt ai mondiali juniores del 2002 nella sua Kingston, quando non aveva ancora sedici anni. «L’ora della storia scoccò alle 19.35» scrive Marabini, che ha la buona abitudine di segnarsi sempre l’ora esatta di un evento che ritiene possa essere epocale: Usain vinse i 200 metri in 20”61, un tempo incredibile. L’inizio di una carriera folgorante, unica, forse irripetibile. Giusto che il suo nome domini il titolo del libro.
Ma ci sono altri atleti straordinari che Marabini ha visto sin dagli esordi: Allyson Felix, l’americana più titolata di sempre, con cui, dice Marabini, «è stato amore a prima vista», sin dai campionati mondiali Under 18 di Debrecen 2001; il keniano Eliud Kipchoge, che da «diciottenne spuntato quasi dal nulla» si impose nei 5000 ai mondiali di Parigi 2003, prima di trionfare nella Maratona a Rio 2016 e a Tokyo 2020; l’americano LaShawn Merritt «scoperto» ai mondiali juniores di Grosseto 2004: oro nei 400 e nella staffetta 4×400. Nel campo dell’atletica, due sono gli italiani che Marabini ha visto sbocciare e che descrive con passione. Stefano Baldini, futuro «dio di Maratona» alle Olimpiadi di Atene 2004, «scoperto» il 18 febbraio 1990 nel Cross dell’Altopiano, la corsa campestre di Clusone in Val Seriana. Andrew Howe, che Marabini ha visto per la prima volta a Fano nell’ottobre del 2000, ai campionati italiani cadetti, ove era andato «non per lavoro, ma per pura curiosità», dopo che un amico gli aveva segnalato quel «fenomeno»; viaggio ricompensato dai 7 metri e 52 fatti segnare da Howe nel lungo: nessun Under 18 era mai arrivato a tanto, ed Andrew aveva solo quindici anni.
Due sono i campioni della scherma: lo spadista Aldo Montano, «ultimo rampollo della più titolata dinastia di sciabolatori», e il fiorettista Andrea Cassarà, che molti ritengono «colui che ha messo in pedana la scherma migliore»: «una bella coccarda da appuntarmi sul petto», dice Marabini per averne intuito la classe sin dai suoi esordi.
Molti i ciclisti «scoperti» da Marabini «quando non erano ancora campioni». Il sovietico Pavel Tonkov, vincitore, dopo una fuga solitaria di 40 chilometri, dei campionati mondiali juniores proprio a Bergamo nel 1987; lo statunitense Lance Armstrong, dominatore della Settimana Ciclistica Internazionale Bergamasca 1991; Chris Froome, il Keniano Bianco, vincitore di quattro Tour, un Giro, due Vuelta, di cui Marabini ha intuito le capacità in Sudafrica nel 2008; lo slovacco Peter Sagan, «scoperto» da Maraini nei campionati mondiali juniores di mountain bike in Val di Sole nel 2008; Taylor Phinney, americano, campione in pista (lì lo ha «scoperto» Marabini nel 2009) e su strada, prima che una brutta caduta nel 2014 ponesse di fatto fine alla sua carriera. Sfortunata anche la carriera del colombiano Egan Bernal, bloccato da un brutto incidente nel 2021, dopo che aveva vinto Tour e Giro; Marabini lo aveva incontrato per la prima volta al Giro del Trentino 2016. Non potevano mancare, ovviamente, «i gemelli d’oro venuti dal fango», Mathieu van Der Poel e Wout van Aert, campioni su strada e nel ciclocross, ancora ai vertici della classifiche mondiali.
Tre gli italiani: Gilberto Simoni, «fisico da scricciolo adatto alle salite, gambe giuste per le pendenza più severe», capace di vincere, tra l’altro, due Giri d’Italia; Elia Viviani, campione olimpico nell’Omnium a Rio 2016 e bronzo a Tokyo 2020, ma grande sprinter su strada, con oltre ottanta vittorie, tra cui un campionato europeo e uno italiano; Filippo Ganna, il presente ed il futuro del ciclismo italiano, già campione olimpico e mondiale su pista e campione del mondo a cronometro su strada.
Due personaggi occupano un posto particolare nella rassegna di Marabini, non tanto perché sono i primi della serie, ma per lo sport praticato: il bergamasco Simone Moro, prima campione di arrampicata sportiva, poi conquistatore di otto dei quattordici Ottomila della Terra; il varesino Marco Simone, campione con Milan e Paris Saint-Germain, che Marabini ha «scoperto» nelle giovanili del Como e che ha raccomandato, lui giovane cronista del Giornale di Bergamo-Oggi, al presidente della Virescit che gli aveva chiesto un parere prima di prenderlo in prestito.
Ventun ritratti che si leggono veramente con piacere. Perché sono scritti bene, in forma agile, come un racconto d’avventura (i dati tecnici e biografici sono sintetizzati in una scheda a fine racconto). E perché, chi ama lo sport, può ritrovare campioni che ha seguito con interesse durante la loro attività, ma anche alcuni di cui ha magari quasi dimenticato il nome, o comunque non ne conosce tutti i dettagli sportivi e umani che fanno ricco il libro di Marabini.