

C’era stata l’impresa della Cecoslovacchia nel 1976, poi la favola della Danimarca nel 1992 ma forse nulla nella storia degli sport di squadra è paragonabile alla vittoria della Grecia nell’Europeo 2004. Un miracolo sportivo da parte della squadra considerata la più scarsa delle sedici. Una storia meravigliosa di uno sport che spesso sorprende e regala emozioni senza fine.
E’ il 2004, è l’anno in cui le Olimpiadi tornano a casa, è l’anno in cui il Portogallo dell’astro nascente Cristiano Ronaldo ospita l’Europeo per scrivere finalmente il proprio nome in una grande manifestazione. E il Portogallo parte con il ruolo di favorita e con una squadra ricca di campioni quali Ricardo Carvalho, Maniche, Costinha, Cristiano Ronaldo e Figo.
Nessuna sorpresa arriva dalle qualificazioni: tutte le grandi arrivano in Portogallo. O meglio una sorpresa c’è ed è nel gruppo 6 dove la Grecia dove le due sconfitte iniziali nette con Spagna e Ucraina vince il girone mandando le Furie Rosse agli spareggi. Per l’Italia di Trapattoni, impegnata nel gruppo 9 con Galles, Serbia, Finlandia e Azerbaigian la qualificazione è agevole nonostante l’inizio in sordina con la sconfitta in Galles. E’ un’Italia che arriva in Portogallo con tanta voglia di vendicare l’ingiustizia subita in Corea del Sud: non sarà così, anzi sarà un’altra delusione.
Il 12 Giugno allo stadio Dragao di Oporto inizia la manifestazione con Portogallo-Grecia: il calcio bello e vincente dei lusitani contro la vittima sacrificale ellenica allenata da Renhagel. Invece dopo soli 8 minuti segna Karagounis e ad inizio secondo tempo raddoppia Basinas: alla fine è 2-1 Grecia, il primo choc di un Europeo destinato ad entrare nel mito. La seconda giornata fa capire che la Grecia non è la cenerentola, ma una formazione che vuole andare al gran ballo: è 1-1 con la Spagna e una qualificazione quasi certa al secondo turno. Il derby iberico tra Portogallo e Spagna dell’ultima giornata decide la seconda qualificata: ed è Nuno Gomes a portare la nazionale rosso-verde ai quarti di finale.
Nel girone B è tutto facile per Francia e Inghilterra contro Svizzera e Croazia. Bellissima la sfida tra Francia e Inghilterra: inglesi avanti 1-0 al minuto 91, poi doppietta di Zidane per il 2-1 francese. Nel gruppo D le favorite sono Germania ed Olanda che all’esordio pareggiano 1-1 mentre la Rep. Ceca sconfigge in rimonta la sorpresa Lettonia. Una Lettonia che nel secondo turno blocca sullo 0-0 una deludente Germania, mentre la Rep. Ceca supera 3-2 l’Olanda in una bellissima partita. E l’ultimo turno decreta il passaggio di cechi e olandesi con il triste ritorno a casa dei bianchi di Germania.
Infine il gruppo dell’Italia, un gruppo abbordabile sulla carta che si chiuderà nel modo più triste. E’ 0-0 contro la Danimarca mentre la Svezia di Ibrahimovic distrugge 5-0 la Bulgaria. Con la Svezia è quasi ultima spiaggia: segna Cassano ma a cinque minuti dalla fine pareggia Ibrahimovic. La situazione classifica è tale per cui all’ultima giornata c’è un risultato tra Svezia e Danimarca che ci estrometterebbe dai quarti: quel risultato è 2-2. E così mentre l’Italia sconfigge 2-1 la Bulgaria, senza brillare, a Oporto va in scena uno dei più famosi biscotti della storia del calcio: finisce 2-2, neppure l’acqua santa del Trap è servita. Per l’Italia è profonda amarezza, per Trapattoni è la fine del suo viaggio deludente in azzurro.
I quarti di finale si aprono con un bellissimo Portogallo-Inghilterra: gli inglesi vanno subito avanti ma Helder Postiga pareggia al minuto 83. Ai supplementari (senza golden gol) è sfida a viso aperto, appassionante: Rui Costa porta avanti i lusitani, Lampard fa 2-2. Al Da Luz di Lisbona cala il silenzio per i calci di rigore: sbagliano Beckham e Rui Costa, poi a oltranza l’eroe diventa Ricardo che prima segna il suo rigore, poi para quello di Vassell. E’ semifinale per il Portogallo.
Francia-Grecia è il quarto più scontato. E invece, all’Alvalade, va in onda la partita perfetta degli uomini di Renhagel: pressing asfissiante, Francia ingabbiata e inconcludente, partita bloccata. Poi al minuto 65 un colpo di testa di Charisteas porta la Grecia in semifinale: ad Atene impazza la festa. Non sono belli gli ultimi due quarti: l’Olanda, dopo un brutto 0-0, supera la Svezia ai rigori. Dal dischetto sbagliano Ibrahimovic, Cocu e Mellberg; è Robben a portare con l’ultimo rigore gli arancioni in semifinale. A Oporto invece una super Rep. Ceca si sbarazza 3-0 della Danimarca. Portogallo, Olanda, Rep. Ceca e Grecia sono le magnifiche quattro: due attese, due molto meno attese.
A Lisbona il Portogallo vince e convince: Scolari sembra aver trovato la giusta quadratura a una squadra che nella semifinale gioca la sua miglior partita. Segnano Cristiano Ronaldo e uno splendido Maniche, un’autorete riporta in partita gli olandesi, ma il Portogallo controlla e vola in finale per la gioia di un popolo che dai tempi di Eusebio non vede una nazionale così bella. A Oporto una lanciatissima Rep. Ceca aggredisce fin da subito una Grecia sorniona e con un’attenzione spasmodica alla difesa. Koller e Baros hanno diverse occasioni, ma Nikopolidis è sempre attento. I cechi hanno una tecnica superiore grazie a campioni come Nedved e Rosicki ma la Grecia, con il suo gioco, non lascia spazio. Si va ai supplementari e quando manca un solo minuto ai rigori è un colpo di testa di Traianos Dellas a portar gli uomini di capitan Zagorakis in finale. Incredibile, ma vero, la Grecia è in finale.
E così il 4 luglio a Lisbona l’Europeo si conclude com’era iniziato: Portogallo-Grecia. Ma questa volta nessuno scommette una lira che il Portogallo si possa far sfuggire questa occasione: lo stadio è tutto rosso-verde anche se da Atene sono partiti in tantissimi.
La dinamica della finale è chiara: Portogallo avanti, Grecia dietro a difendersi ed ad attendere il momento per colpire. Le occasioni sono poche perchè Figo, Cristiano Ronaldo e Pauleta sono bloccati dalle marcature di Seitaridis e Dellas: la difesa greca è un esempio di perfezione. Si va al riposo sullo 0-0. Poi al minuto 57 gli Dei del calcio, decidono che è il momento di cambiare la storia: il calcio d’angolo è di Basinas, il colpo di testa è di Charisteas. La Grecia è in vantaggio in finale europea: come nelle favole più belle. Il Portogallo si lancia all’attacco con Rui Costa e Nuno Gomes: arrivano occasioni con Carvalho e Figo ma non c’è nulla di fare. Con questa Grecia non si passa.
E così al minuto 95 quando l’arbitro Merk fischia la fine, un intero popolo impazzisce per la vittoria più incredibile della storia del calcio. E’ la Grecia campione d’Europa, un sogno impossibile che si realizza nell’estate più incredibile dello sport greco. Quella Grecia che 17 anni prima era diventata campione d’Europa nel basket con Galis e Yanakis, quel 4 Luglio 2004 corona il viaggio più folle della storia greca.
E’ un miracolo, ma non solo. E’ anche un capolavoro tattico di Otto Renhagel, è anche la solidità difensiva di Dellas e Fissas, è l’intelligenza tattica di Zagorakis, è l’estro di Karagounis e il cinismo di Charisteas. Perchè nel calcio, come in tutti gli sport, i miracoli hanno sempre il lavoro, il sacrificio e grandi campioni dietro. Questi i nomi di coloro che scesero in campo quella folle notte di Lisbona: Antonis Nikopolidis, Giourkas Seitaridis, Michalis Kapsis, Traianos Dellas, Takis Fyssas, Theodoros Zagorakis, Kostas Katsouranis, Angelos Basinas, Angelos Charisteas, Zisis Vryzas, Stelios Giannakoupoulos, Stylianos Venetidis, Dimitrios Papadopoulos. Allenatore: Otto Renhagel.
Questa invece la formazione UEFA di Euro 2004:
Petr Cech (Portiere) – Repubblica Ceca
Traianos Dellas (Difensore) – Grecia
Ricardo Carvalho (Difensore) – Portogallo
Giourkas Seitaridis (Difensore) – Grecia
Gianluca Zambrotta (Difensore) – Italia
Maniche (centrocampista) – Portogallo
Pavel Nedved (Centrocampista) – Repubblica Ceca
Theodoros Zagorakis (Centrocampista) – Grecia
Cristiano Ronaldo (Centrocampista) – Portogallo
Milan Baros (Attaccante) – Repubblica Ceca
Wayne Rooney (Attaccante) – Inghilterra
E’ il 4 Luglio 2004, è Lisbona, è lo Stadio Da Luz: nell’anno di Atene Olimpica, la Grecia è campione d’Europa