

Di Cosimo Giordano, fondatore di Sottoporta-Il Calcio Internazionale
Quella del 2016 è stata la terza occasione in cui la Francia ha organizzato un Campionato Europeo di calcio. La prima fu nel 1960, anno d’esordio della più importante competizione europea per nazionali. La seconda, invece, nel 1984, in cui vinsero il loro primo titolo. Il terzo torneo ospitato oltralpe prevede un nuovo format molto interessante, con l’allargamento da 16 a 24 squadre, tanto che diverse Nazionali partecipanti affrontano il loro debutto assoluto: Islanda, Irlanda del Nord, Galles, Albania e Slovacchia.
Sin dalla gara inaugurale tra i padroni di casa e la Romania, sono state adottate, in via precauzionale, importanti misure di sicurezza, dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, rivendicati dall’ISIS. Dimitri Payet, con un assist a Giroud e il goal decisivo a ridosso del 90′, scaccia per una sera tutte le tensioni dell’ultimo anno. La Francia chiude al primo posto il girone A, davanti alla sempre solida Svizzera. Sebbene abbia vinto il derby contro il Galles al 92′ con Sturridge, nel gruppo B l’Inghilterra chiude al secondo posto proprio dietro ai Dragoni. Decisivi, in negativo, sono stati i pareggi contro Russia e Slovacchia, che supera il turno come la miglior terza in assoluto.
Passano senza tanti problemi Germania e Polonia nel gruppo C, in cui l’Irlanda del Nord, con la vittoria contro l’Ucraina, passa da miglior terza, e Croazia e Spagna nel gruppo D, con Kalinic e Perisic che condannano gli iberici ad accontentarsi del secondo posto finale. Nel gruppo F il Portogallo passa come miglior terza con tre pareggi, dietro a due belle sorprese: l’Ungheria e l’Islanda.
L’Italia di Conte è inserita nel gruppo E. Niente proclami, niente stelle e poco entusiasmo dopo i pessimi Mondiali del 2014. Ma gli Azzurri partono forte e, a sorpresa, battono i ragazzi terribili del Belgio 2-0: sblocca Giaccherini al 32′ su meraviglioso assist di Bonucci, poi Pellè chiude la pratica nel recupero. Éder Citadin Martins sigla l’1-0 contro la Svezia alla seconda giornata, che significa ottavi di finale in tasca e “biscotto” vendicato. L’Irlanda ci regola all’ultima con il goal di Brady, ma chiudiamo lo stesso al primo posto davanti a Belgio e agli stessi irlandesi.
Nel primo ottavo di finale, la splendida rovesciata al volo dal limite dell’area di Shaqiri non basta alla Svizzera, che viene estromessa da Euro 2016 ai rigori dai polacchi. Il secondo derby britannico tra Galles e Irlanda del Nord viene vinto dai primi grazie ad un’autorete di McAuley al 75′. In una partita priva di emozioni e sussulti, Ricardo Quaresma regala al Portogallo la qualificazione ai danni della Croazia con un goal al 117′. La Francia rimonta l’Irlanda con doppio Griezmann, mentre la Germania e il Belgio passeggiano agilmente su Slovacchia e Ungheria. Per l’Italia c’è la “bestia nera” Spagna. Antonio Conte, però, annulla il tiki-taka spagnolo grazie ad una disposizione difensiva super e ad un Daniele De Rossi monumentale in mezzo al campo. Gli Azzurri corrono, creano, difendono e segnano un goal per tempo: Chiellini-Pellè affossano le Furie Rosse, per il primo successo in partite ufficiali contro la Spagna dal 1994. Nell’ultimo ottavo di finale avviene un “upset” clamoroso: la cenerentola Islanda batte a sorpresa l’Inghilterra in rimonta per 2-1. Succede tutto nei primi 16 minuti: Rooney segna un rigore al 4′, poi Ragnar Sigurðsson e Sigþórsson fanno cantare fino a notte fonda il Geyser Sound ai tifosi islandesi.
Il dischetto dà, il dischetto toglie. Il Portogallo ha bisogno dei calci di rigore per superare la rude Polonia: è ancora Quaresma a rivelarsi decisivo dopo l’errore di Błaszczykowski. Il Belgio passa da possibile rivelazione ad una clamorosa eliminazione per mano del Galles. Apre Nainggolan, pareggia Williams, poi lo svincolato Robson-Kanu spiazza tre giocatori belgi con una finta alla “Cruijff” all’interno dell’area di rigore e sigla il sorpasso. Vokes chiude di testa e Galles in semifinale.
È ancora Italia-Germania, ma non finisce bene come tutte le altre volte. De Rossi non è al meglio e va solo in panchina; l’Italia è attenta, ma crea poco centralmente. Nel secondo tempo Florenzi s’inventa uno dei salvataggi sulla linea più acrobatici di sempre con uno scorpione sul tiro di Thomas Müller. È solo il preludio di una partita di grande sofferenza per gli Azzurri: Özil insacca alle spalle di Buffon, che, poco dopo, compie un mezzo miracolo per tenere in vita l’Italia. La mano di Boateng e il conseguente rigore trasformato da Leonardo Bonucci portano la partita ai supplementari, in cui succede veramente poco. Dopo diciotto penalty, fatale è l’errore di Darmian. È stata comunque una grande Italia, che si è arresa solamente alla lotteria dei rigori. Nel frattempo, la Francia strapazza e spezza i sogni di gloria islandesi con un 5-2 senza storia.
In semifinale, il Portogallo finalmente ottiene la sua prima vittoria ai tempi regolamentari: Cristiano Ronaldo e Nani, tra il 50′ e il 53′, eliminano un buon Galles. Per Bale e soci, il rientro a Cardiff è comunque trionfale: una folla immensa di tifosi accoglie i propri beniamini in aeroporto, acclamando il CT Chris Coleman per il cammino entusiasmante e il lavoro svolto. In finale ci va anche la Francia, che spedisce la Germania a casa. L’arbitro italiano Rizzoli fischia nei minuti di recupero del primo tempo un rigore a favore dei Galletti, che Griezmann trasforma. Lo stesso attaccante classe 1991 chiude il match al 72′ con il suo sesto goal nella competizione. Per i tedeschi, peraltro, si tratta del primo e unico gol subito su azione nel torneo: la banda di Löw viene comunque eliminata.
I quasi 76.000 tifosi presenti il 10 luglio allo Stade de France sono carichi e molto positivi. Per i francesi, la partita sembra subito in discesa. Intorno al 10′ Cristiano Ronaldo si scontra duramente con Payet: prova a resistere, ma il dolore alla gamba sinistra è così forte da costringerlo a chiedere il cambio, con il campione portoghese che esce sofferente, anche d’animo, in barella. La squadra di Fernando Santos resiste e ringrazia il palo, ultimo bastione lusitano davanti alla saetta improvvisa di Gignac nei minuti di recupero. Nei supplementari, Guerreiro coglie la traversa su punizione e porta in parità anche il conto dei legni, in una partita che sembra non potersi sbloccare, sospesa in attesa della giocata che avrebbe cambiato tutto.
Il deus ex machina di Euro 2016 è un nome che non ti aspetti, un giocatore che, se non si fosse infortunato Cristiano Ronaldo, probabilmente neanche sarebbe neanche sceso in campo. Ederzito Antonio Macedo Lopes, conosciuto come Éder, 190 cm di sangue della Guinea-Bissau, ariete del Lille – una squadra francese, com’è beffardo il destino! -, dal minuto 79 è al centro dell’attacco portoghese, dopo essere entrato al posto di uno stremato Renato Sanches. Passano 30 minuti di gioco da quel momento. Al 109’, Éder si accentra e scocca il tiro, una sassata portentosa da fuori area.
Ci sono certi tiri che sembrano destinati a finire in porta non appena palla e piede si separano. Quello di Éder è uno di questi. La meta finale del pallone non è solo l’angolo basso, alle spalle di Lloris, ma anche il primo storico titolo del Portogallo, quella nazionale che ha sempre fallito aggrappandosi ai suoi fuoriclasse e che, in questa occasione, rende onore ad un suo gregario.
Questi i protagonisti di quella notte di Parigi: Rui Patricio, Cedric, Pepe, Josè Fonte, Raphael Guerreiro, William Carvalho, Renato Sanches, Adrien Silva, Joao Mario, Nani, Cristiano Ronaldo. Entrati dalla panchina: Ricardo Quaresma, Joao Moutinho, Eder. Allenatore: Fernando Santos
Questa la formazione UEFA di Euro 2016:
Rui Patricio (Portogallo) – Portiere
Joshua Kimmich (Germania) – Difensore
JErome BOateng (Germania) – Difensore
Pepe (Portogallo) – Difensore
Raphael Guerreiro (Portogallo) – Difensore
Toni Kroos (Germania) – Centrocampista
Joe Allen (Galles) – Centrocampista
Antoine Griezmann (Francia) – Centrocampista
Aaron Ramsey (Galles) – Centrocampista
Dimitri Payet (Francia) – Centrocampista
Cristiano ROnaldo (Porotgallo) – Attaccante
E’ il 10 Luglio, è Euro 2016, è Saint Denis, è la notte più bella del calcio lusitano: il Portogallo è Campione d’Europa