

Recensione di A.C., professore di lingua e letteratura italiana e latina, giornalista e appassionato di sport
Olimpiadi: l’evento sportivo più importante e più affascinante. Quello a cui ogni atleta vorrebbe partecipare almeno una volta e magari conquistare una medaglia. Possibilmente d’oro, perché l’oro olimpico vale più di qualsiasi record del mondo: è per sempre.
Hanno centoventotto anni le Olimpiadi Moderne; tanti ne sono passati dalla prima edizione, ad Atene nel 1896. In questo secolo abbondante di storia è cambiato il mondo. Ci sono state due guerre mondiali ed una infinità di altre guerre, molte purtroppo ancora in corso, in ogni parte del mondo. Si sono disciolti grandi imperi, altri sono sorti per poi sfasciarsi a loro volta. Sono scomparsi alcuni Stati, altri sono nati o hanno preso una diversa connotazione. È cambiato il modo di vivere, di lavorare, di divertirsi, persino di fare sport. Tutto oggi, nel bene e nel male, avviene sotto i nostri occhi, in diretta, «in tempo reale», come si usa dire. Che siano cambiate anche le Olimpiadi non stupisce; sarebbe strano il contrario. Eppure i Giochi mantengono il loro fascino. Sono la meta per cui si allenano e faticano ogni giorno atleti di tutto il mondo. Sono l’evento che attira l’attenzione anche di chi di solito non si interessa molto di sport.
Descrivere la storia delle Olimpiadi non è semplice. Ci si può limitare ad una serie infinita, ma priva di vita, di risultati e classifiche. Oppure ci si può perdere in dettagli extra-sportivi, una specie di gossip olimpico, a scapito dell’aspetto squisitamente sportivo. Bisogna trovare una via di mezzo: i risultati, positivi o negativi, non possono mancare, ma, accanto ad essi, sono interessanti le storie personali che danno spessore alla figura dell’atleta ed anche ai suoi risultati.
Una equilibrio che è riuscito a trovare brillantemente Giacomo Stefano Gentile con il suo «STORIE OLIMPICHE» uscito qualche settimana fa da Marcovalerio Edizioni e Vita Edizioni. Non manca nulla, nel libro di Gentile, come annota giustamente Gianmario Bonzi nella prefazione. C’è tutta la storia delle Olimpiadi, dalla fondazione del CIO nel 1894 sino all’Olimpiade di Tokio 2021, anzi 2020 se pure disputata un anno dopo a causa della pandemia.
Ci sono, nel libro di Gentile, i risultati sportivi più importanti, le difficoltà organizzative, i mutamenti più significativi. Ci sono Olimpiadi organizzate e vissute con grande entusiasmo, come la prima ad Atene, con re Giorgio (che avrebbe voluto fare di Atene la sede permanente dei Giochi) sempre presente alle gare e, racconta Gentile, persino capace di scendere sul terreno di gara per spostare personalmente gli attrezzi del sollevamento pesi che gli inservienti non riuscivano a togliere di mezzo. E ci sono, subito dopo, due Olimpiadi fallimentari, Parigi 1900 e St. Louis 1904.
C’è la «Olimpiade romantica» di Roma 1960 e quella di Sydney 2000, forse «la migliore edizione fra quelle disputate» sino a quel momento. C’è l’Olimpiade di Atene 2004, rovinata da sperperi e scandali e causa, in buona parte, del disastro economico della Grecia, e quella di Londra 2012 caratterizzata da rigore ed efficienza.
Ci sono i Giochi non disputati a causa delle guerre (Berlino 1916, Tokyo-Helsinki 1940, Londra 1944), quelli dimezzati per motivi politici (Mosca 1980 e Los Angeles 1984, ma anche Melbourne 1956) e quelli impoveriti dall’esclusione degli atleti russi per doping di Stato (Rio 2016), ai quali è stato poi concesso di partecipare a Tokyo 2020 sotto la bandiera del CIO.
Ci sono stati, purtroppo, anche Giochi macchiati da sangue: Monaco 1972, con l’attacco dei terroristi di «Settembre Nero» agli atleti israeliani, e prima ancora Messico 1968, con l’eccidio degli studenti ad opera dei militari in Piazza delle Tre Culture. C’è l’Olimpiade di Londra 1948 a cui non furono invitati Germania e Giappone, «perché colpevoli di essere stati tra i Paesi invasori». Non vi parteciparono nemmeno gli atleti sovietici, ma per scelta del loro Comitato.
Ci sono state Olimpiadi scandalosamente dominate dal business, come Atlanta1996, e altre sfruttate abilmente dai governi locali, come Berlino 1936 e Pechino 2008 (ma non solo). E l’elenco potrebbe continuare.
Ma all’interno di queste vicende, che potremmo definire strutturali e organizzative, ci sono soprattutto, come recita il sottotitolo, «Personaggi, Storie, Aneddoti», che danno vivacità al testo e ne accrescono il valore. È un libro di facile lettura, anche perché, all’interno di ogni capitolo, riguardante una singola edizione dei Giochi, il racconto è suddiviso in tanti capitoletti che ne facilitano la comprensione.
Non è qui possibile scendere in dettagli (sono oltre 300 pagine), ma non sarebbe neppure giusto farlo, perché il lettore deve scoprire personalmente quello che l’autore gli offre. Io riporto solo tre curiosità, per dare un saggio di ciò che il libro contiene.
Melbourne 1956: essendo impossibile importare animali in Australia, se non dopo una quarantena di sei mesi, le gare di equitazione si svolsero a Stoccolma, ma ben sei mesi prima dei giochi veri e propri.
Berlino 1936, gara di maratona: due giapponesi, Kitei Song e Shoryu Nan, conquistano oro e bronzo; ma sul podio, quando viene eseguito l’inno giapponese, abbassano il capo e non esultano; in realtà si chiamavano Sohn Kee-Chung e Nam Sung-Yong: «erano due coreani “nipponizzati” a seguito dell’invasione giapponese del loro Paese».
Atene 1896: le gare sono solo maschili, poiché de Coubertin era assolutamente contrario alla presenza femminile (inizierà solo a Stoccolma 1912); ma Stamáta Revíthi, conosciuta come Melpomene, la musa della tragedia, sfida il divieto di partecipazione femminile e corre in solitaria la maratona, il giorno dopo la gara olimpica, per dimostrare di cosa fossero capaci le donne.
In questa mia presentazione, non ho quasi mai parlato di atleti. È un’assenza molto grave, perché sono gli atleti i veri protagonisti delle Olimpiadi. Ma è un’assenza voluta e, in un certo senso, inevitabile. Tra migliaia di atleti, avrei dovuto compiere delle scelte: nominarne alcuni e tralasciare gli altri. Sarebbero state, però, scelte personali e, in quanto tali, molto opinabili.
Nel libro di Gentile, però, gli atleti ci sono, dal primo vincitore di Olimpia 1896, l’americano di origini irlandesi James Brendan Connolly, sino ai campioni di Tokyo 2020. Il lettore li incontrerà scorrendo il libro. E saranno incontri davvero stimolanti. Potrà rivivere le gare per cui si era entusiasmato davanti allo schermo televisivo, ma potrà anche conoscere meglio quei campioni di Olimpia che non ha potuto vedere personalmente perché troppo giovane, o perché le loro imprese si sono svolte prima che l’evento fosse coperto dalle cronache in diretta.
È un viaggio lungo centoventotto anni quello che Giacomo Stefano Gentile regala ai lettori con le sue «STORIE OLIMPICHE». Un viaggio che è anche una preparazione per seguire e gustare meglio i Giochi di Parigi 2024. Non è un caso, allora, se Gentile ha inserito nel libro i contributi di due tra i più noti giornalisti sportivi della RAI, Sandro Fioravanti, la voce del nuoto, e Franco Bragagna, la voce dell’atletica.
Buona Olimpiade a tutti!