

Le Fiji sono un arcipelago formato da più di 300 isole e appena 900 mila abitanti. 100 mila di questi sono rugbisti e già questo basterebbe a spiegare il dominio figiano nelle ultime due edizioni dei giochi nel rugby a 7 dove non c’è stata, francamente, mai storia. Una squadra che non è, appunto, figlia della casualità ma una vera e propria realtà capace di vincere due Coppe del Mondo e quattro World Rugby Seven Series dal 1997 ad oggi. E se gli All Blacks ci hanno abituato alla Haka prima di ogni partita, i figiani non sono da meno con la loro danza Cibi che sembra pure funzionare meglio visti i risultati.
Il rugby a 7 ha debuttato alle Olimpiadi di Rio 2016 e per i giocatori delle Fiji è stata subito l’occasione per mettersi in mostra vincendo il torneo e sbaragliando la concorrenza. Imbattuti e con vittorie eclatanti, l’oro arriva addirittura annichilendo in finale gli inglesi, replicano a Tokyo 2020, anche qua in maniera roboante contro i cugini neozelandesi. La storia della vittoria nipponica ha, però, un parallelo mica da ridere. Eh, già, perché a raccontarlo si fa fatica a crederci. Bisogna sapere, infatti, che nell’ultima edizione dei giochi per arrivare in Giappone i giocatori figiani hanno dovuto intraprendere un viaggio della speranza a bordo di un peschereccio e non potendosi allenare, per tenersi in forma, aiutavano a gettare e ritirare le reti.
L’eroe di entrambe le vittorie olimpiche è stato sicuramente Jerry Tuwai e anche qua è giusto soffermarsi un attimo su questo nome. Si, perché l’ormai trentacinquenne figiano ha una storia alle spalle davvero incredibile. Cresciuto in uno dei quartieri più poveri di Newton, ha cominciato a giocare a rugby utilizzando magliette imbottite alla meglio e bottiglie di plastica. Quando ha iniziato a dedicarsi seriamente al rugby venne subito notato per la sua intelligenza di gioco e la velocità. Non bastava, però. Già diciottenne viene scartato dalla squadra nazionale di rugby a 7 perché considerato troppo piccolo. Sarà Ben Ryan, il selezionatore della squadra maggiore, a notarlo un paio di anni dopo e offrirgli la possibilità di entrare nel giro della nazionale. Diciamocelo, però. Tuwai fisicamente già non era il massimo, questo lo sappiamo, poi addirittura emerge che si imboscava, parola del suo allenatore, durante gli allenamenti e le sessioni per il rafforzamento fisico. Fu l’allenatore a scommettere a credere in lui, a spingerlo ad affinare le proprie abilità per diventare simbolo di un paese. Il resto, naturalmente, è storia che conosciamo. Come è storia che i suoi genitori, pur vivendo ben al di sotto della soglia di povertà, fecero grandi sacrifici per poter regalare al figlio le prime scarpe da rugby quando fece il suo debutto ufficiale. Insomma, se vogliamo parlare di riscatto, Tuwai ne è sicuramente una degna rappresentazione.
In questa edizione, però, le Fiji troveranno sulla propria strada squadre estremamente rinnovate e, certamente, più competitive. Una fra tutte proprio la Francia che gioca in casa e ha voglia di riscatto. Quest’ultima, per potersi presentare con le carte in regola e ambire alla vittoria, ha chiamato dalla nazionale di rugby a 15 niente meno che Antoine Dupont e di recente, grazie anche al suo inserimento, si è aggiudicata l’ultima edizione del World Rugby Seven Series. Le Fiji non sono da meno. I giochi francesi vedranno, infatti, il ritorno proprio di Tuwai che aveva in precedenza annunciato l’addio. Ma come si fa a dire no a un evento come le Olimpiadi quando sei un eroe per il tuo paese? Ci sarà, per continuare questa bella favola e provare a regalare un altro sogno ai propri connazionali.