

È il 30 luglio. Mara Navarria, insieme alle compagne di squadra, sta scendendo le scale verso la pedana del Grand Palais, verso la finale per l’oro olimpico della spada. È il suo ultimo tango sulla pedana, proprio a Parigi e proprio in una finale olimpica. A fine maggio ha deciso di appendere l’arma alla fine di questa esperienza, dopo una vita passata nel gruppo sportivo dell’Esercito che l’ha sempre sostenuta e dopo una carriera meravigliosa. Poteva chiudere un anno prima da campionessa mondiale, europea e italiana. Invece no, il gran finale era già stato scritto, era nel suo destino. Doveva essere a questi giochi dove la squadra italiana composta da Rossella Fiamingo, Giulia Rizzi, Alberta Santuccio e, appunto, Mara Navarria, arriva a giocarsi il primo storico oro olimpico nella spada a Parigi e proprio contro le padrone di casa. Non bastasse questo, le italiane lo disputano all’ultima stoccata, decisiva e necessaria vista la priorità ad appannaggio delle transalpine nel minuto supplementare. Quell’ultima stoccata di Alberta vale l’oro, significa per tanti motivi storia per l’Italia. Per Mara, invece, significa scrivere nel più bel modo possibile la parola fine, sedendosi insieme alle compagne su quel trono di spade olimpico che è il sogno fin da bambino di ogni atleta. Un sogno lungo una vita intera che abbiamo ripercorso con l’atleta di Carlino facendole cinque domande.
Come è iniziata la tua carriera sportiva? La scherma è stato il tuo primo amore?
“No, ho iniziato con la scherma a dieci anni e avevo già praticato altri sport. Mio fratello oltre a giocare a calcio faceva anche scherma e io ho cominciato di conseguenza. Facevo canoa in estate ma non avevo ancora trovato uno sport da praticare in inverno. Per i miei genitori lo sport era importante, lo hanno sempre considerato un’opportunità educativa e di crescita personale, così ho cominciato due volte a settimana e da lì è iniziato tutto”.
Cosa si prova a vincere un oro olimpico in una cornice splendida come quella del Grand Palais con un pubblico caldissimo che era tutto a favore delle vostre avversarie?
“Avevo già avuto la fortuna di gareggiare al Grand Palais e conoscevo sia il luogo che il tifo francese nelle gare importanti. Sapevo che lo avevano ristrutturato e sistemato, tra l’altro proprio lì avevo ritirato la mia coppa del mondo vinta nel 2018 e quindi per me era già un luogo speciale. Vedere quel tifo è stato veramente tosto, soprattutto vivendolo da protagonista. Sembrava di essere in un bellissimo teatro, veramente un bello spettacolo. Il pubblico era quasi tutto francese, sono un popolo patito di sport che ama e pratica anche tanto la scherma oltre ad esserne tifosi e questo è veramente bello. Io avevo già partecipato a un campionato a squadre con la società del PUC e sapevo cosa voleva dire gareggiare in Francia, dove viene praticata tanto ed è anche tanto conosciuta. Quel giorno si sono allineate tante cose, io mi sono svegliata serena e ho cercato di trasmettere serenità, come capitano, alle mie compagne. Ho cercato di trasmettere più positività possibile attraverso il corpo, lo sguardo, di chiuderci e così ce l’abbiamo fatta. Forse una finale un po’ più movimentata della semifinale con la Cina, dove è stato tutto facile, ma è stato bello proprio per questo. Eravamo sotto, abbiamo recuperato e abbiamo vinto”.
Con Parigi si è chiuso un cerchio, un meraviglioso oro dopo il bronzo di Tokyo. Cosa diresti alla Mara a inizio carriera che sognava questo momento?
“Io ho iniziato con la scherma con i miei fratelli, senza che i nostri genitori volessero che partecipassimo a gare. Poi, tre di noi hanno partecipato a mondiali ed europei, mio fratello Enrico e mia sorella Caterina solo a livello di under 20, e alla fine forse siamo persone fisicamente dotate o più semplicemente abbiamo vissuto lo sport come un divertimento. Regalavamo a nostra madre i fiori delle premiazioni e per noi non c’era il peso della competizione. Andando in gara avevamo l’opportunità di conoscere il mondo, portare qualcosa a Carlino in Friuli e poi in casa. Mio fratello, dopo che abbiamo vinto questo oro, ha scritto una cosa molto bella. Questa è una vittoria di famiglia perché ognuno ha aiutato l’altro a costruirne un pezzo e nel mio caso, dopo quasi trent’anni di scherma, ho incontrato tante persone che avevano cominciato a costruire questi pezzettini di oro. Vero, ho vinto tanto, ho cominciato a farlo da bambina, sono arrivata fino a questo punto e alla Mara di dieci anni direi di continuare a divertirsi e sognare in grande, perché i sogni si possono realizzare. Tutt’ora mi diverto ancora in pedana, sennò non sarei ancora qua a trentanove anni. Sono una mamma, una moglie e tanto altro, ma in pedana ho sempre cercato di viverla in maniera spensierata anche se è stato difficile a volte. Ci sono le vittorie, ma ci sono anche le sconfitte davanti alle quali magari non puoi farci nulla, ma io non mi sono mai arresa. Ho sempre continuato cercando di divertirmi, conoscere il mondo e non avrei mai pensato di fermarmi. Invece, quando è arrivata la convocazione l’ho pensato. Forse avrei dovuto smettere l’anno scorso dopo la doppia medaglia ai mondiali e agli europei, dopo la vittoria ai nazionali e il bronzo a squadre. Ho fatto una bellissima stagione l’anno scorso e quando è arrivata questa convocazione mi è dispiaciuto tanto essere esclusa dall’individuale. A quel punto ho pensato che dovessi prendere consapevolezza, vivere questa avventura al massimo, anche se gli allenamenti non andavano, mettendo me al primo posto per viverla al meglio e dare il massimo.
Vincere non è tutto. Quali sono i valori che la scherma ti ha insegnato?
“La scherma ti insegna a salutare l’avversario prima e dopo il match, indipendente dal risultato. Mi ha insegnato a cadere e rialzarmi e a capire che ci sono tanti mondi oltre il nostro. Abbiamo una maschera che ci copre il volto sotto la quale ci sono tante culture, la scherma è un punto di unione che mi ha permesso di avere tanti amici in tutto il mondo, conoscere altre realtà. La scherma è soprattutto inclusiva. Io posso tirare contro uomini, master, bambini, essere su una sedia a rotelle con le gambe legate, non pone alcun limite al suo spaziare. Ovvio, ci sono limiti tecnici. Ma la scherma non preclude nulla e non è preclusa a nessuno”.
Avevi già annunciato il tuo ritiro prima di questi giochi. Quali sono ora i tuoi progetti futuri?
“Mi sono resa conto bene di tutto ciò quando abbiamo vinto l’oro e abbiamo salutato il pubblico. Ho salutato da una pedana speciale, quella olimpica. Ora non so. Adesso è il tempo di fare delle valutazioni per questa vita da grande, anche se grande lo sono già, per la quale ho studiato. Ancora non so quale percorso intraprenderò, sicuramente devo prendermi del tempo per me, sedermi e guardare come quando sulla barca che ci ha portati lungo la Senna, pensavo al momento che stavo vivendo ed a quello che sarebbe accaduto dopo. Idee ne ho tante ma devo fermarmi un attimo, fare il punto con mio marito, con la mia famiglia, perché voglio essere presente a casa per Samuele che quest’anno inizia le medie. Essere presente come madre, come moglie, come zia e anche come figlia. Insieme all’Esercito, che non ha mai fatto mancare il suo sostegno sia nei momenti difficili che nelle vittorie, valuterò il percorso che più si addice alle mie qualità, per continuare a servire il Paese sotto altre vesti.”
Eh già, potevi smettere un anno fa Mara. Sarebbe stato semplice e saresti uscita a testa alta, da vincente, nessuno ti avrebbe chiesto conto di questa tua scelta. Invece, l’hai fatto nel migliore dei modi, da capitano e con le tue compagne, in una finale olimpica carica di pathos dove hai realizzato quel sogno in cui non hai mai smesso di credere. Non ti sei mai arresa, sei caduta e ti sei rialzata sempre. Mai smettere di sognare, l’hai detto tu, e nelle tue parole c’è l’emozione che ha accompagnato tutta la tua carriera e, lasciatelo dire, sei un esempio per tutti i giovani che oggi calcano per la prima volta la pedana. Come mi hai detto i pianeti quel 30 luglio si sono allineati, ma questo avviene solo quando qualcuno crede davvero in qualcosa, crede che i propri sogni possano diventare realtà. E tu ci hai creduto fino alla fine, appunto fino alla parola fine. Grazie ancora Mara, a te e alle tue compagne per questo splendido oro e per averci regalato tanti successi, averci permesso anche a noi di sognare grazie a te nella tua lunga carriera. Grazie di tutto e in bocca al lupo per il futuro. Per noi sarai sempre una regina di spade.