

DI DAVIDE LUGLI
È una star di caratura mondiale nel mondo del softball. Erika Piancastelli, modenese di nascita ma giramondo per professione, è riuscita a diventare in pochi anni un punto di riferimento del suo sport. Una ragazza capace di raggiungere traguardi impensabili fino a qualche anno fa visto che il softball in Italia, come dice lei, non fa parlare. E lei, invece, di questo sport ne ha fatto parlare e anche tanto, attraversando fisicamente tre continenti e vincendo con la nazionale italiana tre titoli europei. Nella sua esperienza universitaria statunitense, dove si è formata umanamente e sportivamente, è diventata NFCA All American per due anni a fila ed è stata la prima atleta della storia della McNeese a riuscirci. La sua università ha ritirato la sua maglia che ora campeggia alta fuori dallo stadio dove ha raggiunto questi storici traguardi, un’altra delle cose di cui Erika è titolare e mai riuscita prima a nessuno. Abbiamo parlato con lei di questo e di tante altre cose, perché un’atleta di fama mondiale come la Piancastelli è un esempio per tanti giovani italiani che magari non hanno ancora trovato la propria strada nello sport. Noi ve la facciamo conoscere così.
Cosa si prova a vedere la propria maglia ritirata e in bella mostra al Joe Miller Field?
“Provo una grande emozione a vedere la mia maglia ritirata, perché non mi aspettavo capitasse così presto. Alla McNeese sono cambiata come giocatrice e come donna, sono stata aiutata da tutto lo staff nella mia crescita e pensare che quel che ho fatto ha portato a questo mi rende orgogliosa, così come sono orgogliosa della scelta che ho fatto di andare quattro anni prima in questa università. Sono onorata che la mia casacca sia all’esterno del campo e che tutti la possano vedere, perché quella maglia ricorda a tutti la giocatrice, la donna e la compagna di squadra che sono stata in questi anni e quello che ho fatto per la McNeese”.
Hai giocato in due continenti nei quali il baseball e il softball sono al Top degli sport praticati. Quali sono le principali differenze?
“Sia in Giappone che in America il softball è uno sport ampiamente praticato, veramente tanto e lo sottolineo. Partendo dalle scuole fino ad arrivare all’università ci tengono per davvero, hanno ottimi allenatori, si allenano molto e hanno tante opportunità di migliorarsi costantemente. In Giappone, soprattutto, fanno tante ore in campo e i risultati si vedono perché hanno giocatrici veramente forti. Viene visto come un lavoro e, infatti, tante al di fuori dell’università continuano perché vengono pagate a livello professionistico. In Italia questo manca, non ci sono gli allenatori adatti, non ci sono i campi ed è poco praticato, viene proprio visto come uno sport minore e se ne parla davvero poco. Nelle scuole, inoltre, non è minimamente praticato e questo incide quando ci si affaccia nelle competizioni internazionali nelle quali si vede palesemente la differenza di livello di base”.
Hai raggiunto nella tua carriera obiettivi che sono il sogno di tanti ragazzi e ragazze che praticano sport in Italia. Cosa diresti a chi insegue il proprio?
“Gli direi di continuare e trovare lo sport che li rende veramente felici. Quello nel quale riescono a dare il proprio meglio anche nei giorni difficili, dove riescono a proseguire anche quando la strada è dura e forse non hanno il supporto necessario perché, appunto, praticano uno sport minore. Continuare a lavorarci, fare ore di palestra e in campo, perché ci sono tante opportunità adesso sia all’estero ma anche in Italia grazie alla nazionale, ai Mondiali e alle Olimpiadi. Non abbandonare mai il proprio sogno e continuare a crederci, anche se ci si può trovare soli a farlo”.
In Italia c’è ancora poca cultura, in generale, verso gli sport minori. Come si potrebbe migliorare la situazione?
“La situazione si potrebbe migliorare partendo dalle scuole. Insegnare ai bambini che ancora non conoscono gli sport quali sono e farglieli provare e praticare, sarebbe un buon punto di partenza. Tu dai a loro l’informazione, gli fai praticare lo sport e saranno loro, avendone la possibilità, a decidere quale scegliere. Se i bambini non conoscono gli sport il discorso per loro è già precluso perché non ne sono edotti. Parlando del mio, ad esempio, occorre creare opportunità sia in termini di campi, perché ce ne sono troppo pochi, sia formando gli allenatori facendoli costantemente crescere. Con quello che abbiamo fatto in questi anni con la nazionale e la relativa visibilità guadagnata, possiamo andare in questo senso, far conoscere lo sport e farlo praticare. Creare un’opportunità di sviluppo e nei prossimi anni vedremo se quello che è stato seminato porterà frutti”.
Sei una figlia d’arte che ha preso carta, penna e scritto la propria storia. Quanto sono stati importanti mamma e papà nel tuo percorso?
“Mamma e papà sono stati importantissimi. Mi hanno supportato, spinto a fare di più e senza di loro non sarei arrivata dove sono ora. Loro mi hanno dato la libertà di scegliere e fare qualsiasi sport mi piacesse. Ho praticato nuoto, pallavolo e alla fine ho scelto io il softball perché l’ho provato e me ne sono innamorata. Poi, chiaro, data la loro esperienza mi hanno infuso consapevolezza, dato consigli, mi hanno spinta ad avere quella fiducia che mi serviva. Sono sempre stati orgogliosi di dove sono arrivata, sono i miei fan numero uno, mi seguono ovunque ed è certo che se oggi sono chi sono lo devo in gran parte a loro”.
Quello che emerge di Erika è come questa incredibile atleta non abbia mai avuto dubbi su ciò che stava facendo, nonostante uno sport che in Italia è poco praticato e ancora meno conosciuto. Ha trovato la sua strada, ha preso carta e penna scrivendo una mirabolante pagina di sport e l’ha fatto da sola. La sua carriera è un libro che invita a credere nei propri sogni, non darsi mai per vinti fino ad arrivare anche a traguardi impensabili. Ci piace pensare che ci possano essere tante Erika Piancastelli che in questo momento stanno cercando la loro strada nel mondo dello sport. Bene, guardate lei e pensate che nulla è loro precluso, nulla è impossibile, se ci credono davvero. Non smettete mai di credere nei vostri sogni, parola di Erika.
Foto: Profilo Facebook Erika Piancastelli