

Di DAVIDE LUGLI
Il re è tornato. Ezio Gamba, una leggenda del judo italiano e mondiale, un precursore e la prima medaglia d’oro mai conquistata da un atleta del nostro paese nella disciplina alle Olimpiadi. Dai mondiali di Madrid nel ’76 agli Europei di Belgrado nel ’86 è stato capace di salire undici volte sul podio, addirittura due volte su quello Olimpico con lo storico oro di Mosca ’80 e l’argento di quattro anni più tardi a Los Angeles ’84. Una carriera sportiva difficilmente imitabile quella di un atleta capace di portare il judo italiano a livelli inimmaginabili fino a quel momento. E oggi ci racconta la sua vita, ciò che è stato per lui il judo e quello che sarà il suo prossimo obiettivo nel più vicino futuro, diventare Presidente e guidare la Federazione verso grandi successi. Come ce lo dice lui stesso in questa lunga intervista.
A Mosca ’80 hai scritto una pagina di sport memorabile, ma come è iniziata l’avventura nel judo di Ezio bambino?
“Io ho cominciato quando avevo otto anni perché un mio compagno di classe faceva judo e quando era ora di ricreazione provavo a lottare con lui in cortile. Così, un po’ la curiosità e l’amicizia, insieme al medico di famiglia che mi considerava gracile e consigliava facessi sport, mi hanno portato a chiedere a mia madre di portarmi in palestra a provare. Così è cominciato tutto”.
Sei il primo italiano ad aver vinto un oro olimpico e quattro anni dopo hai quasi ripetuto un’impresa mai riuscita a nessuno. Cosa si prova a scrivere la storia?
“In quel momento non te ne rendi conto. Perché in quel frangente stai vivendo il momento, ma io post Olimpiade pensavo già ai successivi mondiali perché quando fai per 365 giorni all’anno una cosa ne vieni fagocitato. Un atleta che arriva a quei livelli è un po’ deficiente in senso buono, in quanto pensa ogni giorno agli impegni successivi e non dorme la notte pensando a cosa fare per migliorarsi”.
Cosa hai pensato quando ti sei trovato su un palcoscenico così importante come quello olimpico di Mosca ‘80?
“Ero già vicecampione europeo e mondiale, avevo un trascorso che mi faceva pensare di poter arrivare nei primi cinque alle Olimpiadi, poi probabilmente non pensavo di poter vincere. Chiaro che essendo argento mondiale il pensiero all’oro ce l’avevo, ma in quel frangente ero concentrato sul capire quali buchi ci fossero nella preparazione e ricomporre i pezzi del puzzle in modo che tutti i tasselli andassero al proprio posto per non cadere in errori”.
Ci puoi raccontare un aneddoto divertente della tua carriera sportiva?
“Aneddoti divertenti e non ce ne sono tanti. Però, durante la carriera sportiva hai talmente tanto da fare e sei così concentrato che non hai molto tempo per distrarti. Con il mio maestro Masami Matsushita, colui il quale ha il merito di aver portato in Italia un judo professionale e di alto livello, c’è sempre stato un ottimo rapporto. È stato quello che mi ha accompagnato nei miei momenti di ansia e di sconforto riuscendo a riportarmi alla calma. A fine carriera siamo usciti per andare a mangiare una pizza e dopo aver bevuto due o tre birre uscendo dalla pizzeria gli ho detto “adesso ti picchio” e lui mi ha risposto “va bene”. Questo è un aneddoto che ricordo con grande piacere”.
Hai avuto una carriera difficilmente imitabile e sei per tanti una leggenda, una fonte di ispirazione. Se oggi un giovane ti chiedesse perché scegliere il Judo cosa gli diresti?
“Io non gli direi scegli il judo, io gli direi scegli il cuore. Bisogna lasciare fare alle persone quello che si sentono, noi dobbiamo cercare di dare indicazioni per avere una visione più ampia possibile di quella che è la nostra attività, perché chi è interessato capisca se all’interno di questa c’è la risposta alla curiosità che loro hanno. Se ci può essere nel nostro sport, ma vale per qualsiasi altra disciplina sportiva, quella fiamma che faccia si possa essere uno stimolo nella vita. Perché nella vita dobbiamo avere degli obiettivi, per me lo sport è stato questo e mi ha consentito di crescere sotto tanti altri aspetti che ho coltivato con la disciplina sportiva. Il judo mi ha dato la confidenza in me stesso, capacità di affrontare obiettivi a lungo termine, coscienza che fisicamente sono superiore alla media e che quindi in qualsiasi ambito mi trovi potrei riuscire a adattarmi anche solo per la capacità di resistenza sia fisica che mentale. Io la prima cosa che dico ai bambini e che si devono divertire, questo devono trovare in questo sport. Se questo accade sicuramente c’è la possibilità di crescere nel nostro mondo, perché il judo richiede molto impegno, fisico e mentale, che se non viene fatto con piacere diventa insopportabile. Non si possono reggere carichi di lavoro importanti e anni di sacrifici se non si fa con piacere”.
Torni dopo 16 anni e ti candidi per la presidenza della FIJLKAM, quali obiettivi si prefigge Gamba come Presidente della Federazione?
“L’obiettivo primario è di creare atmosfera all’interno del mondo sportivo e di lavoro della Federazione, perché senza la giusta atmosfera non si può lavorare agli alti livelli ai quali ambisco. Poi ci deve essere maggiore ordine e rispetto nei ruoli. Occorre una pianificazione e molta professionalità, occorrono persone capaci, ci vuole meritocrazia. Un obiettivo economico, perché la nostra disciplina non può essere amatoriale e i tecnici devono poter vivere del loro lavoro, concentrarsi a tempo pieno su di esso. Voglio dare il rispetto alle persone per l’impegno che ci stanno mettendo, non può essere una sorta di volontariato. Queste sono le priorità assolute, poi ci vuole della programmazione perché per mirare ad un livello alto non si può progettare oggi quello che accadrà il mese successivo. Io nella mia vita ho sempre progettato oggi quello che sarebbe accaduto ad un anno, occorre una pianificazione per coprire tutto ciò che deve essere fatto e per arrivare pronti alle Olimpiadi e/o agli eventi importanti. Noi dobbiamo pianificare a maggio/giugno per arrivare pronti l’anno successivo e non è quello che ho visto essere stato fatto fino ad oggi. Questi sono gli obiettivi e le priorità”.
Come vedi il futuro degli sport di lotta in ottica LA2028?
“Io li vedo bene, perché penso fino ad oggi ci siano state persone che con la passione hanno tenuto in piedi le attività. Noi, oggi, dobbiamo prendere queste persone e questa passione e trasformarle in professionalità, dobbiamo formare le persone, creare e strutturare le società in modo che anch’esse possano a loro volta formarsi nel modo corretto. Dobbiamo creare un’etica che all’interno della nostra gestione sia la priorità e la guida per tutte quelle persone che in questi anni, con il loro operato, la loro passione e la loro dedizione, hanno formato e fatto divertire tanti giovani”.
La voce di Ezio è quella di una persona certa di quelli che sono i suoi obiettivi, passati, presenti o futuri poco importa. È un uomo e un atleta che è stato capace di scrivere la storia sportiva del judo italiano, ha sfidato il mondo e ha fatto vedere a tutti come il lavoro e l’impegno nello sport vengano sempre ripagati. Forza e Costanza non è solo il nome della palestra nella quale ha mosso i primi passi della sua carriera sportiva, ma molto di più. Sono qualità intrinseche nelle pieghe del viso del maestro Gamba, quelle che se vuoi qualcosa devi avere, devi fare emergere, quelle di chi si prefigge e persegue obiettivi nella propria vita sportiva o professionale e li vuole raggiungere. Ezio Gamba è tutto questo e con lui è tornato il campione che di diritto è iscritto nella leggenda del judo italiano e mondiale.
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Grande atleta grande maestro molto umile mi ha allenato quando avevo 10/11 anni avrà visto passare migliaia di bambini sul suo tatami poi x varie vicissitudini nn ho più frequentato. Dai 14 anni ho provato il karate con buoni risultati e crescendo sono anche diventato Maestro, devo dire grazie anche ai suoi allenamenti ai suoi ashi barai che mi hanno aiutato nei combattimenti di karate. Il maestro nn sa chi sono ma lo ringrazio e gli auguro la presidenza ❤️