

Di Davide Lugli
Rigivan Ganeshamoorthy, romano classe ’99, è davvero come l’abbiamo visto in questi giorni in televisione. Solare, spontaneo, reale. Uno di quelli che non te le manda a dire, quel che pensa te lo dice e anche molto chiaramente. Un ragazzo che dalla notte al giorno si è trovato in un vortice incredibile per quel momento irreale di Parigi dove ha scritto la storia e lasciato tutti a bocca aperta. Un atleta che si è presentato alle Paralimpiadi da esordiente fallendo il primo lancio per poi tirare 3 missili terra aria e facendo volare il proprio disco per altrettante volte oltre il precedente record mondiale, rifilando al secondo classificato ben 7 metri e mettendosi al collo una splendida medaglia d’oro. A 17 anni gli è crollato il mondo addosso, un pugno che avrebbe piegato chiunque. Lui no, figuriamoci. Lui è rimasto in piedi, ha trovato da questa disgrazia, come la chiama, la forza per emergere. Eccome è emerso. Oggi ne abbiamo parlato con lui e anche di tanto altro, ecco cosa ci ha detto.
A quanti anni hai cominciato a praticare sport e come è iniziata la tua avventura?
“Ho conosciuto lo sport solo dopo quella che è stata la mia disgrazia nel 2017. Una disgrazia che per me è poi diventata non dico una fortuna ma credo ci siamo capiti. Nel 2018 ho conosciuto il basket in carrozzina quando ero ricoverato al Santa Lucia di Roma perché ce l’avevo letteralmente sotto i piedi, al piano inferiore”.
Come hai vissuto in questi anni la disabilità come atleta ed essere umano?
“È stata veramente tosta, perché se come atleta mi sono sempre sentito alla pari, a livello esterno è stata più difficile perché la società non si è ancora attrezzata a livello di infrastrutture. A livello di essere umano mi sono detto che ormai era andata così e me la dovevo tenere, dovevo andare avanti. Non ho perso tempo a piangermi addosso, il tempo di realizzare e poi sono partito a cannone”.
Che consigli daresti a un giovane e ai suoi genitori per affrontare la disabilità?
“Occorre essere informati, non provare pena. La pena porta ad essere ignoranti, si devono informare per non passare il tempo a commiserare, questa è la cosa veramente importante. Se diamo le corrette informazioni, senza essere semplicemente etichettati, i ragazzi giovani possono essere meglio informati così come i loro genitori. Il mondo oggi è andato avanti, ci sono famiglie che sono ancora molto indietro, ma oggi se non riesci a capire è solo perché vuoi rimanere ignorante ed è una scelta tua”.
Lo sport è un modo per superare la discriminazione. Quali pensi possano essere i passi avanti da farsi per rendere accessibile lo sport a tutti?
“Prima di tutto penso che qualsiasi gara internazionale che siano europei, mondiali e giochi olimpici, debba essere fatta in parallelo per tutti. Già questo sarebbe un modo per evitare discriminazioni. Visto che il tutto è fatto per rendere uguali gli uomini già questo sarebbe un grande passo avanti, come fecero a Roma ’60 per esempio. Così avresti una gara insieme in cui entrambi farebbero vedere il proprio valore, il mazzo che ci facciamo tutti. Ovviamente sarebbero gare separate, in parallelo, ma così tutti potrebbero vedere sia gli uni che gli altri insieme. Per noi anche solo trovare una struttura per allenarci, una persona che ci segue, è veramente difficile, per un normodotato è più semplice. Se levassero anche solo questo gradino sarebbe un enorme passo avanti verso un’inclusione completa”.
Cosa pensa di sé stesso Rigivan?
“Bella domanda, facile come domanda ma difficile come risposta. Rigivan pensa che la vita è troppo bella per essere sprecata, anche se si sta messi male ci si deve credere. Credere sempre in sé stessi. Io non parlo di Rigivan e basta, penso sempre a me come a tutti gli altri che sono nella stessa condizione”.
Noi ringraziamo Rigivan per quella serata e non solo. Per quello che è, per le cose che dice che sono chiare e non nascondono retoriche atte solo ad addolcire la pillola. Per averci fatto vedere come tutto a un tratto la sua disabilità è entrata nelle nostre case ed è diventata qualcosa di potente, quasi irreale. Questo è Rigivan, uno che parla come affronta la sua condizione, uno che quando ci parli pensi sia il tuo migliore amico e viene facile capire. È davvero trasparente. E noi Rigivan ti auguriamo tutto il bene di questo mondo e ti chiediamo una cosa. Resta come sei, perché questo mondo ha bisogno di tanti ragazzi come te che ci fanno vedere come si è dentro e non solo come si è fuori.
Foto da sito Eurosport, Credit Getty Images