

DI DAVIDE LUGLI
Straordinaria atleta del Gruppo Sportivo dell’Esercito, una leggenda dello skeet che da 20 anni è sempre sulla cresta dell’onda, sia individualmente tanto nel mixed. Questa è Diana Bacosi, un’assoluta icona italiana del tiro a volo che ha portato il bel paese a trionfare in Europa e nel mondo. Un’atleta che ha vinto tutto, ha vinto di più, ha scritto il proprio nome a fuoco su questo sport e che nelle ultime 3 Olimpiadi è sempre salita sul podio, fregiandosi di ben 2 ori. Quello che non le è riuscito è nascondere un enorme talento, non ha mai trovato scuse quando ha perso e si è sempre assunta le proprie responsabilità. Una campionessa vera e propria, sempre pronta a mettersi in gioco senza mai tirarsi indietro. Lei è Diana Bacosi, un orgoglio italiano, e oggi ci racconta di lei.
Come e quando è iniziata la storia tra te e il tiro a volo?
“Tutto è iniziato quando avevo 14 anni grazie a mio papà Lao che frequentava per passione il campo di tiro. Per passare un po’ di tempo con lui, visto che lavorava tutta la settimana, la domenica andavo con lui e all’inizio mi occupavo solo di segnare lo statino, il punteggio, era un po’ titubante a farmi provare. Un giorno mi ha chiesto se volessi provare e da lì non mi sono più fermata, iniziando per i primi 5 anni con il percorso caccia poi, visto che non era disciplina olimpica e ambivo a qualcosa di più, sono passata allo skeet”.
Quali sono le qualità essenziali per praticare il TAV e se c’è un’età per iniziare?
“Un’età giusta per cominciare non c’è. Abbiamo l’esempio lampante del grande Francesco D’Aniello che ha cominciato in tardissima età, circa 30/35 anni, e poi è arrivato a vincere l’argento a Pechino nel double trap. Diciamo che chi ben comincia è a metà dell’opera, più giovani si è più possibilità si ha di fare pratica, confrontarsi con altri atleti e con realtà importanti. A qualsiasi età uno può cominciare, chiaramente dipende anche dall’ambizione che uno ha, se uno vuole iniziare anche a 60 anni amatorialmente perché no?”
In 3 Olimpiadi hai vinto altrettante medaglie, quale è stata la più bella?
“Intanto ci tengo a ringraziare il Gruppo Sportivo dell’esercito che è sempre stato al mio fianco, nelle vittorie così come nelle sconfitte, e mi ha sempre sostenuta. Tutte le medaglie vinte hanno una storia e arrivano in un particolare momento di vita dell’atleta. Io ho un ricordo nitido di tutte le medaglie olimpiche conquistate, come anche dei due bellissimi mondiali che ho conquistato. Quest’anno ho avuto una stagione straordinaria, oltre all’oro ai giochi sono arrivati un campionato europeo e una coppa del mondo. Tutte le medaglie sono belle”.
Tanti si chiedono come mai abbiate vinto in coppia e non individualmente, almeno in questa Olimpiade. Qual è la spiegazione?
“Non ho mai voluto trovare scuse, nel mio caso ho sempre detto che la gara è andata male e questo è stato. In verità sono arrivata con uno stato febbrile abbastanza fastidioso ma non volevo in alcun modo saltare la gara, non mi avrebbe fermato nessuno, perché comunque per l’Olimpiade ci ho lavorato 4 anni, anzi 3 visto che Tokyo è stata nel 2021, e stavo sparando bene, avevo anche appena vinto l’europeo. Poi a 3 giorni dagli allenamenti ufficiali è arrivata questa febbre e ho dovuto interromperli perché non stavo bene. L’ho comunicato al mio CT e sono tornata in camera per cercare di recuperare le forze per la gara che ci sarebbe stata il giorno dopo. Non ho mai voluto accampare scuse, si è trattata solamente di sfortuna anche se magari anche questo stato ha influito. Dopo abbiamo vinto l’oro nella finale del mixed, dove abbiamo conseguito anche 2 record e questo vuole dire qualcosa. Gabriele, dal canto suo, nella prima serie di qualificazione è andato male con un risultato che non è nelle sue corde. Dopo non ha più sbagliato neanche un piattello però non è bastato, è stata anche per lui una gara sfortunata”.
Come vedi il tiro a volo in ottica LA28?
“Vedo molto bene il movimento, gli atleti di qualità non mancano. Ci sono tanti giovani emergenti che stanno venendo fuori e io nel mio piccolo tenterò nuovamente di qualificarmi anche se sappiamo che nel tiro a volo la carta olimpica è per nazione e non per il singolo atleta. Starà quindi alle federazioni e al CT decidere in caso. Sappiamo che il tiro a volo ci sarà fino a Brisbane e siamo proiettati in questa ottica, anche se dobbiamo tenere conto che ci sono tante problematiche in essere. Ci sono campi, anche a Roma dove mi alleno io, che nel corso degli anni hanno chiuso per inquinamento acustico o ambientale, norme che mutano in continuazione e non è facile stare al passo. Comunque, e nonostante tutto, lunga vita al tiro a volo”.
Ci teniamo a concludere parlandovi noi della Diana che abbiamo conosciuto. Una donna meravigliosa, empatica, sicura di sé e per niente remissiva. Una di quelle di cui ammiri la sicurezza, il non tirarsi mai indietro, incapace a nascondersi dietro a delle scuse. Una vera campionessa che ci ha sempre rappresentato in giro per il mondo con dignità e tanto, tanto, talento. Ha contribuito in maniera concreta a portare l’Italia sul tetto dello skeet mondiale e dove c’è il tiro a volo sappiamo che il suo nome non potrà mai essere slegato dalla storia di questo sport. In bocca al lupo Diana e grazie per tutto quello che hai fatto finora e che, siamo sicuri, farai anche domani.