

Recensione di A.C., Professore di Lingua e Letteratura Italiana e Latina, Giornalista e Appassionato di Sport
Può sembrare una stranezza recensire un poliziesco in questa rubrica dedicata ai libri sportivi. Ma, come si vedrà in seguito, la stranezza è solo apparente, perché, in effetti, di sport, anzi di calcio e più precisamente del Napoli, in questo testo ce n’è davvero molto. Ma LA FORMA DEI SOGNI di Andrej Longo, edito da Sellerio, almeno formalmente, è anzitutto di un libro poliziesco.
Io non conoscevo l’autore e ho preso il libro anzitutto per curiosità, per colmare questa lacuna. E poi perché l’editore è Sellerio e io ho un debole per i libri di questa casa editrice, che mi hanno fatto conoscere tantissimi scrittori, italiani e stranieri. Potrei dire che li prendo in fiducia e non mi hanno mai deluso. Così ho letto il libro di Andrej Longo. Che, lo dico subito, mi è piaciuto molto. Per come è scritto anzitutto: per la leggerezza, l’arguzia, la sottile ironia con cui l’autore descrive anche situazioni tutt’altro che leggere. E poi mi è piaciuta la vivacità dei dialoghi, abbelliti da frequenti espressioni napoletane, ben comprensibili comunque anche da chi non conosce quella bella lingua. Ma mi è piaciuto anche per l’immagine che dà della città di Napoli, con i suoi problemi – la droga, il gioco d’azzardo, la violenza, la piccola delinquenza – e con la sua profonda umanità. Un libro, che si legge con piacere e che mi permetto di consigliare: a chi ama lo sport, ma anche a chi semplicemente vuole leggere un bel libro.
Si tratta, dicevo, di un poliziesco. Il protagonista-narratore è infatti un poliziotto, Antonio Acanfora, che con il suo superiore, il commissario Santagata, e gli altri agenti del commissariato si trova impegnato in una delicata indagine, sulla quale ovviamente non dirò assolutamente nulla per non togliere al lettore il gusto della sorpresa. Mi permetto solo di evidenziare la capacità dell’autore di dare a ciascuno dei poliziotti una precisa fisonomia: personalità diverse, gusti diversi e una diversa situazione umana e professionale.
E il calcio che c’entra? C’entra anzitutto perché l’azione si svolge tra l’estate e l’autunno del 2022, ossia nel periodo in cui si stava imponendo il Napoli di Spalletti che a fine stagione avrebbe vinto il suo terzo scudetto, il primo senza Maradona. E a Napoli tutti sono coinvolti in questa passione, persino i poliziotti che si tassano per acquistare un nuovo televisore per poter seguire le partite in commissariato durante i momenti di attesa di qualche chiamata.
Uno dei meno coinvolti in questa passione calcistica, all’inizio, è proprio il protagonista, Antonio Acanfora. Ma poi anche lui si deve interessare del Napoli, per accontentare un amico d’infanzia, Ciro, tossicodipendente e dedito a piccoli furti per procurarsi la dose, che proprio Acanfora ha convinto ad entrare in una comunità di recupero. Lì però non sono ammessi né cellulari né televisione e allora Ciro, per seguire il Napoli, chiede all’amico di scrivergli, dopo ogni partita, una lettera che spiegargli cosa è successo, se il sogno cullato in segreto stia diventando realtà. Così anche Acanfora inizia a seguire il Napoli in quella cavalcata straordinaria che è stato il girone d’andata di quella stagione, resa ancor più prestigiosa dal cammino irresistibile in Champions League, iniziato con il successo per 4-0 sul Liverpool campione in carica. La vicenda, poliziesca e sportiva, si chiude a dicembre, con la sosta del calcio per i mondiali in Qatar.
Le lettere di Antonio Acanfora a Ciro sono racconti vivaci, appassionai, del cammino del Napoli. Non è pura cronaca giornalistica, ma il resoconto di un tifoso ad un amico più tifoso di lui. Inoltre in esse l’autore fa inserire una serie di annotazioni sui vari giocatori del Napoli che non tutti forse conoscono, ma che meritano di essere lette. Osservazioni, storie di vita e comportamenti che vanno oltre la cronaca calcistica e servono a dare una fisionomia umana ai personaggi del calcio, da Luciano Spalletti, a Khvicha Kvaratskhelia, l’oggetto misterioso diventato ben presto il grande amore dei tifosi napoletani, dal portiere silenzioso Alex Meret a Min-jae Kim, il gigante coreanovero perno della difesa, da Piotr Zielinski, centrocampista e goleador, ad André-Frank Anguissa dal capello rasta volto in alto, da Mario Rui a Victor Osimhen, il goleador ufficiale, sino a Giovanni Simeone, il goleador che parte dalla panchina. Anche in questo caso, evito di riferire quanto l’autore scrive dei singoli personaggi, per non togliere al lettore il gusto della scoperta.
Faccio un’unica eccezione, che mi sembra significativa. Quando Giovanni Simeone in un’intervista dice che Napoli è una città meravigliosa perché, quando apre la finestra, dalla sua abitazione vede il mare azzurro, sia Antonio Acanfora sia Ciro, nelle lettere che si scrivono, ci tengono a precisare che “chi abita in centro storico, ai Quartieri, alla Sanità, a via Foria, a Forcella, alla Stazione Garibaldi, quando apre la finestra di casa sua, il mare azzurro mica lo vede”.
Come a dire che c’è una Napoli per i privilegiati e una per la gente comune e per i più sfortunati. Un’osservazione che conferma, anch’essa, la sostanza del libro di Andrej Longo. Un libro, ripeto, che merita di essere letto. Ed un autore che sono contento di aver conosciuto.