

DI DAVIDE LUGLI
Chiara Consonni, 25 anni da Ponte San Pietro, e Vittoria Guazzini, 23 anni da Poggio a Caiano, sono le frecce tricolori che alle Olimpiadi di Parigi hanno conquistato uno straordinario quanto inaspettato oro italiano nel ciclismo, quello della Madison e dei suoi massacranti 120 giri. Un oro che arriva da due ragazze giovani, frizzanti, cariche come molle e soprattutto reali, quanto la gioia sprigionata al termine della gara che le ha proiettate dritte nell’Olimpo oltre che nelle nostre case dove hanno portato una ventata di gioia genuina e spontanea. Chiara fa parte del Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre mentre Vittoria è in forza al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, insieme avevano già regalato enormi soddisfazioni all’Italia a livello juniores quando su pista, insieme a Martina Fidanza e Letizia Paternoster, avevano conquistato un titolo iridato e uno europeo a squadre. Due palmares nei quali nonostante la giovane età delle nostre campionesse non manca praticamente nulla, nei quali si aggiunge quell’oro francese tanto sognato, quanto meritato. Alla vigilia dei mondiali, in linea e su pista, le abbiamo contattate entrambe e abbiamo pensato a un’intervista doppia nella quale ci raccontano di quel momento e di come è iniziata questa bellissima favola scritta, per davvero, a quattro gambe.
Chiara e Vittoria sono state una scommessa vinta da parte del CT Marco Villa. Come è nata l’idea di creare questo binomio?
Chiara: “E’ stata una cosa dell’ultimo momento perché sappiamo tutti che la coppia titolare doveva essere quella formata da Elisa (Balsamo) e Vittoria. Un paio di anni fa con Martina Fidanza avevamo sfiorato il podio mondiale ed è una gara che a me è sempre piaciuta, nella quale mi ci sono sempre trovata anche da junior quando sono arrivati ottimi risultati insieme a Letizia con la quale abbiamo vinto, appunto, il mondiale di categoria. Siamo state l’accoppiata giusta al momento giusto, io più veloce in volata mentre Vittoria abile passista. Insieme abbiamo colmato l’una le mancanze dell’altra”.
Vittoria: “Tecnicamente parlando siamo due atlete che si completano. Chiara è molto veloce mentre io sono più forte sul passo, per la Madison era la combinazione migliore. Io e Chiara avevamo già corso assieme, l’affiatamento c’era già, poi circa un mese prima delle Olimpiadi abbiamo fatto una gara per rivedere il meccanismo e anche se era passato del tempo dall’ultima volta il feeling era già a buon punto. Con Chiara avevamo un passato speso nelle gare a squadre, poi abbiamo preso strade diverse ma ci è voluto poco per ritrovarci”.
In gara quando avete capito che potevate mirare alla medaglia e, addirittura, al bersaglio grosso dell’oro olimpico?
Chiara: “Personalmente, fino alla fine, non ci ho mai creduto. Io sono una molto impulsiva in gara e la fortuna è stata di avere una compagna come Vittoria che ha sempre dimostrato di avere testa e tecnica. Ha capito quando era il momento giusto per attaccare e mirare al bersaglio grosso, ha saputo esattamente quando cogliere l’attimo. L’obiettivo era quello di puntare ad una medaglia ma mai avremmo pensato di mirare, appunto, all’oro olimpico. Anche a gara finita ho atteso di vedere la conferma ufficiale sul tabellone perché, francamente, non ci credevo ancora”.
Vittoria: “Bella domanda. Eravamo partite senza un’idea predefinita su come impostare la gara, abbiamo fatto le prime due volate e poi ci siamo trovate indietro per le successive. Non si era messa nel migliore dei modi ed è stato a quel punto che ho deciso di attaccare per prendere il giro e i 20 punti. Quando siamo rientrate è cominciata la consapevolezza che potevamo giocarcela, anche se visto il tipo di gara fino alla fine non hai alcuna certezza. Hai tanta adrenalina addosso e sei al limite, una serie di emozioni incredibili, poi quando abbiamo visto che le olandesi non potevano più riprenderci è bastato restare lì con loro”.
Tanti si chiedono in un vortice come quello della Madison come si riesca a comunicare, c’è un modo o è tutto preparato a tavolino?
Chiara: “Già ci conoscevamo e sapevamo quali erano i punti di forza dell’una e dell’altra, poi chiaramente durante la gara, per quel poco che si poteva durante i cambi, ci siamo scambiate qualche parola anche se parliamo proprio del minimo sindacale. L’aiuto maggiore è arrivato da bordo pista dove Marco Villa ed Elia Viviani erano quelli che ci fornivano le maggiori indicazioni durante la gara. Anche quando siamo rimaste indietro, nella seconda parte, sono stati loro a fornirci le dritte necessarie per poter rimetterci in pari e riprendere il filo del discorso”.
Vittoria: “Non avevamo, come detto, un piano d’azione. Quello che ci eravamo ripetute era di state fuori dai problemi, evitare buchi e il dover rincorrere a chiudere magari c’erano degli errori nei cambi. Insomma, quando ci siamo trovate dietro abbiamo realizzato che tutto ciò che c’eravamo dette non lo avevamo poi fatto. Non si riesce a comunicare durante la gara, al massimo c’è l’incitamento. Come accaduto nel momento topico, quando ho deciso di attaccare e Chiara non sapeva nulla. Le ho chiesto il cambio perché sapevo che aveva della gamba e lei ha capito che era il momento di andare”.
Viaggiamo a ritroso nel tempo. Avete vinto tanto anche prima di quest’oro, ovvio che questa sia una sorta di consacrazione, ma quali sono stati gli inizi di Chiara e Vittoria?
Chiara: “Ho seguito un po’ le orme di mio fratello Simone, ma in famiglia non avevamo nessuno che fosse appassionato di ciclismo. Lo sono, poi, diventati dopo di conseguenza e grazie a noi. È partito tutto come un gioco, abbiamo creato il nostro gruppo per andare a correre e dopo sono cominciate ad arrivare le mie prime soddisfazioni, le convocazioni in nazionale, le vittorie. Alla fine, è diventato il mio lavoro e questo grazie anche al mio Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre, oltre alla visibilità che negli ultimi anni ha portato il ciclismo femminile ad un livello decisamente superiore. Con Vittoria ci conosciamo praticamente da quando eravamo poco più che bambine ed è nata immediatamente una bella amicizia, questo anche grazie alla natura dei nostri caratteri molto estroversi (il sottoscritto può confermare…). Ci siamo trovate subito, anche se non si va sempre d’accordo. Siamo due persone che, appunto, si completano anche sotto questo aspetto, abbiamo praticamente corso quasi sempre nelle medesime categorie vista l’età e con il quartetto, insieme a Letizia e Martina, abbiamo vinto l’oro mondiale junior”.
Vittoria: “Tanto tanto tempo fa. Ho cominciato con le prime pedalate da bambina quando avevo 6/7 anni e probabilmente non mi sarei mai aspettata di raggiungere questi risultati, anzi mai avrei pensato che il ciclismo potesse diventare il mio lavoro. Poi, chiaramente, lo è diventato anche grazie al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro. Lo praticavo perché mi piaceva e mi divertivo, sempre senza prenderlo troppo sul serio. Chiaro che quando cresci e vedi che le cose vanno bene ci investi di più e capisci che di questo puoi anche vivere. Sul mio percorso, poi, ho incontrato Chiara che conosco da quando eravamo ragazzine. Abbiamo iniziato a correre insieme, siamo diventate amiche, e tutto quello che siamo lo abbiamo messo in quei 120 giri che ci hanno portato a vincere l’oro”.
Per la vostra giovane età avete palmares che tanti altri atleti sognano di arrivare ad avere a fine carriera, quali sono a questo punto i vostri obiettivi futuri?
Chiara: “Sai, vedo questa vittoria non come un punto di arrivo ma come uno di partenza, anche se devo ammettere che arrivare a conquistare l’oro olimpico significa già aver toccato il cielo con un dito. So che devo ancora imparare tanto, crescere ancora. Voglio pormi degli obiettivi su strada, il mio sogno non te lo nascondo è sempre stata la Roubaix ma adesso ci sono i mondiali su pista e mi piacerebbe salire ancora sul podio nella Madison”.
Vittoria: “Fino a quest’anno l’obiettivo primario era di arrivare a conquistare una medaglia olimpica. Chiaro che se tra quattro anni dovesse ricapitare non disdegnerei, anzi ben venga. È stata una grande soddisfazione, ora però vorrei concentrarmi su strada e prendermi anche lì qualche soddisfazione. Ovviamente, fino ad ora, non mi posso certo lamentare”.
Meno di 50 anni in due per Chiara e Vittoria, una vita sportiva davanti ancora tutta scrivere e che speriamo possa regalare tante altre soddisfazioni a loro e a noi. Nelle loro parole, nelle loro voci, abbiamo trovato quella freschezza che regala grandi speranze allo sport italiano. Oggi sono loro le campionesse olimpiche, hanno uno splendido oro al collo che poco più di un mese prima non era nemmeno ipotizzabile, ma domani chissà. Ci sono tante Chiara e Vittoria che oggi, forse, scorrazzano sotto casa, in un cortile o in giardino, con una bici con le rotelle e che domani, ce lo auguriamo, ripeteranno l’impresa di queste due meraviglie della natura. Ricordate sempre come hanno iniziato loro, i sogni che hanno sempre inseguito e che a mano a mano sono diventati realtà. E quando guardate i vostri figli, quando vogliono provare uno sport, incoraggiateli, credete sempre in loro. Non si sa mai possa capitare che un domani li vediate in televisione, trionfare alle Olimpiadi, con una medaglia al collo e l’inno nazionale italiano in sottofondo.
FOTO: SprintCyclingAgency