

E’ il 1935 quando Davide Lanzoni, studente di medicina all’Università di Padova, fonda la squadra del Rovigo Rugby: è l’inizio di una storia unica e magica, l’inizio di una storia in cui “i Bersaglieri” diventano una delle squadre più vincenti d’Italia e un simbolo del territorio rodigino. Nel 1951 arriva il primo scudetto e tra le fila dei rodigini c’è uno degli uomini simboli della storia dei Bersaglieri: si chiama Mario Battaglini e darà il nome allo stadio. Le maglie sono rossoblu, forse in onore del Bologna, ma su questo non c’è certezza. A Rovigo arrivano molti campioni e molti scudetti. All’inizio della stagione 1987-88 sono già 9 e a Rovigo sognano la decima.
Quell’anno c’è un grande cambiamento nella storia del rugby: per il primo anno si giocheranno i playoff dopo la fase di regular season. Campione in carica è il Petrarca Padova che ha vinto la stagione precedente con due punti di vantaggio sulla Benetton Treviso. Durante il mercato arriva a Rovigo il fuoriclasse sudafricano Naas Botha, fortemente voluto dall’allenatore Nelie Smith. E la Regular season vede i bersaglieri dominare la stagione: sono 19 vittorie su 22 con vittorie entusiasmanti a L’Aquila e Treviso. Rovigo è prima e affronta i playoff da prima della classe: i playoff questa novità che si chiuderanno con la finale al Flaminio di Roma.
Ai quarti di finale a Rovigo tocca il Noceto, seconda in serie A2: le partite finiscono 90-0 e 16-6. E’ semifinale contro il Petrarca, una delle partite più sentite per il popolo che ogni domenica va al Battaglini. Rovigo perde in casa gara 1 ed è a un passo dall’eliminazione; gara 2 a Padova è un thriller con Rovigo che vince 13-10 prima di chiudere in gara 3 con un 21-10. E’ finale.
Il 28 Maggio 1988 al Flaminio di Roma si sfidano Rovigo e Benetton Treviso. Sono in quasi 5mila che partono da Rovigo con tantissime auto e con il treno rossoblu: tutta Rovigo è dentro quello stadio o davanti alla TV. E’ la prima finale scudetto unica: c’è tensione ed emozione. Rossoblu contro biancoverdi. Ed è una finale che entra nella storia. E’ una partita tesa, combattuta, molto tattica. Al 16 minuto un calcio di Botha porta avanti i rodigini 3-0, poi al minuto 21 Bettarello fa 3-3. Verso la fine del primo tempo ecco la meta del trevigiano Bettarello che può cambiare la storia della partita: 7-3 per Treviso. Il secondo tempo è un concentrato di epica e pathos. Rovigo ci prova ma non trova i punti per recuperare; Treviso difende con i denti. Ormai mancano pochi minuti e il tricolore sta volando verso la marca trevigiano. Ma al minuto 78, quando mancano solo due minuti, la storia cambia: c’è la meta di Ravanelli e la meta trasformata da Botha. E’ 9-7 Rovigo. Finisce qua. Rovigo è campione d’Italia, Rovigo ha la stella.
Finisce con l’esplosione di un popolo che vive un legame indissolubile con la sua squadra di rugby, finisce con la gioia della gente che piange e si abbraccia, finisce con le lacrime degli sconfitti, comunque autori di una finale memorabile. Quegli sconfitti che l’anno dopo avranno la rivincita nella finale di Bologna, ma questa è un’altra storia.
Rovigo è campione d’Italia per la decima volta. Questi i nomi dei protagonisti di quella giornata: Massimo Brunello, Alberto Osti, Stefano Bordon, Graziano Ravanelli, Edgardo Venturi, Naas Botha, Mirco Visentin, Gert Smal, Pietro Reale, Flaviano Brizzante, Stefano Prearo, Alessandro Moscardi, Emilio Tito Lupini, Alessandro Bombonato, Giuliano Baratella. All. Nelie Smith.
E’ il decimo titolo di Rovigo Rugby, è lo scudetto della stella.