

Quel mondiale maledetto Alberto Tomba non l’aveva mai vinto. E non solo: se escludiamo il bronzo di Crans Montana del 1987, non era arrivata nessuna medaglia. Solo tante delusioni. Fino al 1996, fino a Sierra Nevada. Eppure quel mondiale era nato sotto i peggiori auspici. Quel mondiale era previsto nel 1995 ma la mancanza di neve nelle montagne spagnole portò al rinvio. In quell’anno Tomba vinceva sempre, e vinse anche la Coppa del Mondo, e quel rinvio sembrò il segno del destino sui sogni mondiali di Alberto.
La stagione 1996 fu finalizzata solo a quell’appuntamento mondiale: vinse tre gare a Madonna di Campiglio, a Kranjska Gora e a Flachau e poi ecco il mondiale. C’erano Vail, Saalbach e Morioka da vendicare, c’era un cerchio leggendario da chiudere.
Il 23 Febbraio è il giorno dello slalom gigante. Ci sono tanti fischi per il bolognese in partenza per alcune dichiarazioni, che si dimostrarono un equivoco, sulle montagne spagnole. Ma quando Alberto inizia a sciare, la sua classe, la sua eleganza, il suo volare sugli sci trasforma i fischi in applausi. E la prima manche è un capolavoro di Alberto: 65 centesimi di vantaggio su Kaelin, poi Von Gruenigen. Sembra fatta, quell’oro è di Tomba. Ma c’è una seconda manche dove Alberto decide di far trattenere il fiato, ancora una volta a tutta Italia. Dopo dodici secondi di gara una curva verso destra gli fa perdere aderenza alla pista, scivola, sembra uscire, l’Italia si ferma. Ma è Tomba, e spesso per lui la fisica non esiste. Si rialza e riprende a volare verso il traguardo. E’ oro mondiale, la maledizione mondiale è finita. Kaelin chiude a 44 centesimi, Von Gruenigen a 82. Alberto Tomba è campione del mondo nello slalom gigante.
Passano due giorni, è il momento dello slalom speciale. E non può mancare la grande rimonta. Dopo la prima manche Tomba è sesto a 70 centesimi da Jagge. La seconda manche è una delle sue seconde manche, quelle che ti fanno alzare dalla sedia, che ti fanno gridare e quelle che incutono timore agli avversari. E così von Gruenigen, Kosir, Amiez e Reiter o escono o sbagliano. Rimane solo il norvegese Jagge che al primo intermedio ha già perso tutto il vantaggio e che dopo altre poche porte inforca. E’ medaglia d’oro, è un’altra meraviglia. Il cerchio della Leggenda si è chiuso.
La “Gazzetta dello Sport” titola “Campionissimo”, Candido Cannavò lo descrive come “un artista delle emozioni”. E nulla è più vero: Alberto Tomba ci ha regalato emozioni indimenticabili, ci ha regalato pagine di sport fantastiche, ci ha incollato alla televisione. Emozioni indimenticabili, come quelle di Sierra Nevada 1996: campione del mondo nel gigante, campione del mondo nello slalom. Semplicemente Alberto Tomba
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