

Non era favorito a Mosca il 22 Luglio 1980, non era favorito a Los Angeles, quattro anni dopo, il 31 luglio 1984: ma fu due volte medaglia d’oro, come nessun altro nella storia della Fossa Olimpica, specialità del tiro a volo. E’ la storia di Luciano Giovannetti, pistoiese, uno dei monumenti del tiro a volo italiano.
Luciano si definisce un cacciatore prestato al tiro perché è solo nelle pause dalla caccia che si dedica a questo sport e dimostra un grande talento. Fin dai venti anni per il campione di Bottegone, periferia di Pistoia, arrivano tante medaglie, ma manca quell’oro olimpico che suggellerebbe la sua carriera. Luciano è un campione semplice: aiuta il padre nell’armeria di casa, gioca a carte con gli amici e vive la passione per il tiro. Una bella storia di sport.
All’edizione moscovita Luciano arriva a 34 anni, con la maturità e la consapevolezza di potercela fare. Sono le Olimpiadi dei boicottaggio dei paesi occidentali e l’Italia decide solo a pochi mesi dai giochi di partecipare, senza bandiera, senza inno. Le gare di tiro si svolgono nel campo della Dinamo Mosca, a Mytischtschi, nei pressi di un immenso bosco di betulle: i favoriti sono il tedesco dell’Est Damme e il cecoslovacco Hojni. Luciano non arriva in gran forma al primo giorno di gare: un’infiammazione al dente gli ha procurato una notte insonne, ma quel giorno il campione pistoiese non vuole sbagliare. E il primo giorno chiude con 74/75, quasi perfetto. Il giorno successivo è un misto di sole e pioggia, condizione non facile per una gara di tiro, ma Giovannetti è perfetto: 75/75 e primo posto con 149/150 davanti ai due favoriti Damme e Hojni che chiudono i primi due giorni con 148/150. Il terzo giorno ci si gioca la medaglia e Giovannetti è ancora perfetto: prima una serie da 25/25 poi l’ultima da 24/25. E quando Damme e Hojni commettono i loro errori per l’azzurro è la consacrazione olimpica. Il punteggio finale è 198/200, prestazione maestosa.
E Giovannetti può festeggiare lanciando nel cielo di Mosca quel cappellino sbiadito e gridando di gioia per la medaglia d’oro. Non c’è inno di Mameli alla premiazione, ma il pubblico italiano presente in tribuna lo canta lo stesso assieme al presidente del Coni Carraro, assieme a Mario Pescante ed Artemio Franchi, giunti allo stadio del tiro per assistere alla finale della Fossa,. Non c’è inno, ma ci sono le campane della chiesa di Sant’Angelo che suonano a festa per l’oro di un loro concittadino.
Passano quattro anni e nel frattempo, nel 1982 a Caracas, Giovannetti si è laureato anche campione del mondo. Siamo a Los Angeles e questa volta mancano i paesi del blocco orientale. C’è un favorito d’obbligo nella finale di fossa olimpica: è lo statunitense Carlisle che ha il record del mondo con 200/200. C’è tanto vento al Prado Olympic Shooting Park, vento che sconvolge la gara e ne cambia la storia. Carlisle domina la gara e prima degli ultimi due piattelli ha due punti di vantaggio sul nostro Giovannetti: ed ecco il colpo di scena che non ti aspetti con Carlisle che fa due errori e vien raggiunto dall’azzurro e dal peruviano Boza. Tutti e tre hanno un punteggio di 192 a dimostrare la difficoltà di quel campo di gara così ventoso. Si va allo spareggio e qui esce la classe e l’esperienza del nostro campione che, a 39 anni. vive con minor tensione un momento così decisivo. Giovannetti chiude lo spareggio con 24/25, Boza con 23 e Carlisle, ancora sotto shock dall’ultima serie, con 22. Per Giovannetti è ancora oro, come nessun altro nella storia della fossa olimpica. E questa volta c’è anche l’inno di Mameli a celebrare il trionfo del campione pistoiese.
E’ questa la storia della doppietta olimpica di Luciano Giovannetti, campione semplice e genuino dello sport, persona che amava giocare a scopone e a briscola con gli amici di Bottegone, campione che seppe vincere due olimpiadi consecutive nell’orientale Mosca e nell’occidentale Los Angeles. Due mondi opposti che Luciano con la sua infinita classe fu capace di unire in un lungo viaggio tutto d’oro. Un campione vero: Luciano Giovannetti
Foto: FITAV