

RECENSIONE DI A.C. Professore di lingue e letteratura italiana e latina, giornalista e appassionato di sport
Un amico mi ha regalato l’ultimo libro di Giuseppe Pastore: “KOLOSSAL MILAN”, edito da 66THAND2ND lo scorso novembre. E mi ha chiesto di presentarlo in questa rubrica.
Ho letto subito il libro. L’ho trovato interessante, informato, a tratti stuzzicante. E ben scritto. Pastore ripercorre, come dice il sottotitolo, “Gli anni 2001-2009”, il decennio con Carlo Ancelotti allenatore (giustamente nel disegno di copertina), coronato da uno scudetto, una coppa Italia, una supercoppa italiana, due supercoppe europee, un mondiale per club e soprattutto due Champions. È un decennio, quanto a titoli, leggermente inferiore a quello che Pastore aveva narrato nel suo libro precedente, “Il Milan col sole intasca. Gli anni 1986-1994”, che in questa rubrica abbiamo già presentato. Ma comunque un grande Milan, con una società ancora solida, anche se un po’ contestata alla fine, un allenatore tra i migliori del mondo e una squadra capace di grandi imprese.
Dicevo che l’ho letto subito, ma ho esitato molto prima di decidermi a presentarlo. Perché mi sono messo nei panni del tifoso milanista di oggi, depresso e sfiduciato, con una squadra persa a centro classifica, capace di perdere contro chiunque. Una squadra che di “Kolossal” non ha proprio niente. “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria” dice la Francesca di Dante nel quinto dell’Inferno. E questo, ho pensato, potrebbe essere il sentimento di molti tifosi del Milan di fronte al libro di Pastore. Presentandolo in questo momento, mi sembrava quasi di infierire sul povero tifoso. O, addirittura, di prenderlo in giro. Poi mi sono deciso.
Forse, ho pensato, il libro può suscitare nel tifoso anche un sentimento di orgoglio, proprio per quella gloria che sembra ormai così lontana nel tempo. Se lo leggesse qualche giocatore, potrebbe capire quale sia la storia della maglia che indossa (quella rossonera, ovviamente, non quelle sciagurate apparse negli ultimi tempi). Se poi lo leggesse anche qualcuno della società (ma esiste davvero o è solo un prodotto dell’IA?) forse potrebbe comprendere che il calcio è anche passione, tradizione, appartenenza, non solo algoritmo e business. Ecco allora il libro.
Pastore suddivide il suo ponderoso volume (oltre 400 pagine) in 130 brevi capitoletti e ciò facilita certamente la lettura. Si parla di calcio e di Milan, ovviamente, ma con interessanti divagazioni sui fatti di quegli anni, in primo luogo quelli che riguardano Silvio Berlusconi, come la fine del matrimonio con Veronica Lario, ma soprattutto l’attività politica del presidente. Spesso i due temi, calcio e politica, si intersecano. Così è, anzi, già alla data con cui inizia il libro, 11 maggio 2001, antivigilia del giorno delle votazioni: Berlusconi è nel salotto di Bruno Vespa a firmare il famoso “contratto con gli italiani”, mentre il Milan strapazza l’Inter nel derby con un sonante 6-0. Nel luglio successivo, (ne parla il libro) saranno i giorni del G8 di Genova a gettare un’ombra sul Berlusconi politico e un’altra ombra (ne parla sempre il libro) arriverà al Parlamento Europeo, quando Berlusconi darà del “kapò” al vicecapogruppo socialista Martin Schulz.
Ma lascio al lettore scoprire gli altri riferimenti alla politica. Mi limito al calcio. Sono anni di grandi sfide e di grandissimi giocatori: oltre ai già affermati Baresi, Costacurta e Maldini, ci sono, per ricordarne alcuni, Pirlo, Gattuso, Nesta, Kakà, Pato, Pippo Inzaghi, Shevchenko, Rui Costa a cui Pastore dedica un intero capitolo per elencare i suoi 40 assist. Dominano i racconti dei derby con l’Inter e gli scontri con la Juve, in campionato e nella finale di Champions a Manchester, vinta dal Milan con il rigore finale di Sheva. Non mancano, riguardo ai confronti con la Juve, pagine da autentico tifoso milanista, come quelle in cui si evidenziano tutti gli errori (o presunti tali) della terna arbitrale che hanno fatto concludere sullo 0-0 un match che il Milan avrebbe strameritato di vincere.
A proposito di polemiche, anzi di scandali, non possono mancare le vicende dell’estate 2006, che hanno portato la Juve addirittura in serie B per quanto fatto dal suo direttore sportivo Luciano Moggi, e il Milan penalizzato di 30 punti da detrarre alla classifica nel 2005-2006 e 8 punti di penalità per la nuova stagione 2006-2007.
Ma l’estate del 2006 è anche, anzi soprattutto, quella del trionfo mondiale di Berlino, al quale diedero un validissimo contributo anche i milanisti Nesta, Pirlo, Gattuso, Gilardino e Pippo Inzaghi.
Si parla soprattutto dei successi del Milan in questo libro, ma ovviamente non può mancare il ricordo di una delle sconfitte più tristi del Milan di Ancelotti: la finale Champions a Istanbul, il 25 maggio 2005, persa ai rigori contro il Liverpool, dopo aver chiuso il primo tempo sul 3-0. Una sconfitta che Pastore analizza in ben cinque capitoletti. Una sconfitta da cui nasce probabilmente il progressivo distacco tra Berlusconi e il suo allenatore. Arriveranno altri risultati importanti, dopo quella sconfitta, tra tutti la Champions del 2007, ma ormai i rapporti sono sempre più difficili, anche perché Berlusconi vuole spesso suggerire le mosse tattiche e i giocatori da mandare in campo, e Carlo Ancelotti ovviamente continua a fare di testa sua.
E così il libro si conclude proprio con il divorzio tra Carletto e il Milan. Ma anche con la cessione di Kakà al Real Madrid, che ha provocato nei tifosi più esagitati violenti striscioni contro Berlusconi, inviato ad andarsene anche lui. È il triste epilogo di un decennio tanto bello. E tristissima è l’ultima partita di Paolo Maldini, insultato dai capi ultrà della Sud dopo venticinque anni di gloriosa milizia rossonera. Per fortuna, gli altri milanisti di Paolo Maldini hanno sempre avuto, ed hanno, un concetto molto alto, per quello che ha fatto in campo e anche proprio per essersi sempre opposto ai capi ultrà, alcuni dei quali sono poi risultati autentici criminali. La storia ha fatto giustizia: Paolo ha costruito la squadra del diciannovesimo scudetto. E quanto manchi al Milan di oggi, lo capiscono tutti, forse anche i capi ultrà. E come lui mancano un presidente come Berlusconi e un allenatore come Ancelotti. Il passato non ritorna, ma è giusto ricordarlo a chi non lo conosce o non ne capisce l’importanza.