

Tra storia reale e finzione romanzata televisiva, il confine è veramente sottile. Eppure, quella di Vince Papale, nato Vincent Francis Papale, è una di quelle narrazioni che piacciono, quelle in cui il meno quotato della cucciolata riesce laddove tanti altri hanno miseramente fallito. Nel film del 2006 viene descritta una Filadelfia che fa il paio con quella del primo Rocky, magari più edulcorata nelle immagini ma con il suo sfondo di crisi lavorativa che costringe tante persone a reinventarsi. Questo è ciò che accade anche a Papale che, lauretosi in marketing, si trova a dover fare i conti con una realtà nella quale emergere è davvero difficile. Anche lui si reinventa, prima come supplente scolastico e poi come barman.
Vincent, a parte con gli amici e alla scuola superiore, non ha mai giocato a football americano seriamente, figurarsi che è con l’atletica che riesce ad ottenere una borsa di studio per poter frequentare l’Università di Saint Joseph e con risultati nel contesto nemmeno così malvagi considerando che a livello di High School è, ancora oggi, tra i migliori dieci in termini di prestazioni. Insomma, al college di palla ovale nemmeno a parlarne e il dopo è quello di un ragazzo che prova a sbarcare il lunario in un ambiente che non offre più di tanto. Il primo amore, però, non si scorda mai e anche se in quel momento era un gioco praticato solo con gli amici, prova ugualmente ad entrare nei Bell squadra che milita nella World Football League, come wide receiver. E ci riesce.
Quando sembra girare tutto storto è un particolare quello che può cambiare la vita di chiunque e nelle leghe minori Vincent si fa vedere, eccome. Questo gli frutta, pare a seguito della segnalazione di uno scout, un incontro con il neoallenatore degli Eagles Dick Wermeil che lo invita a un work out, dove giocatori senza contratto e che non sono passati dal draft si giocano le residue possibilità per poter avere una chance ed entrare in prima squadra. Bene, pensate un attimo a un trentenne, senza formazione, nato a poche miglia da Filadelfia che viene ingaggiato dalla squadra della sua città per giocare in NFL. Ecco, ora trasponetelo in quella particolare realtà, in cui i tifosi hanno bisogno di un eroe, uno di loro che dia nuova linfa e speranza. Papale è l’uomo giusto, al momento giusto.
Entra nella stagione 1976 negli Eagles per far parte dello special team di cui diventerà, successivamente, anche capitano. In NFL gioca tre stagioni prima di smettere per un infortunio, diventando un idolo del pubblico e una sorta di figlio prediletto della città. Ecco e qua c’è una forte divergenza con la storia romanzata, perché Papale non segnerà mai una meta contro gli acerrimi rivali dei Giants come parrebbe dal film Imbattibile (Invincible), bensì conquista un fumble recovery che però viene vanificato da una penalità. La finzione, però, non cambia l’incredibile vita di un ragazzo che a trent’anni suonati si è trovato a vivere un sogno. Seppur la sua carriera sia stata molto limitata in campo, facendo parte dello special team, negli anni in NFL conquista due fumble recovery e una ricezione da quindici yard, giocando 41 gare sulle 44 possibili.
La sua storia è stata chiaramente romanzata, ciò non cancella però la parte più reale della sua favola. Vincent Papale è diventato un’icona per ciò che ha significato al tempo ed è diventato un esempio di caparbietà e coraggio. In un contesto nel quale c’era poca fiducia è stato colui il quale ha fatto da collante tra la tifoseria e l’ambizioso Vermeil che, bene ricordarlo, nel 1980 arriverà proprio con gli Eagles a giocarsi il Super Bowl perdendolo, però, contro i Raiders. Vent’anni dopo, arriverà finalmente anche il suo momento. Alla guida dei Rams conquisterà il primo Super Bowl della sua carriera e della storia della franchigia. In quella squadra darà fiducia ad un altro underdog che diventerà letteralmente una leggenda del football americano: Kurt Warner.
Foto: da articolo il Giornale