

DI DAVIDE LUGLI
Una medaglia che mancava da troppo tempo nella pistola ad aria compressa ed esattamente da dodici anni, casualità stesso giorno 28 luglio, quando fu Luca Tesconi a salire sul secondo gradino del podio a Londra 2012. Ancora prima, sono passati addirittura 28 anni dall’oro di quel mostro sacro che risponde al nome di Roberto di Donna che divenne campione olimpico nel ’96 ad Atlanta e che oggi è il Commissario Tecnico proprio di Federico Nilo Maldini, atleta del Centro Sportivo dei Carabinieri, che a Parigi ’24 ha conquistato uno splendido argento. Lui, un ragazzo che ha iniziato a sparare quasi per caso, anzi togliamo il quasi, e che dieci anni dopo si è trovato a vivere un sogno incredibile. Sì, perché arrivare a un’Olimpiade ad emulare le gesta del proprio mito è davvero qualcosa che non capita tutti i giorni. Il suo argento parte da lontano e da una casualità che incrocia il destino di Federico con quello della pistola ad aria compressa. È il 2014 e a Bologna, sua città natale, si reca al poligono per accompagnare un’amica di famiglia e prova per la prima volta a sparare.
“Si, è stato nel 2014 quando avevo tredici anni. Ci sono andato per accompagnare la figlia di un’amica di famiglia che voleva provare e ho provato anche io per la prima volta la pistola. Era un Open Day su due giornate e avendo perso la prima, nella quale si provavano sia carabina che pistola, nemmeno avrei potuto partecipare. Era ottobre e a gennaio del 2015 ero già in gara. Nello stesso anno partecipo ai campionati italiani nei quali non ottengo risultati di rilievo, mentre nel 2016 partecipo nuovamente e vinco il titolo nella categoria ragazzi, risultato che mi offre la possibilità di partecipare ai raduni della nazionale B sul finire dell’anno. Nel 2017 divento juniores e continuo i raduni con la squadra B azzurra che mi offre la possibilità di partecipare alle prime gare internazionali e, soprattutto, confrontarmi anche con i ragazzi della nazionale maggiore. Ovviamente, questa possibilità mi offre stimoli maggiori e la possibilità di migliorarmi osservando atleti che avevano molto più esperienza di me. Nelle gare obiettivo non riesco a qualificarmi per entrare nel gruppo principale e i risultati non mi soddisfano, però continuo a tenere duro e ad allenarmi”.
Dalle tue parole evidenzi una grande maturità e racconti di te e del tuo percorso in maniera molto umile, evidenziando come non fossi pronto in quel momento per il grande salto e che avevi bisogno di tempo per maturare. Poi cos’è successo?
“Comincio a lavorare più duramente, intensifico gli allenamenti e nel 2019 entro nel gruppo A della Nazionale qualificandomi per gli europei Juniores. Gran bella esperienza anche se i risultati non sono stati sicuramente altisonanti, però ho trovato anche in quel momento spunti per continuare a migliorarmi e su cui lavorare. I frutti arrivano a gennaio del 2020 quando partecipo alle H&N Cup, che precede di poco gli europei e dove mi confronto a livello internazionale con punteggi e atleti di un certo spessore. La gara è su due giorni e nella seconda giornata mi qualifico con il mio best score alla finale e la vinco. Un mese e mezzo dopo mi qualifico anche per la finale degli europei Juniores e anche se non va come mi sarebbe piaciuto, salgo sul podio e arrivo terzo”.
Quello è stato l’inizio di una scalata al successo che comincia nel 2021, ultimo anno nella categoria, dove dal terzo posto dell’anno precedente arrivi a conquistare il titolo di categoria, se non erro. Intanto, a fine 2020, inizia anche la tua avventura nel Gruppo Sportivo dei Carabinieri.
“Nel 2020, dopo la rassegna continentale, ci fermiamo tutti perché, purtroppo, scoppia il Covid e anche se stavo tirando bene non c’è stata più alcuna possibilità di gareggiare. A fine dell’anno entro nei Carabinieri e nel 2021 arriva, come anticipavi, la vittoria agli europei juniores e anche la partecipazione ai mondiali. Alla rassegna iridata di categoria, come accaduto in precedenza, non brillo ma è comunque utile per potermi ulteriormente migliorare. È anche il mio ultimo anno di gare con gli juniores e dal 2022 passo senior dove trovo tiratori eccellenti con i quali confrontarmi come Paolo Monna, Luca Testoni e Alessio Torracchi. Entro nel gruppo come RPO, solo per i punti ranking e quindi pur qualificandomi per le finali non posso partecipare, e partecipo tutte le gare di Coppa del Mondo ottenendo anche un terzo posto di mixed team in Corea insieme a Maria Varricchio. Partecipo ai Giochi del Mediterraneo dove arrivo ai piedi del podio per un decimo (terzo arriva Luca Tesconi) e, insomma, il 2022 si chiude rivelandosi un anno molto denso, pieno di gare ad alto livello nelle quali imparo tanto e nel quale cresco ulteriormente”.
A fine 2022 cambi e passi da un’arma a scatto meccanico a quella con scatto elettronico, qual è la differenza?
“Chiedo questa possibilità per curiosità visto che non avevo al tempo alcuna ambizione di andare alle Olimpiadi e nemmeno ci pensavo, volevo semplicemente provare qualcosa di nuovo. Passai da uno scatto meccanico con piani di scatto che hanno vantaggi e svantaggi legati all’usura e alla dilatazione del metallo, allo scatto elettronico che problemi di usura e dilatazione proprio non ne ha. Considera che con lo scatto meccanico l’usura si sente per forza di cose, pensa a quarantamila volte all’anno circa in cui due parti metalliche strusciano l’una contro l’altra. È un’intensità molto elevata. Ho avuto delle difficoltà iniziali alle quali mi sono dovuto adeguare e imparare ad utilizzare il nuovo strumento. Ero arrivato dagli Juniores con un percorso alle spalle grazie al quale mi ero inventato, ora dovevo reinventarmi”.
Chiunque al tuo posto avrebbe pensato alle imminenti Olimpiadi. Invece, tu in quel momento ti sei preso del tempo, hai messo da parte un’ambizione che giunti a quel punto era piuttosto lecita. Insomma, ancora una volta hai voluto stare con i piedi per terra per crescere. In realtà, però, poi è fortunatamente andata diversamente.
“Io non mi sentivo pronto. In quel momento, a inizio del 2023, non avevo in mente di essere quello giusto, anzi. Io non mi sentivo abbastanza maturo, ero cosciente che il percorso fatto era stato buono ma che dentro di me dovevo ancora fare qualche altro passo prima di poterci anche solo pensare. Accade, però, che proprio quell’anno andiamo agli europei e sia io che Paolo, lui decisamente più di me, andiamo vicini subito alla carta olimpica. In quell’anno arriva anche la vittoria in Coppa del Mondo a Rio de Janeiro ed è da quel momento che si sblocca un qualcosa che mi fa pensare che, forse, la qualificazione ai giochi olimpici possa essere alla mia portata. Un anno prima non ci avrei mai pensato, invece nel corso del 2023 ho cominciato a farci seriamente un pensiero, soprattutto dopo quella medaglia d’oro conquistata in Brasile”.
Ecco e arriviamo al 2024, l’anno delle Olimpiadi. Mentre due anni prima Danilo Dennis Sollazzo aveva già conquistato la prima carta olimpica ai Mondiali del Cairo, a inizio anno arriva subito quella del tuo compagno di nazionale Paolo Monna. Poi, finalmente, giunge anche il tuo momento e ancora una volta il teatro è nuovamente la gara di Rio.
“Già, l’ultima possibilità. In quell’occasione, però, non è una gara di Coppa del Mondo come l’anno prima, ma una sorta di ultima chance di qualificazione ai giochi olimpici di Parigi ed è una possibilità da dentro o fuori senza appello. Rivinco di nuovo come l’anno precedente e da aprile mi trovo nel percorso per arrivare alle Olimpiadi. Una preparazione dura nella quale cerchiamo di simulare e adottare tutte le soluzioni agli eventuali momenti difficili che possono presentarsi in gara trovando le contromisure. Arriviamo a luglio abbastanza preparati sia io che Paolo e, nel frattempo, si aggiungono altre carte olimpiche. Da Paolo che è stato il primo se ne sono aggiunte tante altre, anche per il contesto paralimpico, ed è stato un risultato globale fantastico che ci ha lasciati molto soddisfatti del percorso intrapreso”.
Arriviamo a Parigi, quel che accade in Francia credo non fosse nemmeno nelle tue più rosee aspettative e già l’esserci fosse un successo. D’altronde, ormai sei lì, perché non cominciare a sognare?
“L’obiettivo realistico e realizzabile era quello di entrare nei primi otto. Vincere o salire sul podio, almeno in quel momento, non era nelle più rosee aspettative e pertanto mi sono impegnato da subito per cercare di centrare la finale. Grazie al supporto dei tecnici, oltre a quello della mia famiglia e della mia fidanzata che erano arrivati a Chateauroux per sostenermi, riesco il 27 luglio a centrare la finale insieme a Paolo. Il 28 mattina c’è la finale e, a mano a mano che si eliminano i concorrenti in gara, io e Paolo ci troviamo sempre in alto nella classifica e cominciamo a vedere il podio fino al punto in cui arriva la certezza che due posti su tre avrebbero avuto il tricolore italiano come bandiera. In quel momento le emozioni, anche se non si vede, sono tante e ti trovi in un turbinio che non è semplice da controllare. Proprio negli istanti in cui si decidono le medaglie probabilmente Paolo è entrato in difficoltà e ci siamo scambiati i posti in classifica. Lui a quel punto era bronzo mentre io mi trovavo a tirare per l’oro con Xie Yu, rivivendo una situazione analoga a quella di quasi trent’anni prima che aveva visto come protagonista Roberto Di Donna contro Wang. A differenza di quanto accaduto allora, il mio avversario si è dimostrato freddo come il ghiaccio e ha tirato con una precisione clinica per centrare l’oro olimpico. In quel momento è stato qualcosa di incredibile perché mi sono reso conto di aver vinto l’argento olimpico e di averlo potuto condividere con tutte le persone a cui volevo bene e chi mi aveva aiutato a crescere sportivamente”.
A proposito, appena vinte le due medaglie da te e Paolo ho scritto un messaggio al vostro Commissario Tecnico Roberto di Donna per congratularmi e posso dirvi che era, a dir poco, entusiasta del risultato conseguito da entrambi. Credo, però, lo sappiate meglio di me e sappiate anche quanto ci tenesse. Ecco, cosa è stato per te Roberto?
“Roberto è il Phelps della pistola. È quello che ha vinto di più, il tiratore con il maggior numero di record. È normale ammirarlo e lo è anche che metta soggezione, in senso buono. Il suo supporto è stato importante, ha cercato di trasmetterci il suo sapere, il suo vissuto, le sue strategie, si è messo a disposizione. È riuscito a condividermi trucchi e segreti che mi sono stati di aiuto sia prima che durante l’occasione delle Olimpiadi. È stato veramente contento del risultato mio e di Paolo, ha fatto sia da CT che da allenatore. Insieme a lui sono stati fondamentali Mauro Badaracchi, Massimiliano Di Liborio e tutto lo staff medico, perché in gara ci sono io ma tanto merito è stato di una Federazione che ci ha aiutato, supportato con tecnici e persone che ci hanno dato tranquillità e coadiuvato. Ok, io ci metto la faccia e a sparare sono io, così come a sbagliare o centrare l’obiettivo, ma se io sono arrivato fino a quel momento è perché intorno ci sono state persone fondamentali, veramente importanti per me e per la mia crescita. Il Gruppo Sportivo dei Carabinieri, in primis, che dal 2020 mi ha supportato in tutto, mi ha aiutato e ha creduto in me. Se sono arrivato a tutto questo il merito è anche di tutti loro”.
Un’ultima cosa Federico prima di lasciarci. Poco dopo aver vinto l’argento olimpico è successa anche un’altra cosa importante per la tua vita e non soltanto la tua. Mi sembra riguardi una ragazza che si chiama Carlotta e che se non erro è la tua fidanzata, almeno fino a questo momento (prendete il tutto in maniera molto ironica e altrettanto romantica, perché è stato più difficile per Federico raccontare questo momento che vincere l’argento olimpico).
“Allora, questa la raccontiamo per bene perché non era nulla di organizzato o, meglio, a dire il vero è stata proprio l’occasione giusta. Questo perché, in realtà, già quando presi la carta olimpica le dissi che se l’avessi ottenuta le avrei fatto la proposta. Purtroppo, quando accadde ciò mi trovai nell’immediato a dovermi preparare per le Olimpiadi e la cosa non si concretizzò. Volevo trovare, a quel punto, un’occasione speciale che è capitata durante le varie interviste a Casa Italia. Anche il segretario della Federazione ha avuto un ruolo in quel momento e si è prestato alla causa, chiamando Carlotta con una scusa. Francamente, non mi ero preparato perché chi se lo immaginava di arrivare al podio olimpico e avere un’occasione del genere. Infatti, non avevo nemmeno l’anello quando le ho fatto la proposta e questa cosa me l’ha rinfacciata per mesi. Effettivamente mi rendo conto di non essermi organizzato molto bene prima, però vedi lei mi è sempre stata vicino in ogni momento, si è spesa per non farmi mai mancare il suo supporto. Considera che si svegliava quando ero a mille mila chilometri per essere, anche solo per il fatto di essere sveglia nel mio stesso momento, idealmente al mio fianco. Beh, quello era il momento giusto, l’occasione giusta per ringraziarla di tutto ciò che aveva fatto per me in questi anni. Però, l’anello alla fine gliel’ho dato a fine dell’anno scorso, anche se pure in quell’occasione trovando una scusa. Infatti, gliel’ho consegnato prima del nostro anniversario dicendole che nell’occasione non ci sarei stato quando, invece, sapevo benissimo non fosse così. Alla fine, quel che conta, è che a settembre ci sposeremo”.
In questo racconto/intervista abbiamo ripercorso tramite le vive parole di Federico la sua genesi sportiva, quella di un giovane bolognese giunto ben oltre quanto avrebbe immaginato quando prese per la prima volta, poco più di dieci anni fa, la pistola in mano. Si è raccontato come atleta che è rimasto sempre con i piedi per terra, non si è mai montato la testa ma anzi ha avuto l’umiltà, merce rara, anche di non sentirsi pronto per una grande occasione come le Olimpiadi nonostante, probabilmente, i tempi fossero già ampiamente maturi. Si è migliorato, è cresciuto come sportivo e come uomo arrivando fino all’argento olimpico a Parigi 2024, una medaglia quanto mai meritata. A proposito alla fine lui e Carlotta hanno trovato anche il modo e i tempi per sposarsi e, almeno per una volta, non è stato affatto umile.