

E’ una domenica di inizio Giugno dell’anno 1988, l’estate si avvicina. E’ l’anno degli Europei di Germania e delle Olimpiadi di Seul, ma è anche l’anno di un avvincente giro d’Italia. E quella domenica 5 Giugno, l’edizione 71 della corsa Rosa vive una delle giornate più epiche e leggendarie della storia sportiva.
E’ il giorno di una tappa breve: sono 120 km da Chiesa in Valmalenco a Bormio. Ma è il giorno di una delle salite più temute del Giro d’Italia, è il giorno del Gavia e dei suoi 2621 metri. In maglia rosa c’è l’italiano Franco Chioccioli: il toscano, chiamato Coppino per la somiglianza al Campionissimo, ha preso la maglia due giorni prima a Selvino e vuole portarla fino a Vittorio Veneto.
Già dal mattino nevica e Vincenzo Torriani, Patron del Giro, deve prendere una decisione importante: mantenere il percorso iniziale o cancellare la salita del Gavia. Torriani ci pensa a lungo, le informazioni dal Passo parlano di bufera di neve e tanto gelo. Ma lo spettacolo deve continuare e la tappa inizia, senza variazioni.
La prima salita è quella dell’Aprica che inizia a stancare i corridori e poi ecco il Gavia, i suoi tornanti e i suoi 4 km di sterrato epico. Nevica forte, il paesaggio è coperto di neve ma la strada è pulita e i corridori possono scalare il passo alpino. Chi attacca subito è l’olandese Johan Van der Velde: attacca con una maglietta con le maniche corte, senza un cappello, sotto il gelo. Passa in testa al Gavia, ma la sua immagine è quella di un uomo congelato che capisce che sta rischiando la vita: e così, poco dopo si ferma, e quasi assiderato entra in rifugio dove si ferma per oltre 40 minuti.
Dietro l’olandese attacca l’americano Andrew Hampsten. La sua squadra, abituata al freddo del Colorado, ha dato una bistecca per colazione e ha fornito tutti gli atleti di olio caldo di lanolina, di vestiti di lana e ha inviato membri della squadra in cima alla salita per fornire abiti caldi e asciutti. Ed è questa strategia che cambia la storia del Giro. Perchè mentre Hampsten attacca gli altri si fermano, bloccati dal freddo, dallo sterrato, dalla fatica sovrumana: Saronni è in lacrime, alcuni si ritirano, altri camminano nel tratto sterrato. Hampsten sale forte tra la folla entusiasta che, nonostante la giornata terribile, è lì a raccontare la grande storia del ciclismo.
Ma il dramma diventa terrore nella discesa: la strada è ghiacciata e il freddo è insostenibile. La gestione della corsa è fuori controllo perchè non c’è spazio per le ammiraglie, la visibilità e scarsissima e la discesa diventa pericolosissima. Nel frattempo l’olandese Breukink raggiunge Hampsten e i due, in qualche modo, arrivano a Bormio. Vince Breukink con sette secondi su Hampsten, poi tutti oltre i 5 minuti: Chioccioli a 5’04”, Saronni e Rominger oltre i 30 minuti. All’arrivo di Bormio le scene sono drammatiche tra principi di assideramento e svenimenti. Il ciclismo aveva appena scritto un altro capitolo della sua storia leggendaria.
Guardare i ciclisti giungere il traguardo è vedere la fatica, la paura, il terrore di 120 km di puro dramma sportivo, km dove l’obiettivo era cercare giornali, vestiti o qualsiasi cosa per coprirsi e per provare a vincere il gelo del Gavia. Hampsten dirà che quel freddo non lo avrebbe mai più provato in vita sua. Le immagini Rai, non possibili in diretta, mostreranno scene che resteranno per sempre nella grande epopea del ciclismo: atleti su due ruote, tra una bufera di neve, oltre 2600 metri di altezza.
Andrew Hampsten porterà la maglia rosa fino a Vittorio Veneto e diventerà il primo statunitense a vincere il Giro. Un Giro vinto quel giorno sul Gavia, in una tappa epica, con tante polemiche, tanti racconti e tnate storie. E’ la tappa del 5 Giugno 1988, la tappa del Gavia e della sua bufera di neve