

È sabato, è il giorno dell’esordio azzurro al mondiale di casa. Già al risveglio non vedo l’ora che arrivi sera. C’è tanta attesa: ho 11 anni ma forse mi rendo conto che questa giornata rimarrà per sempre nel mio cuore. Non c’è mio padre, tornerà il giorno dopo, ma la sera arriveranno gli zii e il cugino più stretto. Intanto per le strade di Montebelluna ovunque ci sono bandiere tricolori, la gente è felice: è il nostro giorno, è il giorno dell’esordio mondiale. E a Montebelluna l’attesa è ancora più alta perchè in nazionale c’è Aldo Serena, nato e cresciuto calcisticamente proprio a Montebelluna.
Ma prima della serata azzurra c’è il pomeriggio. Ci sono due partite in contemporanea ed ovviamente sono davanti alla TV passando da Raiuno a Raidue. A Bari si gioca Romania – URSS: è la partita di Marius Lacatus che aveva visto in Tv nella Steaua. Il numero 7 rumeno fa 2 gol: finisce 2-0 per la Romania. A Bologna si gioca una partita strana, strana perchè gli Emirati Arabi Uniti ancora non sapevo cos’erano e mi incuriosivano. Finisce 2-0: segnano Redin e Valderrama, e insomma questi Emirati sembrano proprio scarsi. La Colombia invece ha quel numero 10 con tanti capelli che mi incuriosisce.
Ormai sono le 19 è tempo di mangiare velocemente perchè il momento sta arrivando, il momento che aspetto da mesi.
Alle 20:45 Raiuno si collega con lo Stadio Olimpico di Roma, la voce è quella di Bruno Pizzul. In quei minuti capiamo cosa significa il mondiale italiano. Lo stadio è pieno, le bandiere accompagnano l’ingresso degli azzurri. C’è emozione ed entusiasmo, c’è adrenalina per quel momento storico anche se forse non immaginiamo che trent’anni dopo lo avremo ricordato così nitidamente. Allora negli stadi andava di modo una canzone: diceva semplicemente Ale – Oh – Oh… Ale-Oh-Oh ed era bello, meravigliosamente bello. E’ così che l’Olimpico accoglie l’Italia.
Poi la partita, l’Italia che attacca ma non sfonda, Vicini in panchina che si agita, l’Austria che sta giocando per non prenderle e ci sta riuscendo. La spinta dell’Olimpico è incessante. Poi il cambio, esce Carnevale, entra Schillaci. Passano due minuti, il cross di Vialli, la testa di Totò e l’Olimpico può esplodere. Pizzul esulta, in modo pacato e controllato, ma la sua voce è emozionata. 1-0 Italia. L’Italia inizia il mondiale vincendo. Andiamo a letto felici. Il mondiale è appena iniziato. Siamo convinti che nessuno ce lo potrà portare via. Non sarà così, ma questa è un’altra storia. Ma prima mi chiama mio padre dalla Francia dicendomi che da solo , in stanza d’albergo, ha esultato come un pazzo!
A 35 anni di distanza emoziona e fa male pensare che Vicini non c’è più, che Pizzul ci ha lasciati da poco e che soprattutto Vialli e Schillaci non ci sono più. Ma quel cross e quel colpo di testa che fa gioire l’Italia intera non lo dimenticherò mai.
E’ 9 giugno di 35 anni, è il giorno di Italia – Austria, il giorno in cui le Notti Magiche diventano realtà e con esse i sogni del me bambino.