

Lunedì 25 Giugno, un giorno che entra nella mia vita. Quella notte dormo poco, il mattino mi sveglio presto: colazione veloce e poi la mamma mi porta in ospedale. E’ il giorno del ricovero, programmato da mesi, per l’operazione di appendicite che sarà il giorno dopo. E’ anche il giorno di Italia – Uruguay, ottavo di finale del mondiale italiana. L’adrenalina in tutta Italia è alle stelle. Ce l’ho anch’io, ma è un’adrenalina mista a preoccupazione perchè so, che quando finirà la partita andrò a dormire in attesa dell’operazione.
Arrivo in ospedale, mamma mi lascia e va a lavorare. C’è una cosa positiva, forse perchè sono solo in ospedale: mi hanno lasciato i soldi per la Gazzetta e verso la mattina passerà il giornalaio. E’ strano esser in un letto di ospedale, è la prima volta. Ancor oggi ricordo il signore nel letto vicino, ricordi di un momento storico di vita. Arriva il pranzo e poi vado a vedere Dribbling Mondiale. Oggi tutto sommato sono libero, posso fare tutto. Certo il tutto di allora non è il tutto oggi: oltre alla Gazzetta e alla Settimana Enigmistica e non c’è molto.
Ma le 17 arrivano veloci ed è tempo di andare nel salottino e accender la televisione per Eire – Romania. E’ un ottavo inatteso e Genova è invasa dal popolo verde. Io peferisco la Romania: alcuni giocatori come Hagi, Lacatus, Sabau li ho conosciuti con la mitica Steaua e mi piacciono. E’ una partita molto brutta, forse la più brutta del mondiale dopo Eire – Egitto. A fine primo tempo, arriva mio papà da lavoro e si ferma a guardar la partita. E’ sempre 0-0 e nessuno vuole attaccare. Mi chiamano per la cena, ma è solo un pò di minestra vista l’operazione del giorno dopo, e quindi torno per i supplementari. Potrebbero giocare 15 giorni e rimarrebbero 0-0. E così si va ai rigori. Ed è sempre emozionante vedere i rigori, vederli da un’ospedale ancora di più. Segnano tutti, sbaglia Timofte, segna O’Leary: l’Eire, senza mai vincere, vola ai quarti di finale dove potrebbe incontrare l’Italia.
Nel frattempo mio papà va a casa dicendomi che torna a breve perchè vuole guardare l’Italia con me. Mio papà è un tifosissimo dell’Italia, mi ha raccontato tutto di Messico 70, Argentina 78, Italia 82 e so quanto tifa davanti alla TV. Ecco perchè, a distanza di 35 anni, vedo quello come uno splendido atto d’amore. E’ un ottavo di finale dei mondiali, è il mondiale che si gioca in casa e lui decide di guardarlo in ospedale con me.
E così alle 21 siamo nel salotto. Ho ricordi nitidi di quella sera. Salotto del secondo piano dell’ospedale pieno, tutto esaurito. Questo è il potere del mondiale: anche se stai male, anche se vivi momenti difficili, anche se la vita ti sta mettendo alla prova, l’Italia al mondiale si guarda. E ripensando a quella sera provo una forte emozione.
La partita non è facile: l’Uruguay è la squadra che ci aspettiamo, ostica, fallosa, fisicamente forte, difficile da battere. Vicini ha messo dall’inizio la coppia Baggio – Schillaci, la più amata. Ma il primo tempo l’Italia non passa, bloccata dalla tattica ultra difensiva di Tabarez.
Inizia il secondo tempo e dopo pochi minuti Vicini toglie Berti e inserisce Aldo Serena (che quel giorno compie 30 anni). In ospedale si scatena il tifo. Aldo Serena è montebellunese, ha esordito nel Monte e ancor oggi si vede spesso in centro. Ed è proprio Serena a servire palla a Schillaci che da fuori area fa partire un tiro potentissimo e segna: esplode l’Olimpico tra mille tricolori, esplodiamo io e papà, esplode l’ospedale. L’Italia è in vantaggio. Ma le emozioni della serata non sono finite. Quando mancano dieci minuti alla fine c’è un calcio di punizione di Giannini (mio idolo alla Roma) e proprio Aldo Serena di testa raddoppia. Un gol che viaggia da Roma a Montebelluna: in ospedale esplode la festa. Ha segnato il campione di Montebelluna, ha segnato il modello di tutti noi giovani ragazzini che giochiamo nelle giovanili del Monte. Italia – Uruguay 2-0.
Finisce così, siamo ai quarti di finale contro l’Eire. Giocheremo sabato e sabato sarò fuori dall’ospedale. Ma c’è un altro momento di quella sera che ricorderò per sempre. Dopo la partita con mio papà andiamo nella terrazza dell’ospedale che guarda la strada principale di Montebelluna: è un traffico continuo di auto con le bandiere, di clacson, di gente felice. Quella sera non posso festeggiare fuori, spero di farlo venerdì. Quante volte ho sentito parlare dei caroselli post Italia-Germania del 70 o post Italia-Brasile del 82; quante volte mio papà mi ha raccontato l’indimenticabile festa dopo la vittoria del mondiale spagnolo. Ora lo sto vedendo dall’alto, dalla terrazza dell’ospedale, con mio papà. E anche se ho 11 anni sono emozionato. La vita quel giorno mi ha regalato il mio primo ricovero, gli ottavi di un mondiale, una serata particolare con un gesto d’amore di papà, il primo gol di un montebellunese a un mondiale. Che giornata quel 25 Giugno 1990
Ora è tempo di dormire. Domani è il giorno più difficile, ma domattina presto arriverà la mamma per starmi vicino. Sono ancora nell’età in cui la famiglia è tutto. E lo è ancora di più in un’estate che ha nello sfondo i mondiali di calcio.
Buona notte Italia, siamo ai quarti. Buona notte dall’ospedale