

Martedì 26 Giugno, giornata indimenticabile della vita. La sveglia è molto presto. Sono in ospedale. E’ il giorno dell’operazione per l’appendicite, è il giorno della paura: perchè anche se è un’operazione semplice e tranquilla, ho 11 anni, è la prima volta e ho paura. Mia mamma arriva in ospedale presto e attendiamo i medici. Quella mattina non penso agli ottavi del mondiale. Arrivano i medici, mi cambiano e mi vestono da sala operatoria. E con il lettino andiamo verso il montacarichi dell’ospedale: mi affascinava vedere il montacarichi che saliva e scendeva verso luoghi sconosciuti. Mia mamma mia saluta con un bacio ed entro. Si va al -1 , entro in sala operatoria. Ricordo la maschera nera sul volto e poi basta. Qualche secondo dopo sono di nuovo al secondo piano e fuori dall’ascensore c’è mamma che mi aspetta. Tanti anni dopo è successo il contrario, con me che aspettavo la mamma: il tempo che passa.
Quell’appendicite l’avevo scoperto qualche mese prima giocando a calcio e sentendo dolore nella zona del fianco destro. E così fu deciso che bisogna operare per evitare peggioramenti. Quella cicatrice è ancora presente a ricordarmi quel giorno e quindi anche quel mondiale. Non so che ore sono quando rientro in stanza, ma so che dormo per un pò d’ore. C’è mia mamma vicino per cui sono tranquillo. Mi risveglio quando ormai è pomeriggio e tutto sommato sto bene. Ora la paura è passata, ora il pensiero può tornare ai mondiali, anche se, va detto, sono un pò assonnato (per non dire di peggio).
Ma sono abbastanza lucido per sapere che alle 17, a Verona, si gioca Spagna – Jugoslavia. Chiedo ai medici se posso vederla e ovviamente mi dicono di no. Ci rimango male. Sarà la prima partita che non vedrò e non ho telefoni o ipad per veder il risultato: la partita inizia e io non so nulla. Verso le 18 arriva papà da lavoro, almeno lui può dirmi il risultato e mi dice che sono 0-0 a fine primo tempo. Papà rimane per la sera, mentre mamma va a casa.
Spagna – Jugoslavia, che non vedo, è una partita bella e vibrante. Io preferisco la Jugoslavia per due motivi: mi piacciono tutti quei cognomi che finiscono in -IC e ci gioca tale Dragan Stojkovic, giocatore che adoro. Ma mi piacciono anche Susic, Jozic e Brnovic. Il secondo tempo ha occasione da entrambe le parti, poi sale in cattedra proprio lui, Stojkovic. Mancano 10 minuti alla fine quando un cross di Katanec porta a un capolavoro del numero: finta di tiro, stop, difensore spagnolo a terra e tocco di piatto per l’1-0. Per me è ancor oggi un gol da fantascienza. Ma la Spagna non molla e su assist di Martin Vasquez è il mitico Julio Salinas a fare 1-1. Si va ai supplementari. E qui c’è ancora Stojkovic che con una punizione sensazionale batte Zubizarreta. 2-1 Jugoslavia. Finisce così: Jugoslavia ai quarti.
Mio papà, che ogni tanto fugge nel salotto a veder la partita, mi informa dei gol. Mi spiace non vederla ma sono convinto per la Jugoslavia (Anche perchè il mese successivo andremo in vacanza a Crikvenica, proprio in Jugoslavia).
Alle 21 si gioca Inghilterra – Belgio, ultimo ottavo del mondiale italiano. Si gioca a Bologna, invasa dagli Hooligans. La domanda ai medici è ovvia: “posso andar a veder la partita?” La risposta stavolta è “sì”: l’appendicite è importante, ma non posso perdermi due partite in un giorno. E così mi alzo in piedi e con mio papà andiamo nel salottino. Mi sento invincibile e anche se la partita non è bellissima, sono felice di esser là, anche se con qualche dolore, a guardarla. Ma verso la fine del primo tempo sento che non ce la faccio: ho dolori un pò ovunque e capisco che per quel giorno la mia giornata deve finire. E così torno a letto. Il punteggio è 0-0.
Papà va a casa, arriva mamma per la notte, che sicuramente non mi aggiornerà su Inghilterra – Belgio. Ma poco cambia. Mi addormento sfinito senza sapere il risultato: eh già, una volta si andava a letto anche senza saper il risultato. Son passati 35 anni, ma sembra una vita.
La partita però va avanti e per onor di cronaca, devo raccontarla: l’Inghilterra attacca, il portierone Preud’Homme para, ci prova Lineker, Ceulemans e Scifo colpiscono due pali clamorosi, a Barnes viene annullato un gol (regolare), tante occasioni, ma il risultato non si sblocca. I 90 minuti finiscono 0-0 (mentre io dormo), si va ai supplementari e quando tutto sembra pronto per i calci di rigori, all’ultimo secondo, ecco la punizione di Gascoigne e il tiro al volo di David Platt. Esplode il Dallara, esplode l’Inghilterra: i bianchi sono ai quarti di finale dove sfideranno la sorpresa Camerun.
Per quanto riguarda la mia scoperta del risultato, arriva la mattina dopo con la Gazzetta dello Sport che posso acquistare ogni giorno. La partita è finita la sera prima alle 23:30, io il giorno dopo alle 10:30 leggo che l’Inghilterra ha vinto 1-0. Storie di 35 anni fa.
Ma quel 26 Giugno, la mia buona notte dall’ospedale di Montebelluna arriva prima del solito perchè alle 22 già dormo. E dormo sereno perchè è finita una giornata lunga, difficile, iniziata con paura e finita tra l’affetto della famiglia. Ora posso dormire, l’appendicite non c’è più, la Jugoslavia è ai quarti, sabato c’è Italia – Eire. Buona notte Italia