

Venerdì 29 Giugno è per me un giorno di festa. Quella mattina uscirò dall’ospedale e finalmente potrò tornare a casa: sono in ospedale da lunedì mattina, sono state giornate lunghe. Faccio l’ultima colazione (the con i biscotti) e poi aspetto mamma. E’ un senso di gioia, anche se ho solo 11 anni, uscire dall’ospedale offre un senso di liberazione, di pericolo passato anche se la mia era una cosa da poco. O meglio una cosa da poco vista con gli occhi di oggi, all’epoca avevo paura. In fondo credo che ogni persona al mondo, quando esce da un ricovero senza complicazioni, trovi un forte senso di piacere.
Ho ancora i punti che fanno un pò male, ma quella scalinata che dall’ospedale porta al parcheggio circondata da erba la faccio con gioia e sollievo. Esami finiti, operazione superata, ora non rimane che vincere il mondiale e poi divertirsi per tutta l’estate con gli amici. Poi il ciclo della vita porterà la scuola media, le prime preoccupazioni, i primi amori (anche se in quinta elementare avevo una fidanzatina che si chiamava Federica).
Per arrivare a casa attraverso Montebelluna: è venerdì mattina e c’è il solito tram tram di macchine e traffico in Corso Mazzini. Ci sono bandiere dappertutto e vedo tutte le persone felici (forse è solo una suggestione perchè sono felice io e a 11 anni penso che tutti debbano essere felici): in fondo come si può non esser felici con un mondiale in ITalia e l’Italia ai quarti?
Sono discorsi che fanno sorridere visti con la mente di oggi, ma in quell’estate era diverso, in quell’estate tutto era magia. E sono comunque convinto che “il calcio è la cosa più seria delle cose meno serie” e soprattutto il Mondiale di calcio unisce così tanto una nazione (anche se in modo effimero e temporaneo) che può aiutare a sorridere.
Tornare a casa significa ritrovare la sorella Michela, ritrovare la bandiera in terrazza, rivedere gli amici di condominio giocare nella rampa, riaccendere la televisione e guardare Dribbling Mondiali da casa. E poi significa guardare tutti i servizi che parlano di Italia – Eire che si giocherà domani sera all’Olimpico: vedere le scene da Marino, sede del ritiro Nazionale, è impressionante e rende sempre più emozionante l’attesa della partita. Avevo sentito tanti racconti, ma mai avrei pensato che la nazionale potesse coinvolgere così tanto. Ancor oggi, quando vado a veder la nazionale (e anche se siamo scarsi ci vado quasi sempre) sentire l’inno “Un amore così grande” mi fa venire i brividi: quell’amore era nato la sera del 31 Maggio 1986 durante Italia – Bulgaria, quell’amore sarebbe diventato un compagno di vita da quel mondiale di Italia 90.
Tornare a casa dopo cinque giorni significa anche ritrovare tutte le cose che ho dell’Italia: la maglietta, la tuta della Diadora (la Diadora si trova a Caerano a pochi Km da Montebelluna), l’asciugamano da mare (che ancora utilizzo), la bandiera con le due Coppe Rimet e la Coppa del Mondo e poi il portachiave con la Mascotte CIAO. Ho sempre sentito tante critiche verso quella Mascotte, eppure a me piace, forse perchè sono un bambino e forse perchè seguivo ogni domenica con attenzione la classifica dei voti al nome che si potevano metter in schedina: ve li ricordate, si poteva scegliere tra Amico, Beniamino, Bimbo, Dribbly e Ciao. Io ricordo bene che preferivo Amico.
E’ venerdì: la sera si cena in famiglia poi papà esce a ber qualcosa con gli amici, un classico del venerdi sera, un classico a cui ogni tanto partecipavo anch’io. Poi è ora di dormire, a casa, nel mio letto, con il pensiero a un weekend meraviglioso: ci saranno quattro partite, ci saranno i quarti di finale, ci sarà l’Italia. Dormo felice, mi aspettano due giorni emozionanti
Buona notte Italia, questa volta da casa