

Una data che segna indelebilmente la vita del primo italiano ad essere diventato campione del mondo dei pesi massimi di pugilato. Un ragazzo cresciuto in povertà, finito a fare il fenomeno da baraccone e arrivato, infine e dopo varie peripezie, nel nuovo mondo come “la montagna che cammina lentamente”.
Tanti incontri, il ritorno in Europa in terza classe dopo essere stato derubato dal proprio manager e, poi, la seconda vincente venuta nel nuovo continente. Ed è qua che arriva la svolta. Si, perché è il 29 giugno 1933 quando Carnera sale sul ring del Madison Square Garden per affrontare il campione mondiale in carica Jack Sharkey.
L’occasione ha, però, una triste genesi. Quella dell’incontro voluto per arrivare al titolo e che vide Carnera opposto a Schaaf qualche mese prima. Nell’occasione, dopo essere finito al tappeto al tredicesimo round, lo sfidante dell’italiano non riprende più conoscenza e muore quattro giorni dopo. Per Carnera è un colpo duro, dal quale fatica a riprendersi per i troppi sensi di colpa che si porta dentro.
Per questo arriva al match per il titolo dopo aver anche pensato al ritiro, scongiurato grazie anche all’intervento della madre dello stesso Schaaf. E lì, pur non nella forma migliore, detronizza Sharkey alla sesta ripresa, dopo averlo già atterrato due volte nel corso dell’incontro. Carnera diventa il primo italiano campione del mondo dei pesi massimi, il terzo europeo della storia. Il suo regno, però, dura meno di un anno e nel successivo giugno viene sconfitto da Max Baer senza riuscire successivamente a tornare sul ring per riconquistare quel titolo.
E da quel 29 giugno, da quel momento in cui ha scritto la storia, passano trentaquattro anni nei quali Carnera oltre al pugilato si dedica anche al wrestling, diventando idolo pure in quel contesto del tutto nuovo per lui. Poi, il cinema e una popolarità che continua crescente nel tempo. La cirrosi epatica, però, lo colpisce duramente fino a costringerlo a dire basta con tutto.
Torna in Italia e proprio nell’anniversario del titolo mondiale, il 29 giugno 1967, lascia la sua amata terra per ascendere alla gloria eterna fissando quel giorno come un accordo con il proprio destino di campione e uomo.