

Venerdì mattina, ultimo giorno lavorativo della settimana e quindi un giorno felice. Poi ci sarà il weekend e si starà assieme in famiglia. Sarà il weekend della finale dei Mondiali ma ormai quell’attesa non c’è più e nella mia testa sto iniziando a pensare alle vacanze che faremo in Jugoslavia, a Crikvenica. Per me sarà la mia seconda volta all’estero per cui potete capire l’emozione.
Ma venerdì 6 Luglio è un giorno importante perchè al mattino vado con mamma in ospedale per togliermi i punti dell’operazione di appendicite. Esco di casa nuovamente dopo quel 3 Luglio e mi rendo davvero conto che la magia è finita: le bandiere sono molte meno, la gente è più silenziosa e triste (probabilmente non è vero, ma l’immaginazione del bambino è tanta e poichè io sono triste, vedo tutto il mondo triste). In fondo se fino a qualche giorno fa non vedevo l’ora arrivasse il giorno della finale, ora non vedo l’ora passi, non vedo l’ora sia lunedì.
E’ però un giorno felice, perchè, l’ho già scritto, la vita deve continuare anche dopo le delusioni, qualsiasi esse siano. Andare in ospedale e togliere i punti vuol dire tornar a poter fare quello che mi piace: correre, giocare a calcio, giocare a nascondino con gli amici. Questo mese così intenso della mia vita mi ha dato anche la prima anestesia totale, la prima chirurgia, la prima paura e oggi sono contento perchè questa storia è finita. Torno a casa e pranzo felice, i punti non ci sono più.
Il pomeriggio guardo Dribbling mondiale e ora, con Italia 90 che ormai è solo un ricordo, inizio ad aver nostalgia per ciò che è stato. Rivedo quella sigla con tutte le città. Roma, la città che più amo al mondo; Firenze, la città del viaggio di nozze dei genitori; Napoli, la città di Maradona; Bari, la città che conoscevo pochissimo ma che mi regalerà tante cose; Torino, la città della Juve; Genova, la città della Lanterna (presente in tutti i cruciverba); Milano, la città del lavoro; Bologna, la città della Virtus che mio papà tifa; Verona, la città di quello scudetto del 1985; Udine, la città più vicina a Montebelluna; Cagliari, l’isola per me irraggiungibile; Palermo, che purtroppo in quegli anni evocava (e mi vergogno nel dirlo) paura. 12 città, tutta l’Italia, teatro di un sogno ad occhi aperti vissuto con un’intensità unica. E forse è assurdo, ma ancor oggi, quando vado in queste città penso che qui c’è stato Italia 90.
E poi, avendo in mente tutte le partite giocate, come non aver nostalgia dei colori, delle bandiere, dei colori, delle maglie. Ci sono state maglie stupende a questo mondiale: la più bella, quella dell’Italia, ma bellissime quelle di Germania, Spagna, Colombia. Colori che rimarranno per sempre nel cuore di un bambino che porterà questa nostalgia nel cuore associata però alla grande bellezza di un mondiale.
Come detto però, la nostalgia deve anche lasciar posto alla vita. E così in condominio è in corso l’organizzazione del pranzo annuale in cortile previsto per il 15 Luglio, domenica dopo la fine del mondiale. Ricordo bene per un motivo molto semplice. Quella domenica si mangerà tantissimo (ogni famiglia portava qualcosa) e io il martedì (o mercoledi) successivo inizio a star male e vomitare. E ricordo bene il medico di base che dice a mia mamma e a me: “ti sei operato tre settimane fa, come puoi pensare di fare un pranzo così, ovvio che stai male”. Ricordo benissimo questo aneddoto, credo che le parole del medico siano senza senso, ma poco importa. Quel 15 Luglio è stato il giorno in cui la vita è ripartita, dopo la delusione enorme di Italia 90.
Ma oggi è ancora il 6 Luglio, domani c’è la finale del terzo posto, che guarderò e domenica c’è la finale tra Germania e Argentina. Nonostante la delusione, si guardano. Stasera è venerdì, papà esce e stasera esco anch’io con lui al Bar Tavola Calda. Sono senza punti, sono più libero, triste ma più libero.
Italia 90 volge al termine, mancano due puntate, due racconti, di calcio e di vita. Buona notte Italia
PS: non piangete per la foto