

ARTICOLO DI A.C., Professore di lingua e letteratura italiana e latina, giornalista e appassionato di sport
Si chiama SUBBUTEO o CALCIO DA TAVOLO. Non è un semplice gioco: è uno sport vero e proprio, con tanto di Federazione, campionati italiani, europei e mondiali. Nei quali, a differenza di quanto avviene negli ultimi anni nel calcio propriamente detto, i giocatori italiani, a livello sia individuale sia di squadra, ottengono ottimi risultati, titoli europei e mondiali compresi.
A questo “sport in miniatura”, come dice il sottotitolo, Daniele Caroleo, dedica il suo ultimo libro, edito da Eclettica Edizioni, con prefazione di Italo Cucci e introduzione di Giancarlo Abete: “10 INTERMINABILI SECONDI”. Un titolo che può sembrare incomprensibile, ma che diventa chiarissimo appena viene spiegato che proprio dieci sono i secondi di cui un giocatore di Subbuteo dispone per realizzare la sua giocata.
Per chi non conoscesse le caratteristiche di questo sport, può essere utile la descrizione sintetica che ne offre lo stesso Daniele Caroleo. “Tale gioco, nella sua composizione minima, è composto da un panno di tessuto di colore verde su cui è riprodotto, in scala, il tracciato di un vero campo da calcio, due squadre di dieci miniature, dotate di base di appoggio semisferica, più un portiere fissato ad un’asticciola, due porte in miniatura, e una pallina di proporzione sovradimensionata rispetto agli altri oggetti. Le miniature vengono colpite dai giocatori a punta del dito”. La partita, una sfida a due, consta di due tempi di quindici minuti ciascuno, con un intervallo di tre minuti. Vince, direi ovviamente, chi segna un gol più dell’avversario.
Di questo sport, Daniele Caroleo, che è anche l’addetto stampa della Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo (FISCT), descrive tutta la storia, partendo dal suo apparire in Inghilterra negli anni Venti del secolo scorso, sino alla situazione attuale.
In Italia il Subbuteo ha fatto la sua comparsa nel 1971, grazie all’intuizione dell’imprenditore genovese Edilio Parodi, che ha realizzato e commercializzato i primi campi da gioco. Il nuovo sport ebbe subito una notevole diffusione, grazie anche alle imprese del suo primo grande interprete, Andrea Piccaluga, classe 1964, che nel 1978 conquistò il titolo di campione del mondo juniores nella splendida cornice dello stadio di Wembley. Un successo straordinario, quello di Piccaluga, oggi docente universitario, tanto che la federazione inglese gli organizzò, a proprie spese, una tournée di venti giorni nel corso della quale si racconta che “il giocatore italiano abbia disputato, complessivamente, oltre quattrocento sfide, segnando più di duemila gol e subendone solo due”.
Nel libro Daniele Caroleo ripercorre i momenti salienti del Subbuteo in Italia, a partire dalla Coppa del Mondo disputata a Roma nel 1990, in quella “estate italiana” in cui si svolsero anche i Mondiali di Totò Schillaci e Roberto Baggio, sino alla serie infinità di successi, individuali e di squadra, ottenuti a Gibilterra nel 2023, da atleti di cui giustamente Caroleo cita i nomi (che qui non possiamo riportare per ovvie ragioni di spazio), evidenziandone caratteristiche, prestazioni e anche alcune vicende sportive personali. Sono successi ottenuti grazie all’attento lavoro della Federazione, che registra oggi 1.500 atleti a livello agonistico, oltre a quelli che praticano questo sport a livello amatoriale, con 120 club in tutto il territorio nazionale.
Oltre ai risultati sportivi degli atleti italiani, Caroleo vuole evidenziare alcuni aspetti del Subbuteo. Anzitutto, scrive, “una delle sue caratteristiche distintive, rispetto ad altre discipline, è che non richiede una superiorità fisica per eccellere, ma piuttosto dipende dall’abilità e dalla precisione”. È una “disciplina sportiva che combina, magistralmente, l’intelligenza strategica degli scacchi con la precisione manuale richiesta dal biliardo”. Infatti “i giocatori devono anticipare le mosse dell’avversario, pianificare attacchi e difese, e adattarsi rapidamente alle situazioni in evoluzione nel campo”.
Abilità, tecnica e tattica sono alla base del Subbuteo. Forse proprio per queste caratteristiche alcuni importanti allenatori di calcio, dal mitico Bill Shankly dello United sino a Sven Goran Eriksson e persino Antonio Conte hanno utilizzato il panno verde del Subbuteo per studiare alcune situazioni tattiche o per illustrarle ai loro giocatori.
Una sola amarezza emerge dal libro di Daniele Caroleo: che il Subbuteo non sia ancora stato riconosciuto come sport olimpico, pur possedendone tutte le caratteristiche. Una amarezza che però non si nega la speranza per il futuro.