

Ci sono storie di uomini, pugili, campioni, che sopravvivono anche dopo la loro scomparsa. In questo caso parliamo di quella che pareva una bella favola, ma che si è tristemente trasformata in leggenda esattamente cento anni fa.
Un filippino, nato Francisco Guilledo, capace oltre ogni più fervida immaginazione per l’epoca di entrare nella storia, conquistando prima gli Stati Uniti e, poi, il mondo intero. Un pugile di quelli che nascono per lasciare il segno nella storia, per scriverla facendo la cosa che sanno fare meglio.
Per tutti era Pancho Villa, come il rivoluzionario messicano, anche se non è proprio chiara la genesi di questo soprannome. Quel che è certo è che il buon Francisco una rivoluzione vera e propria la mise in atto quando nel ‘23 divenne il primo pugile campione del mondo a non far parte dell’asse americano/europeo.
Prima, e in poco tempo, diviene amatissimo in quel contesto per il suo modo di combattere aggressivo e esplosivo, concentrato nel suo appena metro e cinquanta di altezza. Conquista e poi perde la corona statunitense, combatte praticamente ogni settimana e senza finire mai KO. A fine carriera saranno oltre cento gli incontri disputati e le uniche sconfitte matureranno unicamente ai punti.
Il 18 giugno 1923 sfida per il mondiale dei pesi mosca il gallese Jimmy Wilde, considerato fino ad allora il più forte sul pianeta nella categoria. Guilledo lo maltratta mandandolo più volte al tappeto, fino al KO definitivo al settimo round: Pancho Villa è il primo asiatico a diventare campione del mondo.
Poco meno di due anni in cui viene celebrato ad ogni incontro come una rockstar, anche nel suo continente a Manila, poi arriva quel maledetto 4 luglio del ‘25. Francisco la mattina del match, senza titolo in palio, con Jimmy McLarnin, è costretto ad un intervento d’urgenza per estrarre un dente. Durante il combattimento è dolorante e subisce i colpi del rivale che finisce per vincere ai punti.
Due giorni dopo a Villa vengono tolti altri tre denti ma nel frattempo sopravviene un’infezione che risulterà letale, diffondendosi alla gola e provocando l’angina di Ludwig. Pancho Villa e la sua storia sul ring finiscono così, in maniera a dir poco assurda. Muore il 14 luglio del 1925 e della sua vita rimane una leggenda, quella lunga esattamente cento anni.