

RECENSIONE DI A.C., Professore di Lingua e Letteratura Italiana e Latina, Giornalista e appassionato di sport
Un altro libro su Coppi. Ma un libro diverso. Il libro che mancava nella pur vasta letteratura coppiana. Si sa tutto sulle imprese sportive dal Campionissimo. Si è scritto molto, anche con il gusto morboso del gossip, sulla sua vicenda amorosa con Giulia Occhini Locatelli, la Dama Bianca. Ma poco si è scritto sulla moglie di Coppi, Bruna Ciampolini. Nei libri che ho letto, viene per lo più rappresentata come una donna incapace di capire il valore dell’uomo che aveva sposato, quasi un ostacolo sulla strada del successo. Ma poco o nulla si è indagato sulla realtà profonda del suo rapporto con Coppi. Mai, o quasi mai, la si è fatta parlare, e non solo perché lei non ha mai voluto esporsi, e si è dato spazio alla sua interpretazione dei fatti, quanto meno per capire se quelle accuse avessero ragion d’essere.
A riempire questa lacuna, è arrivato ora il libro di Luciana Rota: «FAUSTO, IL MIO COPPI», edito da Lab DFG lo scorso luglio. È un libro assolutamente originale. Il libro che mancava, appunto. A descrivere Fausto Coppi, il campione, l’uomo, il marito, il padre, è colei che lo aveva conosciuto meglio di chiunque altro, la moglie Bruna. “Sono Bruna Coppi, – queste le prime parole del racconto – moglie e vedova di quell’uomo che il mondo intero conosceva come il «Campionissimo». Per me era Fausto, l’unico uomo della mia vita, il padre di Marina”.
E spiega perché, lei che aveva sempre taciuto, che non aveva mai voluto “essere un personaggio”, che si era “sforzata di essere discreta”, che con Fausto aveva “voluto dividere l’amore, non la sua gloria”, ha deciso di “rompere il silenzio” e di “ricordare pubblicamente” la sua “storia d’amore con Fausto”: “È solo per difenderne la memoria, per difendere Marina”.
Capisco l’obiezione: il racconto di una moglie tradita e abbandonata non può essere obiettivo; non gli si può prestar fede. Ma la genesi del libro garantisce che non è così. Bruna Ciampolini Coppi ha consegnato questa storia della sua vita a Franco Rota, giornalista, ma soprattutto amico sincero di Fausto Coppi, di cui era quello che oggi si chiamerebbe addetto stampa. Di Coppi, di Bruna e della loro vita, Franco Rota aveva sempre saputo tutto, ma non ne aveva mai rivelato niente perché, come scrive Maurizio Crosetti nella bella prefazione al libro, era uno di quelli «che sapevano quanto un’amicizia valga sempre molto più di uno scoop».
Se nel racconto di Bruna avesse riscontrato falsità, o anche solo una mancanza di rispetto verso il suo amico Coppi, Franco Rota non avrebbe dato forma letteraria al racconto di Bruna. Invece Franco Rota ha creduto al racconto di Bruna, è andato ripetutamente a casa sua, ne ha raccolto le confidenze, le ha scritte, le ha pubblicate a puntate su un settimanale dell’epoca e le ha lasciate in consegna alla figlia Luciana perchè diventassero un libro. Quella figlia Luciana che più volte da bambina lo aveva accompagnato a casa della «signora Bruna» a Novi Ligure ed era stata presente quando lei, seduta “sulla punta del divano”, “teneva la testa fra le mani” e piangendo raccontava all’amico la storia della sua vita e del suo amore per Fausto.
Oggi, Luciana Rota, giornalista anche lei, ha deciso di rendere pubblico questo racconto. E lo ha sintetizzato con un sottotitolo felicissimo: “Storia di un amore in salita nel diario della moglie Bruna”. A me questo libro sembra, anzitutto, un atto di giustizia e di lealtà verso Bruna e verso Marina. Ma anche un atto di verità verso Coppi, che qui possiamo conoscere anche nei momenti più familiari e quotidiani. Anche nelle sue debolezze e contraddizioni.
In un libro su Coppi non può ovviamente mancare il ciclismo: la rivalità con Bartali, l’amicizia con Magni e soprattutto le vittorie, i trionfi, le fatiche e le delusioni, che Bruna ha vissuto assieme a Coppi. E si difende con forza, Bruna, dall’accusa di aver ostacolato la carriera del marito. Non nega di aver sperato che quell’avventura sportiva finisse presto, ma solo perché il ciclismo era, allora più di oggi, uno sport molto pericoloso: “No, no, no, una moglie non può incoraggiare il marito, una donna non può incoraggiare l’uomo che ama a esporsi a simili rischi. Anche se è un campione. Anche se è un campionissimo”. Concetto ribadito più volte: “I tifosi, gli sportivi, gli organizzatori delle corse pensavano ad avere le loro vedette. Avevano un campione e pretendevano di buttarlo allo sbaraglio. L’uomo Fausto Coppi non interessava a nessuno all’infuori della donna Bruna Coppi”.
Ma non è il ciclismo il tema dominante del racconto. È l’amore che domina il libro, dall’inizio alla fine. Bruna ricorda tutto della sua storia d’amore con Fausto: il primo incontro, il corteggiamento, la lontananza per la guerra, con Fausto prima militare poi prigioniero in Africa, il matrimonio il 22 dicembre del 1945, la gioia, sua e di Fausto, per la nascita di Marina: «Davvero non so – scrive Bruna – se mai ci sia stato padre più tenero e amoroso, o bimba più attesa prima della nascita e poi coccolata e adorata». Sono un periodo felice i primi anni di matrimonio, anche se le continue assenze di Fausto per gli allenamenti e le gare «divenne una regola di vita alla quale nessuno dei due seppe mai abituarsi».
È dal 1954, scrive Bruna, che la situazione cambia radicalmente, quando penetra nella vita di Coppi Giulia Occhini Locatelli, la Dama Bianca. Non voglio svelare troppi particolari della storia d’amore, intensa e dolorosa, di Fausto e Bruna. Né della tragedia dell’improvvisa morte di Coppi e su come Bruna e la figlia Marina abbiano affrontato la situazione. È giusto che il lettore, questi particolari, li scopra da sé. E che li gusti a mano a mano che procede nella lettura. Perché quello di Bruna è un racconto che coinvolge, che appassiona, a tratti anche commuove per quell’amore indistruttibile che prova per Fausto, un amore che, sino alla fine tragica del Campionissimo, la fa sempre sperare nel suo ritorno: “Non mi importa «l’altra versione». Io racconto la storia di una donna e di un atleta, che si innamorarono profondamente, si compresero e vissero felici nell’amore della loro bimba e che un giorno furono separati bruscamente, crudelmente. La storia di un uomo e di una donna che – se non fosse sopraggiunta la morte – certo avrebbero saputo ritrovarsi”.
Questo racconto lasciatole dal padre Franco, Luciana Rota lo arricchisce e lo abbellisce con un nutrito repertorio fotografico, con schede interessanti sui “luoghi di Coppi”, con i commenti di personaggi dello sport o comunque appassionati di Coppi, oltre che con la prefazione di Maurizio Crosetti e una nota storica di Paolo Mieli. Un bel libro. Una grande storia d’amore. Da leggere. Da gustare.
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This book feels like a moving, personal tribute to Fausto Coppi and his wife, Bruna. The love story is deeply touching, and the perspective shared by Bruna through Franco Rotas work adds a layer of intimacy and respect. Its a powerful reminder of a legendary love.compress images