

Ha partecipato a tre edizioni dei Giochi Paralimpici: Rio 2016, Tokyo 2021, Parigi 2024. Vanta 15 medaglie internazionali, tra le quali spicca l’argento conquistato alle Paralimpiadi di Tokio nei 100 farfalla, una medaglia che basta da sola per entrare per sempre nella storia dello sport. Una grande atleta, certamente, ALESSIA BERRA. Ma soprattutto una ragazza, una donna, dal carattere forte e schietto, che ora ha deciso di rendere pubblica la sua storia, sportiva e umana, condizionata dalla Sindrome di Stargardt, una patologia che causa una progressiva perdita della vista.
LA CRINIERA DELLA LEONESSA si intitola il suo libro, edito da lab DFG nello scorso gennaio. Un progetto che Alessia coltivava da anni, da prima dei Giochi di Tokyo, quando pensava che la sua carriera sarebbe terminata subito dopo quella manifestazione: «Mi venne in mente di scrivere il libro della mia vita, per condividere quello che avevo imparato e trasmettere un messaggio positivo soprattutto ai ragazzi delle scuole». Concetto anticipato già nella introduzione al libro: «Voglio condividere tutti quei momenti importanti, e a tratti difficili, che mi hanno dato le energie necessarie per “evolvermi” e diventare quella che sono».
Alessia Berra ripercorre tutta la sua vita (ha da poco superato i trent’anni). Descrive la sua famiglia, gli amici d’infanzia, le prime esperienze, la scuola elementare. Una vita serena in cui irrompe, quando ha solo nove anni, la scoperta della “malattia visiva”. Inizialmente non la vuole accettare, o meglio, si rende conto della situazione, ma fa di tutto per non farsene condizionare: «Diventai determinata e testarda, pronta a spendere tutte le energie in quello che facevo e a essere un caterpillar rispetto agli obiettivi che volevo raggiungere». Non si arrende di fronte alle difficoltà. Magari nel suo intimo si sente fragile, ma all’esterno non vuole darlo a vedere. Indossa una maschera, quella del leone, che la faccia sembrare forte, come tutti gli altri, magari più degli altri.
Non mancano gli ostacoli, le delusioni, le rinunce. Una di queste è l’abbandono della pallavolo, lei nata in una famiglia di pallavolisti. Ma scopre il nuoto, nella Azzurra Buccinasco, la società del suo paese alle porte di Milano. E lo sport agonistico la aiuta a crescere, ad organizzare il suo tempo; le fa incontrare nuovi compagni con cui stabilisce un rapporto molto stretto. Ma ogni anno si imbatte nella visita medica per l’attività agonistica. Per un po’ riesce in qualche modo ad ottenere il sospirato certificato, poi deve arrendersi di fronte alla realtà. Per sua fortuna, trova ben presto accoglienza nel nuoto paralimpico: ritorna in piscina dopo un anno di stop, tesserata con la Polha Varese, e dà inizio alla sua nuova vita, quella di nuotatrice paralimpica capace di conquistare medaglie internazionali sino all’argento di Tokio.
Alessia Berra descrive ovviamente questo suo percorso sportivo, le vittorie e le delusioni. Ci fa conoscere il mondo del nuoto paralimpico. Ricorda il fascino del Villaggio Olimpico, soprattutto quello di Rio. Ricorda l’argento di Tokyo, conquistato con forza e spavalderia, al di là di ogni pronostico. Ma non c’è solo il nuoto nella sua vita e nel suo racconto. C’è il suo percorso scolastico: le medie, le superiori e poi la laurea, con lode, in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate. C’è la sua determinazione per realizzare se stessa e i suoi progetti, anche al di fuori degli schemi comuni. C’è il suo impegno con i ragazzi delle scuole e in particolare con quelli del mondo paralimpico. Ci sono anche i suoi amori, che descrive con molta sincerità. C’è soprattutto la scelta, ad un certo punto della vita, di sbarazzarsi della maschera del leone, di accettarsi e di non nascondersi più di fronte agli altri: «Ero un pseudo-leone nervoso e infastidito dal suo fardello. Ora so di essere una leonessa serena, e quello che ho mantenuto dell’antico personaggio è la fiammante e fiera criniera che non è vanità, ma consapevolezze e fiducia in me stessa».
È questa, a mio parere, la bellezza del libro, questo il suo valore. È un racconto che può essere utile non solo per chi soffre di qualche patologia fisica, ma per tutti coloro, soprattutto i giovani, che faticano a raggiungere i loro obiettivi o semplicemente a realizzare completamente se stessi. «Le difficoltà – scrive Alessia Berra – non sono solo ostacoli da superare, ma anche occasioni per crescere».