

È la notte tra il 18 e il 19 aprile 2010. Nella cella numero quattro del carcere di Valencia si consuma la tragica fine di uno dei pugili più vincenti, quanto dimenticati, della storia: Edwin Valero. Non un santo, sia ben chiaro, ma uno di quegli uomini che durante la sua permanenza terrena non è mai stato capace di battere i propri demoni, diversamente da come è riuscito, invece, a fare con tutti gli avversari incontrati sul ring. E i numeri, in questo ambito, parlano per lui senza discussione alcuna: 27 incontri disputati in carriera e altrettanti vinti per KO, solo in 5 di questi si è andati oltre la terza ripresa, campione del mondo WBA dei superpiuma e dei leggeri versione WBC. Un ruolino di marcia mostruoso, proprio come il finale della sua vita.
Per conoscerlo meglio, però, bisogna partire dall’inizio e da un’infanzia del tutto priva di sentimenti, se si esclude quello di una rabbia fin troppo repressa verso il mondo intero. Sarebbe anche strano il contrario, considerato che Edwin cresce in povertà, abbandonato dal padre da bambino in una situazione che trascende presto, fin troppo, nella disperazione. Non studia, lavora per aiutare la famiglia, dorme un po’ dove capita e tutto per aiutare quel che resta della numerosa prole abbandonata in una realtà, quella venezuelana, che in quel contesto diventa sopravvivenza alla meglio, senza alcun orizzonte sereno plausibile. I piccoli crimini e l’uso di droghe ci mettono poco a far breccia in quel contesto e sarebbe pure strano il contrario. Insomma, Valero non ha alcuna possibilità per cambiare quel destino. O forse no?
A 12 anni conosce il pugilato grazie a Dimas Garcia, suo titolare in un negozio di biciclette, che lo introduce nella palestra di Oscar Ortega. Quest’ultimo capisce subito come quella sua rabbia repressa può diventare un’arma micidiale se canalizzata nel pugilato e portata sul ring. Non fosse che Edwin, come suo solito, ami complicarsi una vita che è già il caos più totale senza bisogno del suo stesso intervento. Non ha nemmeno 17 anni quando si innamora della quindicenne Jennifer Carolina Viera, colei che per qualche tempo riuscirà a contenere i demoni del giovane venezuelano, ma che poi li subirà in maniera veemente diventandone essa stessa vittima. Ci vuole poco perché la ragazza rimanga incinta e dia alla luce il primogenito Edwin Antonio.
Se la vita privata di Valero vede una svolta grazie proprio al pugilato e, finalmente, quella via d’uscita tanto agognata dalla mediocrità, sul ring le cose vanno a corrente alternata. La carriera necessità che le tappe vengano bruciate per poter sostenere la sua nuova famiglia, e anche la vecchia, ma non tutto fila per il verso giusto. Fallisce la qualificazione alle Olimpiadi di Sydney 2000, nell’occasione viene anche aggredito post incontro e derubato, e un anno più tardi rimane vittima di un incidente in moto che gli provoca la frattura del cranio ed un’emorragia cerebrale. Si riprende, ma quell’incidente avrà ripercussioni non da poco nella sua carriera e nella sua vita, anche se il conto veramente salato arriverà solo qualche anno dopo.
Torna sul ring e nel luglio del 2002 affrontando nel suo primo incontro da pro il connazionale Eduardo Hernandez nei superpiuma a Caracas. Il match non dura che due minuti, la furia di Edwin si abbatte come un tornado sul malcapitato avversario e quel che accade quel giorno si replicherà in altre 18 occasioni fino al marzo del 2006. Nessuno, per quasi 4 anni, riesce a superare la prima ripresa contro il ragazzo di Mérida, uno che quando sale sul ring sfoga immediatamente una mostruosa rabbia contenuta in poco più di 60kg di peso. Un pugile con questo ruolino dovrebbe essere mediaticamente conosciuto al Mondo intero, in realtà Edwin paga, in maniera postuma, le prime conseguenze dell’incidente di qualche anno prima perché nel 2004 gli venne vietata la possibilità di combattere negli Stati Uniti a seguito di un test medico fallito e con questa anche una visibilità decisamente maggiore nel pugilato professionistico.
Poco importa, perché proprio nel luglio di quel 2006, a Panama, detronizza il campione e padrone di casa Vicente Mosquera prendendosi il titolo mondiale WBA dei superpiuma. Un incontro diverso dagli altri, in cui il venezuelano manda subito chiari segnali e per ben due volte il panamense finisce al tappeto nel solo primo round, riuscendo, però, apparentemente a riprendersi. I dubbi sulla tenuta di Edwin con l’allungarsi del match sono plausibili e maturano ulteriormente quando per la prima e unica volta nella sua carriera finisce al tappeto nel terzo round. Mai prima di allora ha dovuto andare oltre il primo round, ma quella prima volta ha un epilogo davvero molto dolce per Valero. Il suo sfidante ci prova anche, ma cala round dopo round mentre il venezuelano continua nel suo incessante forcing, fino alla decima ripresa quando è l’arbitro a fermare l’incontro e decretare che Edwin è il nuovo campione mondiale di categoria. Il ruolino di marcia del venezuelano è spaventoso: 20-0 e tutti KO.
Ed è qua, quando la sua carriera pare avere un’ascesa inarrestabile che cominciano per davvero i problemi. Soldi, altre donne? Niente di tutto ciò, anzi Edwin è ancora con la sua Jennifer che frattanto gli ha regalato, nel 2005, una secondogenita chiamata Jennifer Roselyne e tutto sembra filare per il verso giusto. Sembra, appunto. Si dice che ogni uomo ha i suoi demoni e quelli del venezuelano sono tutti pugili come e più forti di lui, vengono dal suo passato e lui ha anche cercato di sopirli, ma ciò che hai vissuto e da cui sei scappato in qualche modo prima o poi torna a farsi vivo e accade nel momento di maggiore successo. Depressione, danni neurologici di quell’incidente in moto mai rilevati, la dipendenza da droghe e alcol, lo portano a chiudersi in sé stesso e sfogare, anche in allenamento, un’innata violenza che sfocia, nel 2007, con un primo arresto per un litigio con madre e sorella fortunatamente senza, pare, conseguenze fisiche per le consanguinee.
Anche Oscar De La Hoya, che lo volle come sparring in vista dello storico incontro con Manny Pacquiao, rimase scioccato dalla sua violenza ormai incontrollabile, tanto da arrivare ad allontanarlo. Edwin non si controlla più e se in precedenza la sua furia saliva sul ring con lui, ora lo accompagna anche nella vita di tutti i giorni. Sul ring, però, è sempre una macchina micidiale e dopo 4 difese del titolo WBA dei superpiuma passa nel 2008 tra i leggeri, dove diventa immediatamente il numero 1 del ranking e può, quindi, ambire al vacante titolo WBC della categoria. L’avversario designato è il colombiano Antonio Pitalua, imbattuto da 8 anni, si torna in Texas negli Stati Uniti dopo le traversie di qualche anno prima e Valero ci mette solo due riprese per prendersi il trono grazie all’ennesimo KO, tecnico a questo giro. È la venticinquesima vittoria consecutiva. Quel titolo viene difeso solamente due volte, altri due KO, prima che la follia prenda definitivamente il sopravvento, distrugga la sua vita e quella di un pugile destinato probabilmente alla leggenda.
I demoni di Edwin sono troppo forti anche per lui. A pagarne le prime vere conseguenze è proprio la povera Jennifer, una che nonostante tutto sembrava aver capito come tenerli a bada almeno tra le quattro mura domestiche e solo all’apparenza, considerando che in quel vortice ci aveva portato anche lei. È il marzo del 2010 quando arriva la prima campanella di allarme e la malcapitata finisce in ospedale con due costole rotte ed un polmone collassato. Nell’occasione Valero viene allontanato dal nosocomio perché ritenuto pericoloso, in preda probabilmente ancora ai fumi dell’alcol, e anche se non viene ufficialmente incolpato di quanto accaduto i dubbi sull’accaduto restano tanto da obbligarlo a incontri periodici che, naturalmente, non farà mai. Anche il pugile, nonostante tutto, capisce però che è il momento di fermarsi e sistemare i conti, ma proprio quando decide che è ora di farlo, la situazione precipita irrimediabilmente.
Appena un mese dopo, la mattina del 18 aprile, durante una sosta nel viaggio che l’avrebbe portato a Cuba, Edwin viene arrestato. È totalmente incapace di intendere e di volere, dichiara di essere sotto gli effetti di droga, quello che probabilmente non sa realmente è cosa ha fatto, anzi arriva anche a dare la colpa a non meglio precisate terze persone che esistono solo nella sua testa per darsi una spiegazione. Intanto, nella camera dell’albergo in cui si sono fermati un paio di giorni prima, sua moglie Jennifer giace in una pozza di sangue e vi risparmiamo i dettagli sulle condizioni in cui viene trovata, perché a questo punto non fanno nemmeno testo. Valero viene tradotto immediatamente in carcere, probabilmente non si rende nemmeno conto e continua a dare la colpa a chiunque, tranne che a sé stesso.
Non ci sono scuse e giustificazioni che tengano, la situazione è chiara con la notizia che fa rapidamente il giro del Mondo. Quella sera, probabilmente nell’unico momento di lucidità, Edwin capisce che ha preso un biglietto di sola andata per l’inferno, ha fatto tutto da solo ancora una volta e ha ucciso la donna che amava. In quel momento comprende l’unica cosa importante, ovvero che i suoi demoni hanno completamente preso il sopravvento. Non si sa come siano andate realmente le cose, ancora oggi l’accaduto è avvolto in un alone di mistero, fatto sta che nonostante sia stato privato dei lacci delle scarpe per evitare il peggio, trova ugualmente il modo di impiccarsi nella sua cella con i suoi pantaloni. È la notte tra il 18 e il 19 aprile 2010 quando viene trovato già privo di conoscenza e per lui non c’è più niente da fare. Finisce così, nel modo peggiore, la storia de El Inca Dinamita uno dei pugili più forti che abbiano mai calcato il ring, uno di quelli che, però, non è mai riuscito a vincere l’incontro più importante, quello contro sé stesso.