

Recensione di A.C., professore di lingua e letteratura italiana e latina, giornalista e appassionato di sport
«Chiedi chi erano i Beatles» cantavano gli Stadio (e poi Dalla e Morandi) oltre quarant’anni fa. «Chiedilo ad una ragazza di quindici anni di età». Mi è venuta in mente questa bella canzone mentre mi accingevo a presentare il nuovo libro di Beppe Conti: ANTICHE GLORIE DELLO SPORT, edito da Diarkos lo scorso settembre.
Chiedi ad un ragazzo o ad una ragazza di 15 anni, ma anche di 18 o 40, chi erano Adolfo Ballonceri o Learco Guerra. Chiedigli chi erano Achille Varzi o Dorando Petri; chi erano Ondina Valla o Celina Seghi. E loro ti risponderanno come la ragazza della canzone: «Non li conosco». Niente di strano. Anzi, sarebbe strano che li conoscessero. Sono nomi che appartengono ad un’epoca ormai lontana del nostro sport, del nostro mondo attuale, ma, come dice Beppe Conti nella sua prefazione, «è un’epoca bella, da ricordare, da riscoprire, da conoscere».
Diciotto sono i «campioni italiani senza tempo», come dice il sottotitolo, di cui Beppe Conti racconta vita e imprese. Diciotto perché il libro è indirizzato anzitutto ai giovani che hanno quell’età: «diciotto anni e dintorni». Sei sono gli sport rappresentati in questa rassegna: calcio, ciclismo, boxe, automobilismo, sci ed atletica. Che tra i diciotto campioni ci siano solo due donne, Ondina Valla e Celina Seghi, non è una scelta maschilistica, ma la rappresentazione esatta di quel tempo, quando lo sport femminile era solo ai primi passi e solo in alcune specialità. La data spartiacque entro cui tutti i campioni descritti hanno «raggiunto gloria e mito», è la metà esatta del secolo scorso, il 1950: l’Anno Santo.
Dicevo che Beppe Conti si rivolge soprattutto ai giovani, ma anche per chi quell’età l’ha superata da tempo, la lettura del libro sarà un autentico piacere. Perché Beppe Conti, narrando, con la consueta abilità di scrittura, le storie dei suoi «campioni italiani senza tempo», ne introduce di fatto tanti altri, dei quali allo stesso modo racconta vita e imprese.
Il lettore troverà dunque tanti personaggi, tante storie che si intersecano l’una con l’altra. Troverà, ovviamente, tantissimi momenti di gloria sportiva. Ne cito alcuni. I due campionati da calcio vinti nel 1934 e nel 1938 dalla Nazionale di Pozzo. I successi di Costante Giradengo, il «campionissimo prima di Coppi», e quelli di Ottavio Bottecchia, il primo a vincere due Tour consecutivi, per non parlare dei trionfi di Binda, Guerra, Bartali e Coppi. Il titolo mondiale dei massimi conquistato da Primo Carnera, il «gigante buono», «una leggenda fra le più grandi di sempre». E ancora: l’oro olimpico e i due ori mondiali di Zeno Colò, il primo grande campione del nostro sci. I successi da brividi di Tazio Nuvolari, forse «il più grande pilota di tutti i tempi». E, particolarmente significativo, l’oro di Ondina Valla alle Olimpiadi di Berlino 1936. E così via, di trionfo in trionfo, per tutti i campioni raccontati da Beppe Conti.
Tanti momenti di gloria, dunque, ma anche momenti tristi, come il dramma sportivo di Dorando Petri nella maratona delle Olimpiadi di Londra ’48: crollò in vista del traguardo, lo aiutarono a sorpassare la linea d’arrivo, ma fu ovviamente squalificato. Purtroppo lo sport ha conosciuto anche vere e proprie tragedie. La scomparsa del grande Torino sulla collina di Superga. La morte forse evitabile di Fausto Coppi e quella, per molti aspetti misteriosa, di Ottavio Bottecchia, avvenuta, per una caduta in allenamento, una decina di giorni dopo quella del fratello Giovanni, investito da un’auto mentre rientrava in bicicletta. Destino simile a quello vissuto da Bartali e Coppi, i cui fratelli, Giulio e Serse, persero la vita a causa di un incidente in bici durante una corsa. E poi le morti tragiche dell’automobilismo: quella di Achille Varzi a Berna il 1° luglio del ’48, ma anche quelle di Giuseppe Campari e Mario Borzacchini a Monza nel ’33.
Non mancano le curiosità. Zeno Colò escluso dalle Olimpiadi di Cortina ’56 con l’accusa di professionismo «per aver legato il proprio nome a un modello di scarponi e a una giacca da sci». Celina Seghi, compagna di scuola di Zeno Colò, abituata a sciare con la gonnellina, costretta dalla madre a indossare i pantaloni perché, se fosse caduta, il parroco, presente alla gara, le avrebbe «visto le gambe». Ondina Valla, non inviata alla Olimpiadi di Los Angeles ’32, perché sarebbe stata «l’unica ragazzina sedicenne ad affrontare la lunga trasferta in nave in un ambiente maschile e maschilista». Cose di quei tempi.
Tante storie personali, umane e sportive, che Beppe Conti narra con grande abilità, inserendole anche nella grande Storia, e che il lettore, senza limiti di età, potrà veramente gustare.