

Saint Moritz 1948 è la prima Olimpiade dopo la follia della Guerra Mondiale. Seguiranno i Giochi estivi di Londra dal’alto valore simbolico per la rinascita di Londra. La storia di Saint Moritz 1948, dopo quella già raccontata di Nino Bibbia, è una storia che in parte racconta anche la guerra mondiale, con le sue rinunce e i suoi drammi. E’ la storia di Gretchen Fraser.
Gretchen nasce a Tacoma, nello stato di Washington, nel 1919 da una famiglia benestante. La madre è norvegese e questo indirizza la giovane ragazza agli sport invernali: fin dai 13 anni Gretchen si dedica allo sci dimostrando subito grande talento. E sono queste doti che portano la famiglia a sognare un futuro di successo per la giovane atleta e a questo scopo viene ingaggiato l’allenatore Otto Lang, uno degli storici maestri di sci austriaci. E a 20 anni Gretchen Fraser gareggia a livello internazionale, ottiene i primi successi e si prepara al suo sogno olimpico. MA c’è altro nella sua vita: c’è l’incontro con Dan Fraser che diventerà suo marito e c’è l’esperienza cinematografica con la leggendaria Sonja Heine (nei commenti la sua storia).
Ma il suo viaggio verso la gloria olimpica deve sfidare la follia della guerra. Gretchen è selezionata per i Giochi del 1940 con sede a Sapporo, ma i cinque cerchi devono lasciare lo spazio alla morte e alla distruzion. Durante il conflitto, Fraser dedica il suo tempo e la sua energia ad insegnare lo sci ai soldati feriti per aiutarli nella riabilitazione, un impegno che avrebbe continuato anche al termine della sua carriera. E nel frattempo vince il titolo nazionale di combinata e di slalom. Gretchen sogna anche i Giochi Olimpici del 1944, previsti a Cortina, ma anche quelli vengono cancellati, prolungando così la sua attesa olimpica. E poi, finalmente nel 1948, all’età di 29 anni, la Fraser ha l’occasione di partecipare ai Giochi, consapevole che quella sarebbe stata forse la sua unica possibilità di vincere una medaglia.
La sua esperienza nelle nevi di Saint Moritz inizia con la discesa libera: la tensione è alta e, forse, la tradisce. Gretchen chiude tredicesima, lontana dal podio, lontana dalla medaglia. La sua gara è pero la combinata: dopo la discesa libera è solo undicesima, ma nella frazione di slalom la statunitense fa emergere la sua classe e conquista la medaglia d’argento dietro all’austriaca Trude Beiser. Per Gretchen Fraser è la conclusione di un viaggio iniziato 16 anni prima, è quella medaglia attesa da tanto.
Ma l’Olimpiade non è finita: il 5 Febbraio è il giorno dello slalom, dove Gretchen parte favorita. Chiude la prima manche con un vantaggio di un decimo sull’austriaca Mahringer. La seconda manche, nonostante il ritardo di 17 minuti dovuto a un problema tecnico, la staunitense scende forte dimostrando ancora una volta tutto il suo talento. Vince davanti alla svizzera Meyer e all’austriaca Mahringer. E questa volta è oro olimpico, è il primo oro olimpico statunitense nello sci, è gloria eterna, è il cerchio che si chiude a una bellissima storia di sport.
Dopo i Giochi Olimpici, Fraser si ritira ma continua a vivere il mondo dello sci, prima come ambasciatrice di Sun Valley, una delle aree sciistiche più iconiche degli Stati Uniti, e poi come mentore di sciatori americani, quali Picabo Street e Christin Cooper.
E in questa bella storia di sport c’è anche una storia d’amore: Gretchen Fraser muore nel 1994 all’età di 75 anni, solo un mese dopo la morte del marito Don, con cui si era sposata 54 anni prima. Un grande amore durato per sempre.
E’ questa la storia di Gretchen Fraser che a Saint Moritz 1948 corona il suo sogno olimpico rallentato dalla guerra mondiale: argento in combinata, oro in slalom, gloria olimpica
Foto: Getty Images