

Nagano 1998. L’Olimpiade torna in Giappone in un’edizione dei giochi che forse passa in secondo piano per la vicinanza a Lillehammer 1994, i Giochi, per tutti, più belli di sempre. E Nagano non è neppure fortunata: neve, pioggia e nebbia causano molti rinvii e si teme addirittura di non riuscir a concludere tutte le competizioni. Il 7 Febbraio 1998 allo Stadio Olimpico di Nagano è Midori Ito ad accender il fuoco di Olimpia e i Giochi possono aver inizio.
Lo Snow Harp di Hakuba è la sede delle gare di sci di fondo, molto seguite dal pubblico giapponese. E la Snow Harp diventa il teatro degli ultimi capolavori olimpici di una delle più grandi leggende degli sport invernali. Il suo nome è Bjorn Daehlie.
Bjorn nasce a Elverum, nella regione dell’Innlandet (parte centro meridionale della Norvegia) nel 1967. Fin dai primi anni Bjorn svolge molti sport come il calcio, la canoa, la pesca ma la sua passione è lo sci di fondo, lo sport nazionale in Norvegia. E già nel 1988 è convocato per i Giochi di Calgary nonostante non prenda parte a nessuna gara. Nel 1991, ai Mondiali in Val di Fiemme inizia la sua leggenda, inizia la sua sensazionale storia sportiva che porterà a 9 ori mondiali e 6 Coppe del Mondo. E poi ci sono le Olimpiadi: Bjorn la storia inizia a scriverla ad Albertville dove vince tre ori nell’inseguimento, nella 50km e nella staffetta oltre a un argento nella 40km. A Lillehammer, nel 1994, arrivano gli ori nella 10km e nell’inseguimento oltre all’argento nella 30km e a quello, memorabile per l’Italia, nella staffetta. Ed è quell’argento, con sconfitta in volata con Fauner che spinge Bjorn a porsi nuovi obiettivi per i giochi di Nagano.
Il 12 Febbraio è il giorno della 10km a tecnica classica. Daehlie va al comando fin da subito e tiene il comando fino alla fine. E’ l’oro numero 6 della carriera. Ma è un’oro che vale di più. Perchè quel giorno nasce un’amicizia che continuerà nel tempo. Daehlie aspetta al traguardo il keniano Bolt che arriverà oltre 20 minuti dopo, ultimo e sfinito. Daehlie al traguardo lo abbraccia e i due diventano amici: un gesto semplice ma che è entrato nella storia.
Due giorni dopo si replica nell’inseguimento: Daehlie vince un argento dietro a Alsgaard continuando ad aggiungere medaglie al suo impressionante palmares olimpico. Il 18 Febbraio è il giorno della staffetta che Daehlie vuole vincere dopo l’enorme delusione di Lillehammer. E la Norvegia vince in volata, davanti alla stessa Italia: è Alsgaard che batte Fauner mentre Daehlie aveva corso in terza frazione.
Il mito di Daehlie non può non concludersi con la gara più massacrante dell’Olimpiade: i 50km a tecnica libera. Daehlie non è il favorito, ma Daehlie vuole lasciare l’ultimo sigillo della sua storia olimpica, perchè sa che quella è la sua ultima gara a cinque cerchi. Daehlie parte lentamente, è solo decimo al primo intermedio. Qui però inizia la sua lenta ma inesorabile e spettacolare rimonta e al km 40 il campione di Elverum è davanti. Gli ultimi 10km sarà lo svedese Niklas Jonsson a provare il recupero ma Daehlie tiene e chiude con 8 secondi di vantaggio. E’ la medaglia d’oro numero 8, è la medaglia olimpica numero 12. E’ una storia incredibile che si chiude.
Daehlie vincerà mondiali e Coppa del Mondo anche l’anno successivo, ma i Giochi di Nagano sono quelli che forse esaltano al massimo la forza, la classe, la resilienza e la concentrazione di questo campione infinito.
Nagano 1998, gli ultimi trionfi di Bjorn Daehlie