

Nel 2002 i Giochi Olimpici Invernali tornano negli Stati Uniti 22 anni dopo Lake Placid 1980, 42 anni dopo Squaw Valley 1960 e 70 anni dopo Lake Placid 1932. E LAke Placid in questa storia la citeremo ancora.
Sono Giochi all’insegna della paura e della rinascita: l’11 settembre, solo 5 mesi prima, l’attacco alle Torri Gemelle ha cambiato la storia del mondo e i Giochi sono blindati. L’8 Febbraio, al Rice-Eccles Stadium di Salt Like City, i Giochi vengono aperte e lo Utah con le sue montagne ospitano la XIX Edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Giochi con tante storie e tante emozioni: come quella già raccontata di Ole Einar Bjoerndalen nel biathlon o come quella di Simon Ammann nel salto con gli sci dove vince due ori. O come il dominio nello sci al femminile di Janica Kostelic o come la strepitosa Olimpiade di Stefania Belmondo. E poi c’è la storia, diventata mito, di Steven Bradbury.
Ma la nostra storia di Salt LAke City 2002 è una storia diversa, ed è la storia di Jim Shea che chiude un cerchio tra gioia e tristezza. E per raccontare questa storia dobbiamo tornare proprio a Lake Placid 1932, 70 anni prima. Quei Giochi hanno un protagonista assoluto: è Jack Shea, campione del pattinaggio di veocità, nato e vissuto proprio a Lake Placid. Jack vince due ori e scrive il suo nome nella storia olimpica. Jack è padre di James che, seppur senza vincer medaglie, parteciperà ai giochi del 1964 nello sci di fondo ed è nonno di quel Jim, protagonista a Salt Lake City.
Jim nasce nel 1968 in Connecticut e fin da bambino si innamora del bob. Non ha grandi risultati e così si dedica a uno degli sport più pazzi, lo skeleton. Tra il 1997 e il 2001 si affaccia nel gran palcoscenico mondiale con il trionfo mondiale del 1999.
E con la storia arriviamo a Salt Lake City. Nello Utah lo skeleton torna 54 anni dopo l’edizione di Saint Moritz, quella sulla mitica Cresta Run. Allo Utah Olympic Park c’è grande attesa per questo sport così spettacolare. Il 20 Febbraio è il grande giorno della finale maschile.
Ma qui, facciamo un salto indietro di qualche settimana. E’ dicembre quando Jack Shea, il nonno di Jim, porta la fiaccola olimpica nello stadio del ghiaccio di Lake Placid. Ha 91 anni ma è ancora in forma e ancora, quando può, pattina nel ghiaccio. Nonno Jack è emozionato per il nipote Jim che parteciperà ai Giochi olimpici continuando una storia bellissima di sport. Ma il 22 Gennaio, due settimane prima dell’apertura, un ragazzo ubriaco investe e uccide Jack togliendogli quel sogno di vedere il nipote. Jim prepara le ultime settimane con la morte nel cuore. Lui che si è innamorato dello sport grazie al nonno sente forte questa morte improvvisa. Jim, come nonno Jack nel 1932, leggerà il giuramento olimpico, fortemente emozionato.
Il 20 Febbraio, giorno della finale, Jim attacca nel suo skeleton la foto del nonno. Ed è così che si lancia a testa in giù nella pista dell’Olympic Park. La prima manche di Jim è un capolavoro di precisione e traiettorie perfette. Jim a fine manche esulta perchè sa di aver corso un grande tempo: chiude con 13 centesimi di vantaggio sull’austriaco Rettl. La seconda manche Martin Rettle e lo svizzero Gregor Stahli volano nella pista e tutta la pressione è su Jim Shea che si trova a poco più di 50 secondi da un oro olimpico che vale davvero tanto per lui e per la sua famiglia.
E Jim non sbaglia: chiude la manche con 51″07 e tiene un vantaggio di soli 5 cntesimi su Rettl e 19 su Strahli. Ed ora sì può lanciare la sua gioia al cielo dello Utah mostrando la foto del nonno. E’ oro olimpico, 70 anni dopo l’oro di nonno Jack che sicuramente, lassù, sarà felice.
Storie di sport, ma anche storie di vita. E’ Jim Shea, oro olimpico nello skeleton a Salt Lake City 2002, nel nome di nonno Jack