

RECENSIONE DI A.C. Professore di Lingua e Letteratura Italiana e Latina, giornalista e appassionato di sport
«Un giorno giocherò nella Major League». Aveva sette anni, Alex Liddi, quando, tutto serio, pronunciò queste parole. Al baseball era arrivato da poco, dopo aver provato e scartato qualche altro sport, in particolare la scherma sui si era accostato su suggerimento del nonno paterno. Poi la scelta era caduta sul baseball, lo stesso sport del padre Agostino, mentre mamma Flavia si dedicava al softball. Aveva appena iniziato a prendere confidenza con casco, guantoni e mazza, eppure guardava già lontano, anzi molto lontano: «Un giorno giocherò nella Major League». Un sogno, un desiderio di fanciullo? Una frase ad effetto per fare impressione sul fratello maggiore Thomas davanti al quale l’ha pronunciata? Probabilmente anche questo. Ma quella frase, per Alex Liddi, era molto di più: un progetto di vita. Cha ha poi coltivato giorno per giorno, sino a raggiungere l’obiettivo desiderato.
Il baseball in Italia è uno sport che non gode di grandissima popolarità. Di tanto in tanto, capita di vedere alla televisione qualche partita, trasmessa magari solo per coprire dei “buchi” nei periodi in cui scarseggiano gli sport più popolari. Eppure è uno sport che meriterebbe di essere conosciuto un po’ più a fondo, se non altro perché è sport olimpico, praticato in moltissime parti del mondo.
È uno sport strutturato, il baseball italiano, con una Federazione (FIBS: Federazione Italiana Baseball e Softball) nata nel 1948 e riconosciuta dal Coni nel 1953. Essa organizza i campionati nazionali e allestisce le rappresentative per gli impegni internazionali: campionati europei, campionati mondiali e giochi olimpici. A livello europeo il baseball azzurro ha ottenuto nel tempo risultati prestigiosi: dieci volte campione d’Europa, con 18 medaglie d’argento e tre di bronzo. Insomma uno sport che ha fatto e fa onore all’Italia, con alcuni personaggi che ne hanno segnato la storia. Tra questi, certamente, anche se ha smesso da poco l’attività, va annoverato a pieno titolo Alex Liddi: il primo atleta nato e cresciuto in Italia a giocare nella Major League Baseball degli USA. Il primo italiano a realizzare, sempre nella MLB, un Home run, ossia un fuoricampo, impresa che poi ha ripetuto per altre cinque volte. Il primo italiano anche a vincere, nel 2016, la Serie del Caribe con i Venados di Mazatlàn. Un atleta che, tornato in Italia, ha conquistato lo scudetto con il Parma nel 2024, realizzando ancora una volta un fuoricampo, il suo primo in Italia. A ciò si aggiungono, particolare non secondario, le sessantadue presenze nella Nazionale italiana.
Questa sua straordinaria avventura, Alex Liddi l’ha recentemente raccontata in un libro, edito da Lab DFG, scritto a quattro mani con Paquito Catanzaro, scrittore e docente di scrittura creativa. Il titolo non poteva essere che questo: ALEX LIDDI, Con un sottotitolo quanto mai eloquente: Wanna be americano.
È un libro interessante e curioso, anzitutto nelle struttura. Non è una vera e propria biografia, men che meno un’autobiografia, ma quasi un album dei ricordi, sfogliando il quale Alex Liddi si sofferma su ciò che più lo ha coinvolto: personaggi incontrati, luoghi visitati o vissuti, le società nelle quali ha giocato, il Sanremo Baseball, la società della città in cui è nato il 14 agosto del 1988, il Grosseto e il Parma in Italia. Ma soprattutto i Seattle Mariners, con cui ha debuttato nella Major League nel settembre del 2011 e dove ha giocato per un biennio; poi le altre società di cui ha vestito la maglia, negli USA, in Messico, persino a Taiwan, con un’esperienza finale negli Emirati Arabi; esperienza “breve ma intensa”, la definisce lui, conclusa con un altro fuori campo, voluto e cercato per dedicarlo ad un amico.
Dicevo che è un libro originale anzitutto nella struttura e nella forma espositiva è un racconto a molte voci. Talvolta è Alex Liddi che parla in prima persona, senza intermediari, altre volte risponde alle domande di Paquito Catanzaro, altre volte ancora è lo stesso Catanzaro a narrare o a intervistare persone che hanno segnato la vita, sportiva e umana, di Alex Liddi, partendo da Marco Mazzieri, attuale presidente della FIBS e primo scopritore di Alex Liddi, che firma anche una brevissima prefazione. Poi, sollecitati da Catanzaro, di Alex Liddi parlano allenatori, compagni e avversari di gioco, i genitori Agostino e Flavia, il fratello maggiore Thomas, la moglie Rosiane, conosciuta e sposata in America, con la quale, dopo il ritiro dallo sport agonistico nel 2025, ha avviato una nuova attività.
È un libro piacevole da leggere. Un libro che ci fa scoprire un ragazzo che ha un sogno, giocare in Major League, e giorno per giorno lo costruisce con meticolosità e dedizione assoluta. Chi ha conosciuto Alex Liddi lo definisce pignolo, perfezionista, uno che ha saputo mettersi sempre in discussione, per correggere gli errori, per migliorarsi continuamente. Un grande campione, certamente; una persona che al baseball italiano potrebbe ancora dare molto, anche fuori dal diamante.
Ma non è solo una storia di sport, di un ragazzino che diventa campione. È anche la storia di un ragazzo che si fa uomo, si innamora di Rosiane, sisposano e creano una bella famiglia, rallegrata dalla nascita di due figlie, Alice ed Aria. Una bella storia, insomma, una storia da leggere e gustare.